Anche se la Rai aveva già mandato in onda due serie animate giapponesi, Vicky il vichingo ed Heidi, fu solo successivamente che scoppiò una vera e propria bomba mediatica: martedì 4 aprile 1978, alle ore 18.00, iniziò il nuovo cartone animato Goldrake Atlas Ufo Robot.
Questa serie, a differenza delle altre due, non era una coproduzione e non si svolgeva nei mari nel Nord o sulle montagne svizzere, bensì nel Giappone di quegli anni. Una serie con invasioni, guerre aliene e robot giganti.
Fu un successo clamoroso.
Goldrake divenne un fenomeno di costume e quindi “corteggiatissimo” dalla comunicazione pubblicitaria e dal merchandising.
Le sigle della trasmissione sono state ai vertici della top ten e i dischi ristampati più volte.
La serie di Goldrake non piaceva però ai politici, che l’accusò di tutti i mali, e così, come erano apparsi, i cartoni giapponesi scomparvero dalla programmazione della Rai. Mentre, quelli acquistati nel frattempo da Mediaset, furono fortemente censurati.
A livello pubblicitario, in Italia i diritti di Goldrake furono inizialmente acquistati per le gomme da masticare della Elah e le patatine San Carlo.

La Elah regalava gli adesivi del cartone animato, ma se particolarmente favoriti dalla sorte si poteva vincere dei poster da collezionare. Inoltre c’erano dei “termoadesivi” che con il calore della mano stampavano delle parole.

 

La San Carlo, con la linea di merendine Junior, rispose regalando ai propri piccoli clienti adesivi, poster. Acquistando un pacco da dieci merendine, ottenevano una navicella di Goldrake in polipropene da far “volare” in spiaggia… (io l’avevo).

I supermercati Standa seguirono la scia del successo di Goldrake mettendolo in prima pagina sul catalogo di Natale (realizzato per aiutare le mamme ad acquistare i doni natalizi per i propri figlioli), e regalando anch’essa adesivi.

Il maglificio Magnolia regalava stickers per l’ acquisto delle piccole canottiere “spaziali” per gli “uomini del domani”…
Anche Ovomaltina aveva i gadget dell’eroe giapponese creato da Go Nagai.


Ed ecco altre pubblicità trovate nel Web…

Interessante, poi, vedere aziende che ,pur non avendo il robot originale come testimonial, ne inventavano di sana pianta. Si veda, per esempio, l’immagine creata dalla ditta di abbigliamento giovane Faciba Casuals.

(Ringrazio i siti “Giocattoli vintage”, “L’antro atomico del dottor Manhattan” e “Storiainrete” perché senza di loro non avrei potuto scrivere tutto questo).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *