Oggi il manga vanta un cammino costellato di capolavori e sta rivelandosi la forma di letteratura disegnata più adatta al nostro tempo, tanto che da più parti si sostiene la sua superiorità sul fumetto occidentale. Per vedere se questa tesi abbia un reale fondamento abbiamo analizzato 20 manga tra i più rappresentativi. 1951 – Astroboy di Osamu Tezuka Il medico Osamu Tezuka (1928–1989) è celebrato come il “Dio del Manga” e il “Padre degli Anime”. La sua figura è stata il catalizzatore che ha trasformato il fumetto giapponese da passatempo infantile a fenomeno culturale globale. Il suo personaggio principale Astro Boy, dagli occhi estremamente grandi, rappresenta il punto di svolta per l’intera industria. 1956 – Super Robot 28 di Mitsuteru Yokoyama Se Astro Boy è il “primo” anime, Super Robot 28 è il capostipite del genere Mecha (anime incentrato su robot giganti pilotati da esseri umani). Prima di lui, i robot nei manga erano solitamente a misura d’uomo (come Astro Boy). Tetsujin 28 fu il primo colosso d’acciaio alto quanto un palazzo. A differenza di Astro Boy, che ha un’anima e libero arbitrio, Tetsujin è una macchina priva di coscienza. Viene manovrato a distanza tramite un telecomando. 1969 – Golgo 13 di Takao Saito Se gli eroi precedenti combattevano per la pace o la giustizia, Golgo 13 ha introdotto il cinismo adulto e il realismo geopolitico, diventando il manga più longevo della storia. Golgo è un sicario professionista infallibile, freddo e privo di ideali. Non salva il mondo, esegue contratti. Se lo paghi, può uccidere un dittatore o un santo. Questo ha segnato l’ingresso nel mainstream del genere Gekiga (movimento artistico nato alla fine degli anni ’50 in Giappone come alternativa al manga più leggero e umoristico dell’epoca). 1970 – Lone Wolf & Cub di Kazuo Koike e Goseki Kojima Lone Wolf & Cub ha ridefinito il mito dei samurai, elevando il fumetto per adulti a letteratura alta, approfondendo la filosofia bushidō e la corruzione del periodo Edo. A Itto Ogami, l’alto boia dello shogun, viene sterminata la famiglia, diventa allora un sicario a pagamento, viaggiando per il Giappone feudale con il figlioletto Daigoro in un passeggino di legno pesantemente armato. 1972 – Mazinga Z di Go Nagai L’idea di Go Nagai nacque un giorno in cui era bloccato nel traffico e pensò a quanto sarebbe stato utile se alla sua auto fossero spuntate delle gambe per scavalcare le altre vetture. Per la prima volta, il protagonista di Mazinga Z (Koji Kabuto) non dà ordini dall’esterno, ma entra fisicamente nella testa del robot tramite l’aliante (Pilder). Questo crea una simbiosi psicofisica: se il robot viene colpito, il pilota soffre. 1978 – Lamù di Rumiko Takahashi Rumiko Takahashi “la regina dei manga” introduce nella serie di Lamù un protagonista maschile sfigato e lascivo (Ataru Moroboshi) circondato da una folla di ragazze bellissime e bizzarre. Con questa mossa porta al successo la commedia moderna negli anime e nei manga, creando il prototipo della cultura otaku (termine che negli anni ’80 iniziò a indicare persone fortemente appassionate, talvolta ossessive, di un ambito specifico). La Takahashi ha inventato un design iconico per la protagonista: capelli verdi, cornine e bikini tigrato. 1982 – Akira di Katsuhiro Otomo A livello di impatto tecnico, impatto visivo e influenza globale, Akira è forse il manga più importante dell’era moderna. Se Tezuka ha creato il linguaggio, Otomo lo ha portato alla perfezione tecnica e alla maturità definitiva. Fu il film animato del 1988 a sdoganare gli anime di qualità in Occidente. E senza il successo di Akira negli Usa e in Europa, non avremmo avuto il mercato globale dei manga che conosciamo oggi. 1984 – Dragonball di Akira Toriyama Inizialmente, Dragon Ball era una commedia d’avventura ispirata al classico cinese Il viaggio in Occidente. Tuttavia, con il torneo Tenkaichi, Toriyama capì che il pubblico voleva l’azione. Toriyama è considerato un genio della geometria spaziale. Anche nei combattimenti più caotici, il lettore capisce sempre dove sono i personaggi e da dove arriva il colpo. La trasformazione di Goku in Super Saiyan è probabilmente il momento più famoso della storia del fumetto giapponese. 