Addestrato sin dall’infanzia a ereditare il comando della Lega degli Assassini, Damian Wayne è cresciuto seguendo il cammino tracciato da sua madre Talia e da suo nonno Ra’s al Ghul. Ma il suo destino prende una svolta inaspettata quando il padre, Batman, lo sottrae a quel mondo di sangue e lo conduce a Gotham. Qui, nei panni di Robin, Damian scopre di non essere l’unico: prima di lui altri giovani hanno ricoperto quel ruolo: Nightwing, Red Hood e Red Robin, fratelli adottivi che lo precedono non solo nell’azione, ma nella fiducia conquistata dal Cavaliere Oscuro. Determinato a non essere soltanto uno tra tanti, Damian dovrà però mettere da parte il suo orgoglio quando Batman è costretto a lasciare la città e un’ondata di misteriosi rapimenti getta Gotham nel caos. Al fianco dei suoi fratelli, si troverà a fronteggiare un’antica minaccia avvolta nel mito: un demone che sembra muoversi tra le ombre della città. Nel racconto immaginifico e vibrante di Juni Ba, questa storia di formazione e riscatto si trasforma in una fiaba moderna, densa di emozione e simbologia. Il Ragazzo Meraviglia (The Boy Wonder, 2024), rivisita con grazia e originalità la leggenda di Batman e Robin, trasformando la complessa genealogia della Bat-Famiglia in un racconto intenso, accessibile e sorprendentemente umano. Con Il Ragazzo Meraviglia, lo scrittore e illustratore visionario Juni Ba reinterpreta questa intricata genealogia come una favola moderna, fondendo mitologia, introspezione e azione in una narrazione intensa e profondamente emotiva. Un racconto che scava nel cuore della leggenda di Batman e ne restituisce il battito più umano. Una fiaba oscura Nel vasto e stratificato universo narrativo di Batman, ogni tanto appare un’opera che non solo riesce a raccontare di nuovo personaggi arcinoti, ma lo fa con un linguaggio talmente personale da risultare, al tempo stesso, familiare e alieno. Juni Ba, autore senegalese (ma residente in Francia) dall’immaginario caleidoscopico e tagliente, con Il Ragazzo Meraviglia ha realizzato una di queste rare opere, il suo personale affondo nel cuore del mito di Damian Wayne, il figlio del Cavaliere Oscuro. Ma più che una storia di supereroi, questo libro è una fiaba, una parabola, una confessione a lume di candela. Un racconto che fonde la tradizione orale e l’illustrazione moderna per interrogare, riplasmare e infine consacrare il più giovane dei Robin come personaggio tragico e insieme luminoso. Introduzione a un “Elseworlds” in canone Damian Wayne è da sempre una figura ambigua e problematica nel contesto batmaniano. Cresciuto nella Lega degli Assassini, figlio biologico di Bruce Wayne e Talia al Ghul, Damian è un guerriero infallibile prima ancora di essere un ragazzo. Le sue prime apparizioni nel fumetto mainstream lo mostravano come arrogante, spietato e profondamente disallineato rispetto ai valori paterni. Ma Juni Ba non si accontenta di un semplice recupero del personaggio. Non lo inserisce nella continuity standard, né lo proietta in un altrove completamente scollegato. Piuttosto, Il Ragazzo Meraviglia si muove in un territorio ibrido, un Elseworlds interno, una sorta di narrazione mitica dentro il mito stesso. Il racconto viene introdotto da una voce anonima, quella di un prigioniero o forse di un narratore onnisciente che ci guida, con tono dolcemente sinistro, in una parabola in cui ogni personaggio diventa simbolo, ogni scena assume il peso di un rito. È un “C’era una volta” per l’epoca del trauma, della perdita e del conflitto interiore. Ed è così che si apre la nostra fiaba, con un giovane principe, allevato tra le ombre e restituito al padre mai conosciuto, un uomo che per lenire il lutto ha raccolto figli spezzati, costruendo una famiglia non di sangue ma di ferite condivise. I fratelli adottivi e la pedagogia del confronto Uno dei dispositivi narrativi più