Fin dalla più remota antichità per tradizione i genitori e i nonni usavano raccontare le fiabe ai loro figli e nipoti.
Già nel Seicento le fiabe erano state raccolte nel libro del Cunto de li cunti di Gianbattista Basile, ed erano definite dal sottotitolo come passatempo per i bambini, ma restava ovvio e sottinteso il fatto che dovessero essere lette e raccontate dagli adulti, dato che il fine non era giocare, ma tenere buoni e timorosi i figlioli.

Tale sarà l’uso e la destinazione della fiaba fino a che il filosofo ginevrino Jean Jacques Rousseau, nel suo Emilio o dell’educazione (1762), teorizza la possibilità di un autodidattismo guidato: l’educatore fornisce i giusti libri all’allievo, il quale li legge e autonomamente impara le virtù ivi descritte.
Tali teorie, messe in pratica dal pedagogista svizzero Johann Heinrich Pestalozzi (1746-1827) nei primi decenni dell’Ottocento, aprono una nuova e non marginale branca dell’editoria: i libri direttamente fruibili dai ragazzi, scritti e illustrati appositamente per il pubblico dei giovani che stanno imparando o hanno appena appreso la lettura e la scrittura. Questa produzione letteraria può dividersi in tre filoni principali: fiaba, favola e avventura, in Italia la fiaba rinascerà per ultima, dopo una lunga gestazione attraverso serie di libri didattici.

Presente già a Firenze dal 1812 come fondatore del gabinetto scientifico e letterario, l’italo-svizzero Giovan Pietro Vieusseux (1779-1863) in collaborazione col fiorentino Gino Capponi pubblicherà dal 1821 al 1833 la rivista “Antologia”, di tendenze liberali, sulla quale collaboreranno Carlo Cattaneo, Nicolò Tommaseo, Giacomo Leopardi, Giuseppe Mazzini, Pietro Colletta, Carlo Botta e altri, tra cui il pedagogista toscano Raffaello Lambruschini (1788-1873). Quest’ultimo influenzerà con le proprie teorie un giovane correttore di bozze dell’“Antologia”, il franco-fiorentino Pietro Thouar (1809-1861), tanto da portarlo alla carriera di educatore, divenendo direttore della Pia casa di lavoro (casa di correzione dove da ragazzo fu rinchiuso egli stesso) e aiuto alla granducale sovrintendenza agli studi. Amico di Thouar fu Giuseppe Giusti e suo allievo Giosuè Carducci.

Thouar pubblicò nel 1834 pochi numeri del Giornale per fanciulli, primo tentativo italiano di un periodico per ragazzi, che fu chiuso dalla polizia con l’accusa di istillare idee liberali, irreligione e odio per il potere costituito. L’autore scrisse diverse opere per l’infanzia come La Madre (1857), Racconti per fanciulli, Racconti storici, Nuovi racconti (1844). Libri oggi illeggibili per il loro contenuto sentenzioso e moraleggiante, che scivola nel patetico e lacrimoso, ma assai apprezzati in quei tempi dagli educatori, che per un cinquantennio ne infliggeranno la lettura agli allievi, fino all’apparizione di quel fenomeno di moralismo laico-borghese, retorica patriottarda-sabauda e populismo filantropico che è Cuore (1886), di Edmondo De Amicis, calvario per altre tre generazioni di scolari.

Il Giornale per i bambini è voluto dal ricco finanziere di origini ungheresi Ernesto Emanuele Oblieght (1838-1900), che è il primo imprenditore pubblicitario d’Italia e uno dei maggiori in Europa. La scelta quindi non è didattica ma commerciale, anche il quotidiano politico e culturale Fanfulla di Roma lo ha come principale sponsor e azionista. Oblieght non faceva differenze tra giornali di destra o di sinistra, tra laici e cattolici, infatti tiene l’esclusiva della pubblicità, quindi il controllo finanziario, anche dell’Osservatore Romano, organo ufficiale della Santa Sede.

A capo del nuovo giornale è posto Ferdinando Martini (1841-1928) politico e governatore della colonia Eritrea in Africa. Già nel primo numero del 7 luglio 1881 inizia la Storia di un burattino, che si svolgerà a puntate per due anni e nel 1883 uscirà raccolta in volume come Le Avventure di Pinocchio. Martini ha il merito di aver convinto Carlo Lorenzini “Collodi” a scrivere il suo capolavoro, ma nella pratica non ha il tempo di seguire la redazione dell’intero giornale, che viene affidato a Guido Biagi (1855-1925), scrittore, bibliotecario e tra i primi organizzatori della rinascita della Goliardia in Italia come associazione studentesca universitaria.

