Durante gli anni d’oro passati in Argentina (1949-1959), Hugo Pratt lavorò quasi esclusivamente su testi di Héctor Germán Oesterheld, il più grande sceneggiatore argentino, disegnando capolavori come Sgt. Kirk, Ernie Pike e Ticonderoga. Pratt e Oesterheld erano profondamente amici, uniti da una stima umana e intellettuale immensa, che andava ben oltre la semplice collaborazione professionale. Nei primi anni ’50 i due passavano intere notti a discutere di letteratura, storia, cinema e politica nei caffè di Buenos Aires. Condividevano l’amore per i grandi classici dell’avventura (Stevenson, Conrad, Melville) ed entrambi volevano elevare il fumetto a vera e propria letteratura. Alla fine degli anni ’50, però, l’Argentina entrò in una fase di durissima austerità e recessione economica. L’inflazione galoppante colpì pesantemente l’editoria locale, e le riviste della casa editrice Frontera iniziarono a pagare i disegnatori in ritardo o con tariffe drasticamente ridotte. Questa situazione irritava molto Hugo Pratt che conduceva una vita assai dispendiosa e mal sopportava i problemi economici. Viveva in una splendida casa ad Acassuso (la zona residenziale dei ricchi), frequentava i migliori locali di tango, giocava a biliardo, amava il rugby e organizzava giganteschi asados (barbecue) a bordo piscina. Tutto quello che incassava veniva reinvestito in viaggi, feste, vestiti di sartoria, alcol, dischi di jazz e passioni sentimentali. Un uomo come lui, che aveva bisogno di un flusso continuo di denaro per mantenere i suoi lussi e la prima moglie, non poteva tollerare a lungo una situazione simile. Esasperato, Pratt accusò apertamente Oesterheld di non pagargli le percentuali dovute sulle ristampe e sulle vendite all’estero dei loro capolavori. Sentendosi sfruttato economicamente decise di porre fine alla collaborazione con la rivista Hora Cero e smise di consegnare le tavole di Ticonderoga ed Ernie Pike, mandando a quel paese l’amico di una volta. A metà del 1959, l’editore argentino Alvaro Zerboni (capo della Editorial Fascinación) decise di lanciare una rivista di fumetti innovativa e di altissimo livello per fare concorrenza al colosso in crisi di Oesterheld. Sapendo che Pratt aveva appena rotto con la Editorial Frontera ed era furioso per i mancati pagamenti, Zerboni lo intercettò immediatamente. Gli offrì un compenso altissimo e la massima libertà editoriale. Fu in questa occasione che Pratt parlò per la prima volta di Ann y Dan, dichiarando fermamente a Zerboni che lo avrebbe sceneggiato lui stesso. Affermò di non voler più lavorare con nessun altro sceneggiatore dopo Oesterheld. Zerboni, pur di non lasciarsi scappare il disegnatore più famoso d’Argentina, accettò il rischio di affidare i testi a un debuttante. Per convincere l’editore che una storia ambientata nell’Africa del 1913 potesse vendere in Sud America, Pratt usò la sua straordinaria parlantina, affascinando Zerboni con i suoi ricordi d’infanzia in Etiopia. Quando Pratt si mise al tavolo da disegno a Buenos Aires per creare Ann y Dan, la sua vita sentimentale e lavorativa era ancora totalmente dominata dal legame profondo, seppur tormentato, con la sua assistente Gisela Dester. Nel 1957 e nel 1958, Pratt e Gisela erano stati la coppia d’oro del fumetto argentino, vivevano insieme, lavoravano fianco a fianco sulle tavole di Ticonderoga e condividevano i molti soldi che guadagnavano. Ma nel 1959, con il collasso della casa editrice di Oesterheld, i soldi finiscono, i debiti aumentano e il loro ménage bohémien si trasforma in una serie di recriminazioni, litigi e gelosie. Mentre la sua relazione con Gisela sta andando a pezzi a causa delle tensioni economiche, Pratt inizia a disegnare la protagonista di Ann y Dan e Invece di usare Gisela come modella (come faceva spesso per i personaggi femminili secondari), sceglie la giovane Anne Frognier sua vicina di casa di Acassuso. Col primo episodio di Ann y Dan intitolato “Wambo è morto… Wambo ritorna” (1959) Pratt costruisce una trama d’avventura fresca, dinamica e ironica, fortemente influenzata da Milton Caniff ma arricchita da una