René Goscinny era nato a Parigi nel 1926, in una famiglia ebrea di origine polacca. Quando aveva appena due anni, il padre, ingegnere chimico, ottenne un incarico in Argentina e l’intera famiglia si trasferì a Buenos Aires. Fu lì che il futuro creatore di Asterix trascorse l’infanzia e l’adolescenza. A scuola era conosciuto soprattutto per il suo umorismo. Possedeva una straordinaria capacità di far ridere i compagni con caricature, imitazioni e racconti inventati sul momento. Riempiva quaderni di disegni e divorava fumetti americani, in particolare le strisce umoristiche. Già allora sviluppò il gusto per la parodia e per i personaggi buffi che avrebbero caratterizzato tutta la sua opera. Durante le lezioni amava ritrarre insegnanti e compagni in versioni caricaturali. Più che il disegno in sé, gli interessava cogliere un dettaglio comico, un’espressione o un tic capace di trasformare una persona reale in un personaggio. La sua giovinezza fu però segnata anche da eventi dolorosi. Nel 1943 il padre morì improvvisamente per un’emorragia cerebrale. René aveva diciassette anni e si trovò improvvisamente a dover aiutare la madre in un periodo economicamente difficile. L’Argentina era lontana dall’Europa devastata dalla guerra, ma la famiglia viveva con l’angoscia delle notizie provenienti dal continente e con la consapevolezza delle persecuzioni subite dagli ebrei europei. Terminati gli studi, Goscinny cercò lavoro come illustratore e grafico pubblicitario. Continuava a sognare il fumetto, ma le occasioni erano poche. Disegnava incessantemente, accumulando idee e personaggi, senza ancora immaginare che il suo vero talento sarebbe stato soprattutto la scrittura. Nel 1945 iniziò a prendere in considerazione un cambiamento radicale: raggiungere alcuni parenti negli Stati Uniti e tentare la fortuna a New York. Quando salpò per l’America nel 1946 non era ancora l’autore brillante e sicuro di sé che il mondo avrebbe conosciuto. Era un giovane di vent’anni, colto, ironico, un po’ timido e pieno di sogni, con una valigia, molti disegni e la convinzione che i fumetti potessero diventare il suo mestiere. GOSCINNY A NEW YORK L’America che René Goscinny trovò non era il paradiso che aveva immaginato. Faticò a trovare un lavoro stabile e passò mesi tra piccoli impieghi e tentativi di entrare nel mondo dell’illustrazione. In quel periodo disegnava, scriveva e riempiva quaderni di idee, ma soprattutto cercava contatti nell’ambiente dei fumetti. Il suo carattere ironico e la sua grande cultura lo rendevano un conversatore brillante. La svolta arrivò grazie alla casa editrice di libri per bambini Kunen Publishers, dove conobbe alcuni giovani autori destinati a lasciare un segno profondo nella storia del fumetto. Tra questi c’erano Harvey Kurtzman, Will Elder, Jack Davis e John Severin. Attorno a Kurtzman si stava formando un gruppo di autori che avrebbe poi dato vita a un modo nuovo di fare fumetti umoristici e satirici. Goscinny fu subito affascinato dall’ambiente. Kurtzman possedeva una concezione quasi maniacale della narrazione: studiava il ritmo delle battute, il montaggio delle vignette e la precisione del dettaglio comico con un’attenzione allora inconsueta nel fumetto americano. Per il giovane francese fu una vera scuola. Pur non facendo parte del gruppo storico della futura rivista Mad nel senso stretto del termine, ne frequentò gli autori e ne assorbì profondamente lo spirito. Goscinny passava ore a discutere con Kurtzman di comicità e costruzione delle gag. Più che il semplice effetto della battuta, lo interessava il meccanismo che la produceva. Questa curiosità per l’ingegneria dell’umorismo sarebbe diventata una delle caratteristiche fondamentali della sua scrittura. L’amicizia con il gruppo di Kurtzman ebbe un’importanza decisiva anche perché fece comprendere a Goscinny che il fumetto poteva rivolgersi a un pubblico intelligente, giocare con le convenzioni narrative e mescolare riferimenti culturali diversi. Molti anni dopo, nelle avventure di personaggi come Asterix, si ritroveranno proprio questi elementi: il gusto per la parodia, le allusioni storiche, i dialoghi ricchi di doppi sensi e un umorismo costruito con precisione quasi matematica. Il soggiorno americano non rese Goscinny famoso né ricco. Al contrario, furono anni di incertezze e di lavori precari. Tuttavia, l’incontro con Kurtzman e con il suo gruppo rappresentò una tappa fondamentale della sua formazione. In quella cerchia di giovani fumettisti imparò che l’umorismo non nasce dal caso, ma da un paziente lavoro di scrittura e di osservazione del mondo. Fu una lezione che avrebbe portato con sé per tutta la vita e che avrebbe contribuito a trasformarlo in uno dei più grandi sceneggiatori del fumetto del Novecento. ASTERIX FIGLIO DI MAD, MENTRE PILOTE… Molto di ciò che rende unico Asterix deve qualcosa allo spirito di Mad, anche se non nel senso di una copia diretta. René Goscinny aveva conosciuto da vicino l’ambiente di Harvey Kurtzman a New York e ne aveva assimilato alcuni principi fondamentali: il gusto per la parodia, il piacere di smontare i luoghi comuni, l’idea che il fumetto umoristico potesse parlare anche agli adulti e contenere più livelli di lettura. In Asterix questo si traduce in una continua presa in giro del presente attraverso il passato. I romani si comportano spesso come burocrati moderni, i galli discutono come francesi del Novecento, i pirati sono una parodia ricorrente e ogni albo è disseminato di allusioni politiche, cinematografiche e letterarie. È un procedimento molto vicino a quello di Mad: prendere un genere o un mito e deformarlo con intelligenza e ironia. Anche il ritmo delle gag deve qualcosa alla lezione di Kurtzman. Goscinny costruiva le battute con estrema precisione, facendo nascere l’umorismo dalla ripetizione, dal contrasto e dal dettaglio apparentemente secondario. Basti pensare alle apparizioni dei pirati che finiscono sempre in mare o alle discussioni interminabili degli abitanti del villaggio: meccanismi comici che ricordano l’attenzione di Mad per la costruzione della gag. Pochi se lo ricordano, ma a un certo punto Pilote, la rivista diretta da René Goscinny, si ispirò direttamente al modello di Mad. Qui sotto alcune foto indicative fatte sulle pagine di un albo del 1973 che mi ha gentilmente prestato Sauro Pennacchioli. (L’intelligenza artificiale è stata utilizzata come supporto creativo e redazionale per questo articolo). Navigazione articoli TASCHEN: IL TARZAN DI FOSTER DEFINITIVO? 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