Il Giornale per i bambini, settimanale, è un fascicolo di 16 pagine formato 21×30, che ha successo e vende su scala nazionale 25.000 copie. Principali collaboratrici sono Emma Perodi, che in seguito prende la direzione, e Ida Baccini, ma scrivono sul Giornale per i bambini anche Luigi Capuana, Gabriele D’Annunzio, Giacinto Gallina, Giuseppe Giacosa, Michele Lessona, Matilde Serao e altri.
Tra gli illustratori spicca Enrico Mazzanti (1850-1910) che creerà graficamente il personaggio di Pinocchio, mutato nel tempo da successivi illustratori, ma sullo stesso prototipo. Il giornale offre racconti originali, ma anche traduzioni di classici esteri per la gioventù, come il Barone di Munchausen di Rudolf Erich Raspe e La Perla Ripescata di James Otis Kaler (1848-1912), un americano autore di 150 libri per ragazzi. Insieme ci sono anche racconti “geografici”: esplorazioni, viaggi esotici.

Il Giornale per i bambini in realtà è diretto più ai genitori e agli educatori che ai ragazzini. Esiste ancora la tradizione del racconto orale in famiglia, e la testata di Martini, Biagi e Perodi offre l’aiuto della novità rispetto alle poche fiabe tramandate di generazione in generazione.

Il Giornale per i bambini termina nel 1889, quando viene assorbito dal Giornale dei fanciulli dell’ editore Treves di Milano, altra operazione di Oblieght che compra e vende testate come merci. Il periodico di Treves durerà fino al 1901.

Luigi Bertelli, nato a Firenze nel 1858, inizia a Roma la sua carriera giornalistica, e dal 1884 si firma Vamba, che è il nome di un giullare nel romanzo Ivanhoe di Walter Scott. Qui lavora per il Capitan Fracassa, il Don Chisciotte e per il Fanfulla. Nel 1892 torna a Firenze e rimane al servizio dell’editore Bemporad. In queste edizioni pubblica Ciondolino, dove un ragazzo diventa una formica e vive l’esistenza degli insetti.

Nel 1906 viene fondato il Giornalino della Domenica, periodico per ragazzi di cui si sente l’esigenza dopo la chiusura del Giornale per i bambini e del Giornale dei fanciulli. Vamba lo dirige e chiama i migliori illustratori e scrittori, tra i quali Giovanni Pascoli, Cesare Pascarella, Edmondo De Amicis, Renato Fucini, Grazia Deledda, Emilio Salgari, Ada Negri, Luigi Pirandello, Ugo Ojetti, Luigi Capuana, Salvatore Di Giacomo, Emma Corcos, quest’ultima moglie del pittore ritrattista Vittorio Corcos.
Il giornale presenta la storia dell’arte e le nuove tecniche accanto alle favole. Bandisce nel 1910 un concorso di aeromodellismo, solo sette anni dopo il primo volo dei fratelli Wright. Di tendenza liberale e laica, Vamba lancia la Confederazione del Girotondo, l’Associazione Indissolubile Anime Italiane, organizza i convegni dei Grilli (i maschi) e delle Gonnelle (le femmine), che costituiscono una specie di repubblica di ragazzi. Nel 1907 estende queste iniziative a Trento e Trieste ancora austriache; ne fanno parte da adolescenti Pietro Calamandrei, Scipio Slataper, Giosuè Borsi. Baden Powell fonderà lo scautismo in Inghilterra solo nel 1908.

Tuttavia, per le tasche dei ragazzini il Giornalino della domenica costa troppo: 25 centesimi, e dopo 100 numeri e un passivo di 50.000 lire l’editore Bemporad rinuncia. Vamba allora si assume le spese della propria creatura e continua fino al 1911. Una delle ultime iniziative è la raccolta di fondi per soccorrere i figli di Emilio Salgari dopo il suicidio del padre.

Ma alla fine del 1908 esce a Milano il Corriere dei Piccoli, fratello minore della Domenica del Corriere, e costa solo 10 centesimi. Il successo del Corrierino affossa il Giornalino della Domenica, soprattutto perché introduce in Italia il fumetto di origine americana, non ancora con le nuvolette ma con le rime sotto le vignette.

Vamba riprenderà il suo Giornalino nel 1919. Ma nel 1920 muore improvvisamente. Non vedrà così il grande successo del Giornalino di Gianburrasca, il diario del terribile ragazzino uscito in volume lo stesso anno, già apparso a puntate nel 1906-8 sul periodico. Le imprese del supermonello verranno continuamente ristampate e raggiungeranno le 700.000 copie vendute. Ma Gianburrasca è il figlio scaltrito di Pinocchio, è il simbolo del ventesimo secolo appena nato che rompe tutte le convenzioni ottocentesche, come faranno il futurismo e l’arte cubista. Sarà una storia nuova, che ancora si ripercuote nel nostro ventunesimo e molto critico secolo.

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