efficaci usati da Ba è la struttura episodica e progressiva del racconto. Ogni capitolo è un incontro-scontro tra Damian e uno dei Robin che lo hanno preceduto: Dick Grayson (Nightwing), Jason Todd (Red Hood), Tim Drake (Red Robin*). Ognuno di loro diventa per Damian non solo un esempio con cui confrontarsi, ma un frammento di verità sul“padre” che hanno in comune. La narrazione assume qui la forma di un apprendistato morale. Ogni fratello rappresenta una possibilità, una via alternativa che Damian potrebbe (o dovrebbe) percorrere. Con Dick, incontra il sorriso ironico che cela la disciplina; con Jason, affronta l’ira e la vendetta trasformate in azione impulsiva; con Tim, misura l’intelligenza strategica e la ricerca di riconoscimento. Ognuno gli insegna qualcosa sul sacrificio, sull’autocontrollo, sulla fiducia. Ma soprattutto, ciascuno gli rivela quanto amore (imperfetto, doloroso, disperato) Bruce Wayne abbia riversato in ognuno di loro. Ba scrive queste interazioni come piccoli drammi morali, con dialoghi incisivi e momenti sospesi che lasciano trasparire il dolore del non detto. Non è un semplice “romanzo di formazione supereroica”, ma un vero e proprio percorso allegorico in cui il protagonista — come ogni eroe delle fiabe — attraversa prove, perde e riacquista se stesso, muore simbolicamente e rinasce trasformato. Una sinfonia visiva Ma il vero cuore pulsante del volume è l’atmosfera. Il tratto di Juni Ba, che a una prima occhiata potrebbe ricordare l’animazione stilizzata di Samurai Jack di Genndy Tartakovsky o certe silhouette a la Lotte Reiniger 1 e che, con comics come Monkey Meat (Image Comic, 2022 2025) e Djeliya(TKO, 2021) ha già dimostrato una padronanza visionaria del mezzo fumetto, qui compie un ulteriore passo avanti. Gotham, in questa narrazione, non è più la città gotica e opprimente che siamo abituati a conoscere, ma una mappa immaginifica in cui le architetture si piegano alle esigenze del racconto, in cui le prospettive sono instabili come nei sogni, e i volti deformati da emozioni che si fanno maschere. È una Gotham popolata di demoni reali e interiori, in cui i fantasmi del passato prendono forma e le ombre parlano. Ba rende anche necessaria la scelta di inserire elementi soprannaturali nella storia. In fondo, come viene ricordato, “i criminali sono superstiziosi e codardi”, e quindi è giusto che anche il giovane Damian debba affrontare mostri che sono al contempo simboli e creature reali, paure interiorizzate che emergono nel buio. Il comparto visivo di Il Ragazzo Meraviglia è una sinfonia in cui ogni elemento — disegno, colore, lettering — contribuisce alla costruzione di una voce narrativa unica. I colori di Chris O’Halloran, ad esempio, giocano su contrasti netti: fondi che si stagliano contro tinte sature, atmosfere oniriche che esaltano la dimensione mitica del racconto. In alcune tavole, la palette cromatica rimanda chiaramente a quella di Dave Stewart2, mentre in altre evoca la fluidità onirica dei film animati d’autore. Il lettering, curato da Aditya Bidikar, è un gioiello di sintesi tra funzionalità e stile. I balloon si deformano, le onomatopee esplodono come nei telefilm degli anni Sessanta, ma con una consapevolezza metanarrativa che arricchisce ogni vignetta. Si ha la netta sensazione che ogni elemento della tavola sia pensato per essere letto come parte integrante della musica della storia, non come mero supporto testuale. E poi c’è quella sensazione animata. Quella sensazione che le pagine si muovano anche quando sono ferme, come se stessimo assistendo a un teatro delle ombre che cambia scenografia a ogni nuova lezione che Damian apprende. Una strategia che non solo rende il volume visivamente accattivante, ma lo rende anche incredibilmente accessibile. È, a tutti gli effetti, uno dei volumi di Batman più adatti a nuovi lettori degli ultimi anni, pur