sensibilità europea del tutto inedita. La modernità del personaggio di Anna Livingston è dirompente. È una quattordicenne sbarazzina, ironica, pragmatica e coraggiosa. Non aspetta che gli uomini risolvano i problemi. Entra nell’azione in prima persona, prende decisioni autonome e non esita a rimproverare o a mettere in riga i militari inglesi. E Luca Zane è già Corto Maltese. Ha lo stesso identico fascino iconico. È un marinaio, indossa una giacca scura (spesso con il bavero alzato), fuma la sigaretta ed emana quel magnetismo tipico degli uomini che hanno visto tutti i mari del mondo. Esattamente come Corto, si presenta come un mercenario egoista, ma in realtà è un romantico idealista. Questo primo episodio ricevette un’accoglienza ambivalente da parte dei lettori argentini, dividendo profondamente pubblico e critica. Il riscontro di pubblico fu caloroso da parte delle lettrici ma il fumetto metteva in crisi troppe convenzioni del fumetto sudamericano dell’epoca. per piacere al pubblico maschile. Il lettore medio argentino, abituato ai capolavori epici e drammatici scritti da Héctor Oesterheld rimase spiazzato dal tono della serie. Le storie di Oesterheld erano dense, filosofiche e spietate. Ann y Dan proponeva invece un’avventura più leggera, ironica, scanzonata. La critica trovò il primo episodio un capolavoro di sintesi grafica e di maturità artistica. L’accoglienza trionfale non bastò a salvare la rivista Supertotem, che non riuscì a compensare i costi con le vendite e dovette chiudere i battenti nel dicembre del 1959 dopo appena 5 numeri. Mentre Supertotem chiudeva i battenti, Roy D’Ami fumettista, agente e amico fraterno di Pratt, apriva al maestro riminese le porte del colosso britannico Fleetway Publications. Nel 1954, Rinaldo Dami aveva fondato a Milano le “Creazioni D’Ami”, un’agenzia che produceva fumetti e faceva da intermediaria tra i talenti italiani e il mercato internazionale. Dami aveva ottimi contatti con il mercato inglese, che aveva bisogno di disegnatori realistici, veloci e di scuola europea per realizzare fumetti di guerra. D’Ami presentò i disegni di Pratt ai direttori della Fleetway a Londra, garantendo per la sua straordinaria velocità e professionalità.I dirigenti della Fleetway rimasero folgorati dallo stile di Pratt. Le sue tavole di Ernie Pike dimostravano una maestria assoluta nel gestire l’azione, i soldati, i mezzi militari e le fisionomie umane. I britannici gli proposero un contratto d’oro con pagamento garantito in sterline. Pratt parti per Londra alla fine del 1959 per due motivi, uno economico: il contratto con la Fleetway; e uno sentimentale: mettere alla prova la sua compagna Gisela Dester, con la quale intratteneva da tempo una tormentata relazione, e convincerla a trasferirsi con lui in inghilterra. Dal punto di vista economico gli andò benissimo perche la Fleetway gli affidò numerosi fumetti di guerra per i quali veniva pagato molto bene. Gli andò meno bene con la Dester. Pratt passò i primi mesi a Londra aspettandola invano e affogando la solitudine nell’alcol. La rottura ufficiale avvenne a distanza, quando Gisela gli spedì una lettera d’addio contenente solo una mèche dei suoi capelli e si rifiutò di lasciare l’Argentina. A Londra arrivò invece Anne Frognier che, ormai cresciuta e non più solo la “ragazzina della porta accanto”, decise di prendere un aereo da Buenos Aires per raggiungere Pratt in Europa. Nel 1960, Pratt era ormai diventato uno dei disegnatori più preziosi e veloci per le collane di guerra della Fleetway. La Fleetway, oltre ai tascabili di guerra, pubblicava settimanali antologici per ragazzi come Tiger e Radio Fun. Queste riviste avevano un disperato bisogno di storie d’avventura esotiche per riempire le pagine. Pratt propose loro il secondo episodio di Ann y Dan (La città perduta di Amon-Ra). Per gli editori di Tiger, un fumetto ambientato nell’Africa coloniale del 1913, pieno di soldati in divisa e tribù indigene, rientrava perfettamente nel filone dell’avventura classica dell’Impero Britannico. Per superare la diffidenza verso un fumetto nato in Argentina e incentrato su