L’indignazione puo essere personale oppure collettiva, nel qual caso si presenta spesso come ondata di indignazione. È facile e grandiosa da visualizzare, masse indignate ribollono di indignazione di mille milioni di individui indignati. L’indignazione è l’arma degli sfigati o dei pigri che vogliono cavarsela lesti. La persona riceve notizia di un fattaccio riguardante altri e si indigna esprimendo per forza di cose la sua indignazione che è ontologicamente apparenza. Se il fattaccio lo riguardasse direttamente si incazzerebbe e manderebbe a fanculo chi si indigna per lui. Buona parte degli indignati non prova niente di vero nel suo intimo, si indigna perché così mostra bellezza interiore facendo bella figura evitando di muovere un dito o tirar fuori un soldo. L’indignazione è un loop a ciclo breve, inizia feroce, si indigna con la voce irosa e finisce oplà repentina al punto di partenza, non porta a niente di niente, brucia qualche caloria emotiva e basta, finita lì. È il motore del politicamente corretto così come dei linciaggi morali, è il fondamento pubblico dei narcisisti. Quando mi è ricapitato tra le mani quel numero del vecchio settimanale “Il Male” con la celebrissima vignetta del suicidio della Guyana – ma non tutti voi sapete che cosa è stato il suicidio della Guyana. Nel 1978 il reverendo Jones, uno che mischiava socialismo con altri paciughi altrettanto liberi e belli mise in piedi una setta con un migliaio di addetti in stato di purezza. Un bel giorno saltò fuori che il reverendo tanto puro non era e per uscirsene in modo elegante fece bere con le buone o con le cattive a tutti i suoi addetti un intruglio a base di cianuro. Creparono quasi 300 bambini grazie a questo imbecille criminale – e che cavolo, mi sto indignando. In quello stesso periodo, tranquilla e ignara dei fatti d’Oltralpe la San Pellegrino pubblicizzava la sua meravigliosa aranciata amara con un ragazzotto che felice esclamava: “È amara in uno modo pazzesco!“. Che ispirazione per quelli del “Male” di cui prima!, che era un periodico sedicente satirico che visto oggi sembrava il cugino stinfio del livornese “Vernacoliere”, e quelli del “Male” pubblicarono questa sagace vignetta: Quando ho rivisto la rivista, trovata in uno scatolone di vecchie riviste comprate all’edicola della metropolitana di piazza Conciliazione ho pensato: “Pensa uscisse oggi, quanta indignazione!“. Come quella vignetta famosa di “Charlie Hebdo” del bambino migrante, che fino al giorno prima erano tutti Je suis Charlie e il giorno dopo erano tutti così indignati che erano tutti Je suis pas Charlie. L’indignazione fa prendere decisioni revocabili e plutocratiche. E invece sapete che cosa? Quella vignetta della Guyana fece ridere un sacco di gente, e della sua ipotetica sconvenienza non fregò un bel niente a nessuno, primo perché tutti pensarono sotto il cappello che se mille sciocchi si associano a una setta social-religiosa, se la vanno a cercare, poi se mille social-religiosi accettano o comunque non impediscono il suicidio rivoluzionario sapranno ben loro quello che fanno e bisogna rispettare le opinioni degli altri. E terzo perché nel 1978, pensate!, c’era ancora il diritto di ridere di quasi qualsiasi cosa, suicidi compresi. La San Pellegrino non batté ciglio, non si dissociò, non denunciò, non fece la piagnetta. Quelli della San Pellegrino che oggi è Nestlé forse trovarono persino una bislacca conferma che l’idea pubblicitaria era stata buona, perché tre o quattro anni dopo lanciarono L’aranciata esagerata! In quegli anni si poteva esibire un culo al vento per pubblicizzare i jeans della marca Jesus e titolare: “Chi mi ama mi segua“: ma pensate oggi che indignazione verrebbe fuori. Attenzione: non è che la cosa non avesse creato scandalo, ma solo tra i frustrati intellettualini à-la Bretecher di allora, di quelli che dicono ah io non sono religioso, ma la sensibilitá di chi ha fede va rispettata. Pasolini scrisse sulla faccenda uno dei suoi soliti pipponi, forse i preti risero di nascosto e la cosa finì lì. Va be’, sentite, lasciate perdere l’indignazione, le raccolte di firme su Change, i programmi della tivu a base di indignazione. Oltre tutto indignandovi fate anche indignare quei poveretti per cui vi indignate, che nei pasticcci ci restano lo stesso. Prendete esempio di quei saggi cittadini del 1978 che se ne fregavano del moralismo, si guardavano il Circo Pomofiore sotto lo sguardo indignato dei gramsciani e tutto sommato vivevano più felici e in un mondo migliore, più di adesso di sicuro. (Articolo privo di pubblicità per via del suo elevato contenuto culturale – Solo perché sei un autoraccomandato, NdR). Navigazione articoli MIRACOLO A ROMA: GESÙ O APOLLONIO?