Dopo Oltretomba torna in edicola anche Terror. Il fascino è quello del passato, con due storie grondanti sangue di vampira, intrise di elementi saffici, di riferimenti a figure leggendarie come Elizabeth Bathory e a una sorta di erede di Dracula. Si tratta di una storia di Stelio Fenzo (Venezia, 1932 – 2022) e una dello spagnolo Juan Sarompas (Malaga, 1943 – 1999), disegnate con uno stile figlio di un’epoca, tratto essenziale, da tascabile per edicola ignaro di un futuro collezionistico. Purtroppo non sono più gli anni Settanta, avere un fumetto in edicola – soprattutto in provincia – è un po’ come vedere un film d’autore, bisogna fare carte false ed essere raccomandati da qualche importante fornitore. Il volume va ordinato in anticipo, a volte lo mandano, a volte no, infine ti dicono: “Terror va bene, ma Oltreteomba di agosto non c’è proprio modo”. Ecchec…! Esclama il vostro scrittore di recensioni preferito, sconfortato da cotanta difficoltà nel reperire quel che una volta era definito fumetto popolare, che persino nelle edicole delle stazioni (dove sono finite?) lo trovavi. Terror 28 (febbraio) e 34 (agosto) restaurati e accorpati in un solo albo grazie al lavoro capace e appassionato di Luca Laca Montagliani sotto il titolo di Ragazze cattive, con una modernissima copertina a colori di Franco Saudelli (autore di Blue e X Comics). Terror nasce nel mese di novembre del 1969 come “il mensile del brivido nero”, formato gigante, la rivista dove le macchie di sangue si vedono bene – date le insolite proporzioni – e fanno ancora più spavento, come se fossero su grande schermo. Primo numero “La dama sanguinaria”, edizioni Erregi di Renzo Barbieri e Giorgio Cavedon, già presenti in edicola con successi editoriali come Jacula, Isabella, Messalina… Terror è sesso e orrore a piene mani, come nel cinema italiano e spagnolo più popolare, quello che noi ragazzini andavamo a vedere di nascosto, falsificando la carta d’identità. Ricordo bene mio padre scandalizzato – lui lettore di Mandrake e Phantom – quando gli chiedevo di comprami certi fumetti, che finivo per leggere dal barbiere quando andavo a farmi i capelli. Prima di Terror c’era stata la Corno con alcuni albi settimanali, gli otto numero de “I racconti del terrore” e poi altri dieci quindicinali (“I racconti dell’impossibile”), recuperati in età adulta, ma al tempo inavvicinabili. E poi Terror mica costava poco! Nel 1972 con cinquecento lire ci andavo al cinema due volte, certo alle seconde visioni del Sempione dove facevano il doppio spettacolo; non solo, con altre cento lire ci andavo a vedere la partita del Piombino. Erano troppo per le mie finanze e nessuno avrebbe mai foraggiato una simile lettura definita immorale, perversa, sadica, persino contro natura. Per me Terror sarebbe rimasto un sogno, potevo solo ammirare quelle 256 pagine in grande formato e immaginare tutta la lussuria e l’orrore che debordavano da quelle pagine. Terror era anche brevi racconti in appendice, strip a tema horror, barzellette, servizi, anticipazioni di libri e cinema, con tutte le uscite della casa editrice di Barbieri e Cavedon. La separazione dei due editori porta Terror sotto la Ediperiodici del solo Cavedon, sotto la dizione EP, dal numero 40 del febbraio 1973, con un declino fisiologico della rivista che prima riduce la foliazione, poi cambia formato in pocket economico, infine chiude nel 1987, con l’ultima storia, Cinderella. Terror coniuga orrore e sesso senza badare a moralismi e al politicamente corretto, non sono cose di cui occuparsi in un tempo strano nel quale i fumetti abbondano nelle edicole e ci sono ancora le stazioni ferroviarie. Autori delle storie macabre gli editori Cavedon e Barbieri, ma anche Ventura, Pisu, Pizzardi, lo Staff di If (Bono, Salvatori, Segantini), Gozzo, Missaglia… Uno squadrone di disegnatori italo – spagnoli si alterna alle matite: Tacconi, Todaro, Bonato, Compellin, Marchioro, Pavone, De la Fuente, Polls, Ortega, Musquera… Belle le copertine di Caria, Leonetti, Biffi, Jacono… ma sono tempi in cui un disegnatore di fumetti non è ritenuto un artista e spesso si omette di indicare i nomi. Recuperate in edicola (se ci riuscite) questo albo e fate un tuffo nel passato, assaggiate una vera e propria madeleine degli anni Settanta; se invece per combinazione siete giovani e lo comprate lo stesso, tanto meglio, vi servirà a farvi un’idea di come è cambiato il mondo del fumetto negli ultimi cinquant’anni. In meglio o in peggio, decidetelo voi. Navigazione articoli “APPUNTI PER UNA STORIA DI GUERRA” DI GIPI DON GLORY PICCHIA CHI VUOLE COMBATTERE HITLER