Nel 2000 a Bologna nasce Coconino Press, marchio editoriale dedicato al fumetto d’autore. La casa editrice viene fondata dall’autore Igort (Igor Tuveri) e dall’editore Carlo Barbieri (con l’aiuto dell’imprenditore discografico Simone Romani e di Paola Barbieri, moglie di Carlo). Il nome «Coconino» è preso dalla contea immaginaria delle avventure di Krazy Kat di George Herriman. Fin dai primi anni l’editore si propone di portare in Italia “i fumetti più belli del mondo”, volumi di grande cura grafica che facciano scoprire al pubblico italiano i “capolavori internazionali del romanzo a fumetti”. Igort Il debutto editoriale di Coconino è caratterizzato da scelte audaci. Tra le prime uscite figurano titoli come “Il vampiro che ride” di Suehiro Maruo (2000), “Discovering America” di David Mazzucchelli (2001) e “Sinatra” di Igort stesso (2000). Questi volumi segnano il varo di un catalogo che coniuga autori italiani ed stranieri di alta qualità. In questo periodo Coconino Press raccoglie rapidamente riconoscimenti e premi. Nonostante la giovane età, si aggiudica più volte il Premio Micheluzzi come migliore editore (2001-2003) e il libro “Berlin, la città delle pietre” di Jason Lutes (2001), che racconta il declino della Repubblica di Weimar, ottiene il Premio Resistenza di Omegna nel 2003. Anche il suo primo grande successo italiano, “5 è il numero perfetto” di Igort (2002) ottiene prestigiosi riconoscimenti, tra cui il Gran Premio di Romics nel 2003 e il premio come “Libro dell’anno” alla Fiera del Libro di Francoforte per l’edizione tedesca. L’ascesa del romanzo a fumetti Fin dai suoi esordi, Coconino Press rivoluziona la distribuzione e la percezione del fumetto in Italia con una strategia che è una vera e propria scommessa culturale. Decide di puntare tutto sulle librerie di varia e le fumetterie specializzate. Coconino impose standard qualitativi mai visti prima per la distribuzione di massa: carta di pregio, copertine con alette, grafiche eleganti e formati variabili. Il prezzo era più alto rispetto agli standard, per posizionarsi nel settore della saggistica e della narrativa. La grafica ricercata e le impaginazioni pulite servivano a dire al libraio (e al lettore): “Questo non è un giornalino, è un libro”. Coconino contribuì a rendere il graphic novel una categoria merceologica. Portando autori come Daniel Clowes, David B. e Jason Lutes negli scaffali della narrativa straniera, riusci a intercettare un pubblico che non entrava mai in fumetteria: i lettori di romanzi. Daniel Clowes Invece di serie infinite, Coconino creò collane che sembravano collane letterarie (come Maschera Nera e Ignatz). Questo rassicurava i librai, dando loro qualcosa di consueto. Come ricorda Igort, nei primi anni del 2000 solo il 10-15% del fatturato proveniva dalle librerie, mentre nel 2008 era già salito a circa il 60%, con un pubblico «diventato adulto» e desideroso di fumetti sperimentali. Paradossalmente, dopo aver consolidato il marchio nelle librerie, Coconino arrivò in edicola “dalla porta principale”, non con prodotti seriali, ma attraverso le collane allegate ai quotidiani, come la serie Graphic Novel abbinata a La Repubblica del 2006, che ripropose classici come “Maus” di Art Spiegelman (2006) e “Blankets” di Craig Thompson (2007), confermando il prestigio ormai acquisito dal marchio. L’editore assume così il ruolo di «pioniere» nella trasformazione della percezione del fumetto nel nostro paese, proponendo opere che estendono la grammatica narrativa del fumetto ed esplorano nuove possibilità stilistiche. Gli autori italiani di punta Sin dall’inizio Coconino Press dà “spazio ai più grandi nomi italiani” emergenti e affermati. Tra gli autori che hanno trovato nella Coconino la loro casa editoriale si ricordano Gipi (Gianni Pacinotti), Manuele Fior, Marco Corona, Marco Galli e Paolo Bacilieri. Questi fumettisti italiani pubblicano per Coconino opere che diventeranno pietre miliari del fumetto italiano moderno. Gipi Coconino Press fu anche protagonista di un momento storico per il fumetto italiano, nel 2014, quando “una storia” di Gipi (2013) fu inclusa tra i dodici finalisti del Premio Strega. Per la prima volta un graphic novel veniva ammesso a competere per il più prestigioso premio letterario italiano, rompendo il tabù che separava la letteratura “tradizionale” dal fumetto. Nonostante la mancata vittoria, la candidatura aprì la strada ad altri autori (come Zerocalcare nel 2015 con “Dimentica il mio nome”). Il catalogo internazionale e l’arte del fumetto Come abbiamo viisto, parallelamente al supporto degli autori nazionali, Coconino si concentra sull’importazione di talenti stranieri del graphic novel. Nel suo catalogo compaiono dai maestri statunitensi Charles Burns e Daniel Clowes ai canadesi Seth e Chester Brown, fino ai francesi David B. e Baru. Grazie alla rigorosa selezione dei titoli, il pubblico italiano ha così accesso ai “capolavori internazionali” del fumetto moderno. Charles Burns Un ruolo particolare è dedicato agli autori giapponesi alternativi, Coconino è tra i primi editori italiani a far conoscere i maestri del gekiga, stile di manga caratterizzato da toni maturi, realistici e drammatici. Per esempio pubblica Yoshihiro Tatsumi e Yoshihiro Tsuge, pionieri del genere. Anche Jirō Taniguchi, celebre per uno stile che fonde la sensibilità del manga giapponese con la tecnica