una ragazzina, Pratt accettò alcuni cambiamenti. La serie venne ribattezzata O’Hara of Africa e il personaggio principale cambiò dalla quattordicenne Anna a Dan O’Hara (il marinaio che nel primo episodio si chiamava Luca Zane). Nell’estate del 1960, Pratt lasciò l’Inghilterra e si imbarcò per gli Stati Uniti insieme alla sua nuova compagna, con l’obiettivo di conquistare il mercato delle strisce sindacate, dove si muoveva il suo idolo Milton Caniff. Sbarcato a New York, Pratt, che in Argentina e in Europa era già considerato un maestro, si ritrovò a essere un perfetto sconosciuto negli uffici dei colossi editoriali. Armato delle splendide tavole di Sgt. Kirk e del primo episodio di Ann y Dan, Pratt si presentò alle porte delle agenzie che distribuivano le strisce giornaliere ai quotidiani di tutto il Paese. La risposta dell’editoria americana fu unanime e raggelante. Il suo stile venne rifiutato perché considerato “troppo europeo”, intellettuale e non allineato agli standard commerciali dell’epoca. Il tratto di Pratt, fatto di macchie di china nera e sintesi grafica estrema, era semplicemente troppo in anticipo sui tempi per l’ America del 1960. Deluso dall’America, Hugo Pratt ritornò a Buenos Aires nel tardo 1960 dove fece subito pace con Oesterheld. La pace non fu sancita solo da un affetto fraterno mai spento, ma anche da una reciproca convenienza commerciale. Oesterheld aveva bisogno del nome di Pratt per rilanciare le sue riviste in crisi, e Pratt aveva bisogno di lavorare subito in un ambiente familiare. In questo clima di ritrovata armonia prese vita il terzo capitolo della saga “La tratta degli schiavi” pubblicato su Frontera Extra (tra il marzo e il luglio del 1961). il terzo episodio risentì tantissimo della delusione subita a New York. La trama vira verso un realismo crudo, storico e fortemente anti-coloniale. Pratt non fa sconti all’ipocrisia dell’Occidente. Il focus si sposta sulle complicità insospettabili dietro al traffico di esseri umani, svelando che i veri “mostri” spesso non sono le tribù locali ma figure insospettabili protette dalle istituzioni coloniali. Per il quarto e ultimo capitolo di Ann y Dan, intitolato “Il cimitero degli elefanti” (pubblicato sulla rivista Misterix nel 1962), Hugo Pratt si inventò una conclusione straordinaria, trasformando un fumetto d’avventura esotica in una parabola lirica e crepuscolare sulla fine di un epoca. Pratt, che aveva già le valigie pronte per abbandonare definitivamente l’Argentina e rientrare in Italia, riversò in queste pagine tutta la sua malinconia per l’addio a Buenos Aires. Pochi mesi dopo aver consegnato le ultime tavole, nell’autunno del 1962, si imbarcò per l’Italia. Si lasciava alle spalle un’Argentina in profonda crisi economica e politica, ma portava con sé un bagaglio culturale, umano e artistico inestimabile. L’esperimento di Ann y Dan, iniziato nel 1959 per reagire alla rottura con Oesterheld e conclusosi nel 1962, aveva dimostrato a tutti che non era più solo un grandissimo disegnatore, ma un autore completo a tutti gli effetti, pronto a rivoluzionare la storia del fumetto. (Abbiamo utilizzato la AI per ricostruire la vita e la situazione sentimentale di Hugo Pratt tra il 1959 e il 1962). Navigazione articoli Matite Blu 504 KINOWA, FIGLIO ILLEGITTIMO DI SALGARI
Ho lavorato (gratis) per Pratt durante ben 24 anni. Scrivere di lui, uhmmm… meglio tacere per ora. Rispondi
La prima storia di Ann y Dan era un plagio di una storia di Tim Tyler’s Luck di Lyman Young . Credo che Pratt sia fortemente sopravvalutato. Rispondi
Hugo Pratt da ragazzino aveva letto le avventure di Cino e Franco stampate da Nerbini. Quando fu in Argentina si accorse che i fumetti di Lyman Young non erano conosciuti, perciò gli fu facile riproporli nella sua versione, con l’aggiunta della ragazza Ann. Quelle storie le leggevo da ragazzo sul Corriere dei Piccoli col titolo Anna nella Giungla. Anni dopo a Parigi conobbi Ann Frognier in una casa di rue de Lancry; era ancora simile a quella dei fumetti. A quanto pare Lyman Young non si accorse mai del plagio, o non volle dargli peso. Rispondi