Il 27 aprile del 2026 si è spento all’età di 73 anni, dopo una lunga lotta contro il cancro, Gerry Conway, autore di alcune delle più importanti storie dell’Uomo Ragno e creatore di alcuni dei personaggi più influenti di Marvel e DC. Conway, dotato di uno stile di scrittura più adulto e maturo rispetto a molti sceneggiatori della sua epoca, ha cominciato a scrivere fumetti ad appena 19 anni, e dopo essersi fatto le ossa su serie minori per la DC, spinto da Roy Thomas è passato in Marvel, dove, come vedremo, ha lasciato il segno non soltanto nella Casa delle Idee ma in generale in tutto il mondo dei comics. Di seguito non vedremo al dettaglio tutta la sua carriera ma ci soffermeremo sulle storie e sui personaggi che ritentiamo più rilevanti e degni di nota. AMAZING SPIDER-MAN Se si fa il nome di Gerry Conway non si può non parlare de “La Notte in cui morì Gwen Stacy”, pietra miliare della produzione Marvel e che ha segnato per sempre il mondo dei fumetti. In quel 1973 Conway, insieme a Stan Lee, John Romita e lo staff Marvel indicono una riunione in cui decidono di eliminare uno dei membri del cast dell’Uomo Ragno. Inizialmente si pensò di eliminare zia May, mai troppo amata dai fan, ma si ritenne, a ragione, che fosse troppo importante nelle dinamiche quotidiane del personaggio. Il preoccuparsi per le condizioni economiche e di salute della zia erano una forte motivazione per l’Uomo Ragno. Si decise dunque di optare per Gwen Stacy, la fidanzata di Peter da ormai molti anni. Conway riteneva che al punto in cui era la loro relazione l’unica strada possibile fosse il matrimonio, ma la cosa avrebbe reso Peter un adulto agli occhi del lettore, privandolo di quello spirito giovanile che è sempre stato il suo tratto più peculiare e il suo maggior punto di forza. Gwen era ritenuta noiosa e “perfettina”, inoltre Romita scalpitava per sostituirla, come interesse sentimentale di Peter, con la scoppiettante Mary Jane. Per questi motivi dunque nell’ormai immortale Amazing Spider-Man n. 21 avvenne l’omicidio: il vecchio nemico Goblin, aka Norman Osborn, recupera il ricordo dell’identità segreta di Spidey e, volendo vendicarsi di lui, ne rapisce la fidanzata, trascinandola priva di sensi sul ponte di Brooklyn. Ne consegue un inevitabile scontro durante il quale la biondina precipita nel vuoto. L’Uomo Ragno interviene in tempo, ma mentre tira su il corpo si accorge che è privo di vita. La ragazza era già morta. Nell’albo si dirà che la morte fu dovuta allo “shock provocato dalla caduta” ma in seguito si attribuirà alla ragnatela che nel fermare di colpo la caduta le avrebbe rotto il collo. A dire il vero le cause non sono ben chiare anche oggi, ma di fatto, la morte di Gwen Stacy ha rappresentato una rottura negli schemi narrativi tipici dei comics fino ad allora. In molti l’hanno definito il passaggio da un’epoca spensierata e innocente a una più matura e drammatica. Anche Norman Osborn passò a miglior vita nell’albo successivo, rimasto impalato dal suo stesso aliante mentre cercava di uccidere Spidey. La morte di Gwen e di Norman avranno conseguenze (narrative e non) a lungo termine nella vita dell’Uomo Ragno, segnandolo in modo indelebile. Le conseguenze vedranno coinvolto lo Sciacallo, nuovo nemico dal ruolo rilevante nella vita di Peter Parker. Ma non possiamo parlare di lui senza prima presentare un personaggio ad esso legato: il Punitore. Concepito originariamente con un mercenario assoldato dallo Sciacallo per fargli assassinare l’Uomo Ragno, colpevole di aver ucciso l’imprenditore Norman Osborn, il Punitore è stata una fortunata intuizione da parte di Conway. Ispirato dalla serie romanzi di Don Pendlenton, The Executioner, Conway ne elaborò un bozzetto che, grazie anche