1987 – Le bizzarre avventure di Jo-Jo di Hirohiko Araki Nella terza parte di questo manga (Stardust Crusaders) Araki rivoluziona il genere dei combattimenti introducendo gli Stand, proiezioni fisiche dell’energia vitale e psichica del portatore. A differenza di Goku e Ken il Guerriero, i personaggi di JoJo non vincono solo perché sono “più forti”, ma perché usano i loro poteri in modo creativo e strategico. 1989 – Ghost in the Shell di Masamune Shirow Quest’opera ha trasformato il cyberpunk da genere letterario a filosofia visiva. Il titolo gioca sulla dualità, lo Shell (guscio) è il corpo artificiale, il Ghost (fantasma) è l’anima o la coscienza. Shirow pone una domanda radicale: se ogni parte del tuo corpo, incluso il cervello, viene sostituita da macchine e dati, cosa ti rende ancora umano? La protagonista, Motoko Kusanagi, è un cyborg totale che vive questa crisi esistenziale mentre dà la caccia agli hacker. 1989 – Berserk di Kentaro Miura Berserk ha portato il genere seinen (manga pensati per un pubblico maschile di 18–40 anni) a vette di intensità emotiva e perfezione grafica mai viste. Il protagonista è un antieroe tragico che combatte contro un destino già scritto, armato di una spada gigantesca. Kentaro Miura è celebre per un dettaglio grafico maniacale. Nelle fasi avanzate di Berserk ogni tavola sembra un’incisione di Gustave Doré. L’autore rifiniva le singole pagine con una precisione che ha stremato la sua stessa salute. 1995 – Neon Genesis Evangelion di Yoshyuki Sadamoto Il manga ispirato all’anime Neon Genesis Evangelion ha ripreso e sviluppato la psicologia nel mito del robot. Il protagonista, Shinji, rompe ogni schema del genere shōnen (opere pensate principalmente per un pubblico maschile di circa 12–18 anni). Non vuole combattere, non cerca gloria, è paralizzato dall’ansia e dal bisogno di approvazione di un padre glaciale. Shinji è diventato il simbolo di una generazione di giovani giapponesi che si sentivano inadeguati e isolati, portando il tema della salute mentale al centro del dibattito pop. 1997 – One piece di Eiichiro Oda Si tratta del manga più venduto della storia con oltre 500 milioni di copie. Oda non ha creato solo una storia, ma un ecosistema geografico e politico coerente. Oda è il maestro della semina narrativa. Un dettaglio menzionato nel volume 1 può diventare fondamentale nel volume 100: nulla è lasciato al caso. Ogni membro della ciurma di Cappello di Paglia ha un passato tragico e un sogno da realizzare. Oda dedica volumi interi a costruire l’empatia con il lettore. 1998 – Vagabond di Takehiko Inoue Adattamento del romanzo Musashi di Eiji Yoshikawa, l’opera racconta la vita di Miyamoto Musashi, il più famoso spadaccino della storia giapponese. A differenza di molti shōnen, in Vagabond il combattimento non è fine a se stesso: il protagonista compie un viaggio spirituale durante il quale cerca di capire cosa significhi essere “veramente forte”. È una meditazione sul buddhismo zen e sulla ricerca della pace interiore attraverso la spada. 1999 – Naruto di Masashi Kishimoto Ha conquistato il mondo puntando tutto sul riconoscimento sociale e il legame tra maestro e allievo. A differenza di molti eroi precedenti, Naruto non è un prescelto amato da tutti. È un orfano temuto e odiato dal suo stesso villaggio perché ospita dentro di sé il Demone della Volpe a Nove Code. La sua spinta a diventare il capo del villaggio nasce dal bisogno disperato di essere accettato. 