narrativa della bande dessinée franco-belga, e Suehiro Maruo, maestro indiscusso dell’Ero-guro (Erotic-Grotesque), un genere che fonde erotismo deviato, orrore grafico e deformità fisiche, trovano in Coconino una casa editrice. Questa varietà internazionale contribuisce a rendere il catalogo unico e ad ampliare gli orizzonti del fumetto italiano, introducendo lettori a tradizioni narrative molto diverse. L’ingresso nel gruppo Fandango (2009) e gli anni recenti Nel 2009 Coconino Press entra nel gruppo editoriale Fandango Libri (di Domenico Procacci), segnando una nuova fase di sviluppo. La “solida alleanza” con la società cinematografica Fandango aggiunge stabilità finanziaria e nuovi canali promozionali pur mantenendo intatti gli ideali qualitativi dell’editore. Negli anni successivi la direzione artistica resta saldamente nelle mani di Igort fino al suo addio nel 2017, che segna la fine di una piccola era per il fumetto d’autore italiano. Igort ha spiegato il suo allontanamento citando una divergenza di visione editoriale e la necessità di ritrovare totale indipendenza creativa. Dopo l’ingresso del gruppo Fandango, con il tempo, Igort ha avvertito il bisogno di tornare a un modello produttivo più “artigianale” e libero dai vincoli che una struttura societaria complessa impone. In diverse interviste, ha dichiarato di voler tornare a occuparsi di libri per realizzarli con una cura quasi maniacale, seguendo ogni fase della creazione, cosa che lo ha portato a fondare poco dopo la Oblomov Edizioni. Dopo l’uscita del fondatore, la direzione editoriale di Coconino è passata a un collettivo di figure di alto profilo, composto da Ratigher (Francesco D’Erminio), autore nominato direttore editoriale nel 2017; Oscar Glioti, Responsabile editoriale e saggista; e Giovanni Ferrara, editor di lunga data. Dal 2023, la direzione editoriale è passata a Giovanni Ferrara, con Ratigher rimasto come consulente e autore, mentre la casa editrice continua a far parte del gruppo Fandango. In questa nuova era Coconino continua a sostenere autori sia italiani sia stranieri, pubblicando titoli rilevanti come “La terra dei figli” di Gipi (2016), uno dei graphic novel italiani più premiati a livello internazionale. Ha ottenuto il Grand Prix de la Critique ACBD (2018), assegnato dall’Associazione dei critici e giornalisti del fumetto francese; il Grand Prix RTL de la bande dessinée (2017), prestigioso premio assegnato dall’emittente radiofonica francese; il Premio Ouest-France / Quai des Bulles (2017), riconoscimento ottenuto durante il festival del fumetto di Saint-Malo e il Prix des Libraires de Bande Dessinée, premio assegnato dai librai specializzati francesi. Altrettanto premiato è stato “Sabrina” di Nick Drnaso (2018), entrato nella longlist del prestigioso premio letterario britannico Man Booker Prize (2018), è stato il primo graphic novel a ricevere questa nomination nei 50 anni di storia del premio; ha ricevuto due nomination pesanti all’ Eisner Awards (2019), miglior album grafico (novità) e miglior scrittore/artista; è stato inserito nella longlist del Orwell Prize for Political Fiction (2019); ha ricevuto una menzione d’onore al Chicago Writers Association Book of the Year ed è stato inserito nella lista dei 100 libri dell’anno dal New York Times. Recentemente Coconino ha promosso giovani talenti come Martoz (“Il cacciatore gracco”2017 ) e Bianca Bagnarelli ( “Animali domestici” 2024). Inoltre, Coconino mantiene collane dedicate a stili diversi (dal graphic novel europeo all’esperimento grafico-artistico) e continua a pubblicare il meglio del panorama mondiale. In particolare ribadisce che l’obiettivo è “portare ai lettori ciò che ancora non si aspettano”: cioè fumetti d’autore di alta qualità artistica. Impatto culturale L’avventura editoriale di Coconino Press ha lasciato un segno nel fumetto italiano. Da un lato, ha contribuito all’affermazione del fumetto d’autore come genere maturo, capace di affrontare temi complessi con linguaggi innovativi. L’evoluzione del pubblico, ora multigenerazionale e orientato al fumetto d’arte è in gran parte dovuta alle scelte di qualità operata negli anni dall’editore. Inoltre, molti autori che hanno esordito con Coconino o da questa valorizzati sono diventati punti di riferimento nazionali e internazionali. “La terra dei figli” (di Gipi) o “Sabrina” (di Drnaso) mostrano come il fumetto pubblicato da Coconino possa essere letteratura e impegno al tempo stesso. Dall’altro lato, Coconino ha rafforzato la reputazione internazionale del fumetto italiano. I suoi titoli hanno conquistato premi prestigiosi. Recentemente “Bestie in fuga” di Daniele Kong (2023) è stata proposta (candidata) alla LXXIX edizione del premio Premio Strega dalla giurata Nadia Terranova. In sintesi, il percorso di Coconino Press, dalle radici bolognesi all’alleanza con Fandango, racconta la nascita di una nicchia di qualità capace di cambiare il panorama culturale italiano. Grazie a scelte editoriali coraggiose e a una coerente visione artistica, Coconino ha elevato il linguaggio del fumetto, trasformandolo in arte adulta e letteraria. Oggi il suo catalogo (e il suo «nuovo vigore», come scrive l’editore) continua a testimoniare che “le storie sono sempre messe al primo posto”, alimentando lo splendore del fumetto. Navigazione articoli CONNERY ASSOMIGLIAVA AL FUMETTO DI JAMES BOND MATITE BLU 473