all’inestimabile contributo grafico di John Romita Sr., il quale ne ampliò il disegno del teschio su tutto il petto, diede come risultato un personaggio carismatico e affascinante. Sparito a metà di Amazing Spider-Man n. 129 del 1974, dopo aver constatato l’innocenza di Spidey e di essere stato raggirato dallo Sciacallo, il Punitore sembrava un personaggio destinato a sparire, ma Conway ne intravide il potenziale. Riapparve come “alleato scomodo” già nel numero 134, mostrando le qualità che lo renderanno il più famoso anti-eroe della Marvel. Il Punitore iniziò a comparire come guest-star in diverse serie Marvel, prima di ricevere l’onore di una serie personale tutta sua – a volte anche più d’una – diventando uno dei personaggi Marvel più noti degli anni ’90 e che gode ancora oggi di grande prestigio. Ma torniamo allo Sciacallo. Criminale dall’identità segreta e dalle motivazioni oscure, Conway lo fa tornare ciclicamente per circa un anno a tormentare l’Uomo Ragno. Nel 1975 finalmente tutti i nodi vengono al pettine in quella che oggi è conosciuta come la prima Saga del Clone (Amazing Spider-Man n. 141/151), conseguenza diretta della morte di Gwen. Grande colpo di scena fu il ritorno di Gwen Stacy sulla soglia della casa di Peter Parker. Conway, dopo aver seminato dubbi, rivela che la biondina non era altro che un clone realizzato proprio dallo Sciacallo per fare impazzire il nostro eroe. Di conseguenza, è chiaro che questi è a conoscenza dell’identità segreta di Peter Parker. Costui infatti è l’ex professore di biologia di Peter, Miles Warren: infatuato di Gwen, riteneva l’Uomo Ragno colpevole della sua morte. Nel climax del racconto, avvenuto nel numero 149, Conway decide di far combattere l’Uomo Ragno contro un suo clone creato dallo stesso Sciacallo, non specificando mai chi è chi, mettendo il personaggio dinnanzi alla sua più grande crisi d’identità. Al termine della storia, l’esplosione di una bomba provoca la morte dello Sciacallo e di uno dei due Uomo Ragno. Ma chi è morto tra i due? Conway liquida la cosa con una rivelazione durante un altro scontro tra l’Uomo Ragno e l’Ammazza-Ragni, in cui il nostro eroe capisce di essere quello vero, avendo nel frattempo maturato dei sentimenti per Mary Jane, cosa che il clone non avrebbe avuto il tempo di sviluppare. La convinzione è tale che Peter, il quale si era rivolto al dottor Curt Connors (aka Lizard) per avere una risposta, decide che non ha bisogno di leggere il responso delle analisi, e le getta dalla finestra. La cosa non è stata messa in dubbio per ben 19 anni, ma nel 1994, l’aver gettato via il responso delle analisi in n. 150 si è rivelato una fortunata intuizione, dato che in Web of Spider-Man n. 114 il clone, fino a quel momento ritenuto morto, fece il suo ritorno e la crisi d’identità su chi fosse il vero Peter viene riaperta. Gerry Conway ha sempre dichiarato l’ambiguità di quel finale fosse casuale, in quanto egli stesso e tutto lo staff editoriale non avevano assolutamente in mente di sostituire l’eroe più popolare della Marvel con un clone, ma quella vignetta finale ha aperto degli scenari narrativi interessanti, su cui gli autori Terry Kavanagh e Howard Mackie hanno costruito la seconda Saga del Clone, uno degli archi narrativi più lunghi, controversi ma sicuramente tra i più noti del personaggio Sempre a Conway si deve la trasformazione di Harry Osborn nel nuovo Goblin, anche se la sua idea farà la fortuna di un altro autore. Sempre nel 1974, dopo aver agito nell’ombra nei numeri precedenti, Harry Osborn, coinquilino e miglior amico di Peter Parker, scopre che questi è in realtà l’Uomo Ragno, l’assassino, a suo dire, di suo padre Norman Osborn. Vestiti i panni del Folletto Verde, Harry dà vita a uno