1999 – Nana di Ai Yazawa Nana è diventato un fenomeno di costume che ha travalicato il fumetto per influenzare la moda, la musica e il cinema. A differenza dei classici manga romantici, Nana è crudo e adulto. Parla di dipendenza affettiva, tradimento, gravidanze impreviste e solitudine. Non esistono “vissero felici e contenti”: i personaggi sbagliano, soffrono di depressione e prendono decisioni egoistiche, rendendo il legame con il lettore viscerale. 2001 – Full Metal Alchemist di Hiromu Arakawa Viene considerato da molti il “manga perfetto” per equilibrio narrativo, coerenza e profondità tematica. L’alchimia nel manga non è magia gratuita, ma una scienza con una legge ferrea: “Per ottenere qualcosa, bisogna dare in cambio qualcos’altro che abbia lo stesso valore”. Questo concetto permea tutta la serie, trasformando il viaggio dei fratelli Edward e Alphonse Elric in una riflessione matura sul sacrificio, sul peccato e sui limiti dell’essere umano. 2003 – Death Note di Tsugumi Ohba & Takeshi Obata Death Note pone una domanda brutale: è giusto uccidere i cattivi per creare un mondo perfetto? Il cuore di Death Note è il duello mentale tra Light Yagami (Kira), uno studente modello che trova il quaderno della morte e decide di “ripulire” il mondo dai criminali, e L, il miglior detective del mondo. L’impatto di Death Note è stato tale da generare preoccupazione in vari paesi (Cina, Usa, Russia) a causa di alcuni studenti che creavano i propri “quaderni della morte” con i nomi di compagni o insegnanti. 2009 – L’attacco dei giganti di Hajime Isayama All’inizio la storia sembra un “survival horror” post-apocalittico: l’umanità è rintanata dentro tre mura per sfuggire a giganti mangia-uomini. Ben presto però si trasforma da horror a thriller politico, fino a diventare un dramma filosofico sulla libertà e sul ciclo dell’odio. L’opera è studiata nelle università per le sue implicazioni sociologiche e rimane il punto di riferimento per chiunque voglia scrivere una storia dove nessuno è al sicuro e la verità è sempre più sporca di quanto sembri. 2018 – Jujutsu Kaisen e Gege Akutami La storia segue Yuji Itadori, un normale studente che diventa uno stregone del jujutsu, e usa l’energia maledetta per combattere altre maledizioni e proteggere l’umanità. Il mondo di Jujutsu Kaisen fonde elementi soprannaturali, horror e tecniche da combattimento in un contesto in cui emozioni negative generano creature pericolose, creando un equilibrio narrativo fra tensione e introspezione. L’autore, Gege Akutami, non ha mai mostrato il suo volto in pubblico, apparendo nelle interviste televisive o agli eventi solo tramite un avatar a forma di robot o di gatto con un occhio solo, mantenendo un’aura di mistero. 2018 – Chainsaw Man di Tatsuki Fujimoto Denji ha solo desideri di base: mangiare toast con la marmellata, dormire in un letto e toccare una ragazza. È un antieroe mosso dal bisogno di sopravvivenza in un mondo che lo ha sempre sfruttato. Questa onestà brutale ha creato un legame fortissimo con una generazione stanca degli ideali eroici classici. L’antagonista (o presunta tale), Makima, è uno dei personaggi più complessi degli ultimi anni. Rappresenta la manipolazione emotiva e il potere materno distorto. Il suo rapporto con Denji sposta il manga dal genere “caccia ai demoni” a un trattato psicologico sulla sottomissione e il desiderio. Al termine di questa carrellata concludiamo dicendo che il manga non è necessariamente “migliore” del fumetto nel senso tecnico del termine (l’Occidente ha maestri come Moebius e Milo Manara, Frank Miller e Alan Moore), ma è più umano. È riuscito a creare un legame empatico talmente forte che il lettore non sta solo guardando dei disegni, ma sta vivendo una vita parallela. Navigazione articoli LA MORTE DI SILVER SURFER LA RINASCITA DEL FUMETTO ITALIANO NEL DOPOGUERRA
non è che sono meglio, è che esistono, mentre i fumetti occidentali sono un fenomeno sempre più residuale, stritolati come sono fra crisi demografica, rifiuto della lettura e sindrome da smartphone. tirem innanz. Rispondi