mantenendo un rispetto quasi sacrale per la lore. Il racconto nel racconto Uno degli aspetti più affascinanti del lavoro di Juni Ba è la consapevolezza del suo stesso linguaggio. Il Ragazzo Meraviglia è una storia che sa di essere una storia, e ne fa il proprio punto di forza. In questo, ricorda l’approccio di Neil Gaiman in The Sandman, dove ogni racconto è anche una riflessione sul potere del racconto stesso. La cornice narrativa (con il misterioso prigioniero che racconta la storia) assume i contorni di una meditazione sulla memoria, sulla trasmissione del mito e sulla funzione salvifica (e distorsiva) della narrazione. Batman e i suoi figli non sono solo persone, ma anche modelli, maschere e, in quanto tali, sopravvivono ai propri fallimenti e ai propri dolori diventando racconto per altri. Per chi verrà dopo. C’è anche un’ironia sottile in questo meccanismo, che Ba non esita a evidenziare. Ad esempio, il fatto che il più giovane dei Robin sia colui che porta in sé la maggiore oscurità, ma anche (e forse proprio per questo) la possibilità più radicale di redenzione. La fiaba di Damian è anche la fiaba della possibilità che persino chi è stato allevato per uccidere possa imparare ad amare. Un’eredità reinventata In ultima analisi, Il Ragazzo Meraviglia è una lettera d’amore al mito di Batman scritta con penna incantata e sincera. È un’opera che riesce, miracolosamente, a essere accessibile e sofisticata, giocosa e dolorosa, onirica e profondamente umana. Juni Ba non si limita a raccontare una versione alternativa di Robin, ci mostra cosa può diventare questo personaggio se lo trattiamo non come un accessorio di Batman, ma come un protagonista della propria storia, del proprio destino. Nel mondo dei comics seriali, dove il rischio di ripetizione è sempre dietro l’angolo, Il Ragazzo Meraviglia si distingue come un esempio (raro?) di reinvenzione autentica. È un fumetto che andrebbe letto da chi ama i supereroi, ma anche da chi pensa di non amarli più. Perché, in fondo, parla di padri e figli, di fratelli e segreti, di rabbia e perdono. E lo fa con la grazia feroce di una fiaba raccontata attorno a un fuoco, mentre fuori piove su Gotham e dentro cresce una nuova ombra… forse più luminosa di quanto ci saremmo aspettati. Folklorico… Nel mito del Cavaliere Oscuro, questa fiaba di sangue e speranza è una nuova stella. Juni Ba reinventa Damian Wayne con uno stile unico e una profondità narrativa rara. Un capolavoro visivo e concettuale, destinato a lasciare il segno. Il Ragazzo Meraviglia (The Boy Wonder, DC Comics, 2024) storia e disegni Juni Ba colori Chris O’Halloran lettering Aditya Bidikar editore: Panini Comics collana: DC Black Label Complete Collection origine: USA lingua: Italiano pagine: 184 uscita: 23 gennaio 2025 NoteCharlotte “Lotte” Reiniger (1899–1981) è stata una regista tedesca e una pioniera assoluta dell’animazione a silhouette. È celebre soprattutto per Die Abenteuer des Prinzen (Achmed, il principe fantastico, 1926), il più antico lungometraggio animato giunto fino a noi e per il cortometraggio animato Papageno (1935). Tra il 1923 e il 1926 sviluppò anche una delle prime versioni della macchina da presa multiplanare, strumento che consente di creare un effetto di profondità facendo muovere più livelli di disegno a diverse velocità e distanze dalla camera, simulando così la prospettiva e il parallasse. Nel corso della sua carriera realizzò oltre 40 film.[↩]Dave Stewart si è affermato come uno dei coloristi più apprezzati nel panorama del fumetto, collaborando con case editrici come Dark Horse Comics, DC Comics e Marvel Comics. La sua abilità gli è valsa numerosi Eisner Award come miglior colorista, premi ottenuti nel 2003, 2005, dal 2007 al 2011, nel 2013, 2015 e nel 2020.[↩] Navigazione articoli COME DINO BATTAGLIA DIVENNE SÉ STESSO SERGIO TOPPI, IL FUMETTO DOPO L’ILLUSTRAZIONE