scontro con il suo amico-nemico, mostrando una crudeltà e un sadismo notevoli: rapisce zia May, MJ e Flash Thompson portandoli in tre luoghi diversi, dicendo a Spidey che uno dei tre è collegato a un bomba destinata a esplodere. Il nostro intuisce che si tratta di zia May e riesce a salvarla in tempo sconfiggendo il nuovo Goblin, per poi spogliarlo del costume e consegnarlo alla giustizia. Harry viene internato, e tutte le allusioni al suo essere Goblin e che Peter fosse l’Uomo Ragno vengono prese per allucinazioni dovute ai suoi trascorsi da tossico. Gerry Conway ha dichiarato di aver avuto esperienze con le droghe allucinogene e di aver preso spunto da esse per sviluppare la follia di Harry. In Green Goblin Lives Again! – ASM n. 136/137 – Conway pone le basi per un villain straordinario, riproponendo la nemesi defunta in una chiave nuova e interessante, ma per motivi a noi sconosciuti la cosa non venne sviluppata e venne a cadere quando Harry andò in cura da uno psichiatra, che si approfittò dei suoi segreti per diventare il terzo Goblin. Invece Harry combattè i propri demoni interiori, perdendo la memoria sull’identità segreta di Peter e tornando a essere un comprimario, in un ciclo di storie scritto da Len Wein. Proprio come nella saga del clone, le intuizioni di Conway hanno fatto la fortuna di qualcun altro. All’inizio degli anni ’90, J.M. De Matteis riprende le malsane psicosi di Harry, ora marito e padre, sviluppando un lungo ciclo passato alla storia come “Il Bambino Dentro”. In questo arco narrativo De Matteis definisce la personalità di Harry come vittima di abusi genitoriali, una persona insicura che ha idealizzato la figura del padre e che ritiene Peter invidioso del loro legame, motivo per il quale pensa che lo abbia ucciso, non riuscendo ad accettare la realtà dei fatti contrapposta. È un ciclo narrativo che ha fatto la storia del Ragno, ispirato alle idee di Conway, e su cui si baserà l’intero arco narrativo di Harry nei tre film di Spider-Man del regista Sam Raimi, usciti nei primissimi anni 2000, con James Franco a dare il volto a Harry. Conway ha lasciato Amazing Spider-Man nel 1975, per poi tornare sul personaggio, stavolta sulla testata Spectacular Spider-Man alla fine degli anni ’80, in un ciclo di storie noir comprendenti i Fratelli Lobo e soprattutto il sicario Lapide, uno dei nemici “moderni” del Ragno più caratteristici. NON SOLO SPIDER-MAN Gerry Conway non si è occupato soltanto dell’Uomo Ragno. A lui si deve la co-creazione di tre personaggi horror della Marvel: Man-Thing, Licantropus e la versione moderna di Dracula per la Marvel (anche se questi è stato reso un cult da Marv Wolfman). Soprattutto a lui si deve la creazione di Ms. Marvel. Alla fine degli anni ’70 la Marvel stava valutando di lanciare sul mercato versioni femminili dei propri eroi, più che altro per accaparrasi i diritti sui nomi. MS. MARVEL Ripescando un comprimario di Capitan Marvel creato negli anni ’60 da Stan Lee e Gene Colan, Conway ideò Ms Marvel, ovvero l’ex capo della sicurezza a Cape Canaveral Carol Danvers. La ragazza non sa di essere ella stessa la super-eroina, in quanto soffre di amnesia dovuta all’incidente che le ha donato i superpoteri, rendendola simile proprio a Mar-Vell. Le due sembrano essere due personalità separate, la terreste Carol e la kree Ms Marvel, che cambia addirittura acconciatura quando attiva i suoi poteri. Conway descrive Carol Denvers a capo di una rivista di moda, Women Magazine, pubblicata nientemeno che da J. Jonah Jameson, mostrando già quella caparbietà che la caratterizzerà negli anni a venire. Carol è una donna emancipata in grado di tener testa al burbero editore, ottenendo la parità salariare per lei e le sue colleghe. Sebbene inizialmente diverso dal personaggio che in seguito verrà delineato dal successore Chris Claremont, già nei primi numeri Ms. Marvel mostrava delle potenzialità all’avanguardia per il periodo. La serie chiuse dopo due anni, nel 1979, e nei decenni successivi il personaggio non godette di molta fortuna… ma nel 1999 venne ripreso da Kurt Busiek in Avengers e a poco a poco ha recuperato popolarità, tanto che oggi è un personaggio centrale nel Marvel Universe. Il film del 2019 con Brie Larson come protagonista mostra diversi punti in comune con i primi numeri scritti da Conway, con la crisi d’identità come motore centrale della storia. FIRESTORM Gerry Conway non ha lavorato soltanto per la Marvel, ma anche per la rivale DC, dove il suo contributo più rilevante è Firestorm, l’uomo nucleare. Creato nel 1978 in una serie a lui dedicata, Firestrom era stato pensato da Conway per essere l’eroe adolescente della DC come l’Uomo Ragno lo era per la Marvel. Per non ripetere le dinamiche, decise di non caratterizzare il suo protagonista come lo studente bravo in scienze. Ronnie Raymond non era propriamente uno studente brillante. L’incidente che gli donerà i poteri, però, lo fonderà con il brillante professore Martin Stein, e insieme i due formeranno una creatura ibrida dai capelli di fuoco potentissima, in grado di manipolare la materia. Ronnie aveva il controllo del corpo di Firestorm, ma poteva entrare in contatto con la mente di Stein, che dava al ragazzo consigli su come utilizzare al meglio i propri poteri. Il legame tra i due ricordava quello tra Rick Jones e Mar-Vell, risultando divertente per i lettori. Sebbene la serie sia durata appena 5 numeri, a causa della crisi finanziaria che colpì la DC, Conway crede nel suo personaggio, portandolo nella Justice League e in seguito, nel 1982, in una nuova serie personale. Sebbene rivisitato più volte nel corso dei decenni, Firestorm è ancora oggi un eroe molto popolare nell’universo DC, tanto da apparire tra i protagonisti della serie TV Legends of Tomorrow. POWER GIRL Altro personaggio creato da Gerry Conway per la DC è Power Girl, al secolo Kara-L o Karen Starr, cugina del Superman di Terra 2. Apparsa per la prima volta nel 1976 su All American Comics n. 58, Power Girl era la versione alternativa di Supergirl di questo mondo, una donna forte e indipendente (come Ms Marvel), che non vuole essere considerata una variante del celebre cugino ma un’eroina a sé stante. Sopravvissuta all’epurazione editoriale di Crisi sulle Terre Infinite, sebbene le sue origini vengano ciclicamente rivisitate dai vari autori – a volte prendendo le distanze da Superman, altre volte riavvicinandola al retaggio kryptoniano –, Power Girl è ancora oggi un personaggio molto popolare e influente nell’universo DC, facendo parte di diversi team, tra cui la Justice League, sebbene sia innegabile che gran parte della sua popolarità sia dovuta alla sua generosa scollatura che mette in mostra il grande seno, pare figlio di un’intuizione grafica di Wally Wood (lo stesso creatore del costume rosso di Daredevil), che dà vita a numerosi sketch umoristici. JUSTICE LEAGUE Gerry Conway è anche ricordato per la versione meno riuscita della Justice League, nota come la “versione Detriot” del 1984. Stabilitosi in una fabbrica in disuso della “città dei motori”, questa versione del celebre team DC vedeva, attorno al veterano Martin Manhunter, alcune creazioni di Conway che non avevano avuto fortuna: Vixen, la prima eroina africana della DC, in grado di utilizzare i poteri degli animali; Steel, un omaggio a Capitan America, un uomo indistruttibile in costume patriottico; Vibe, il primo eroe latino-americano della DC, proveniente da una gang di L.A. e dotato di poteri sismici; e Gipsy, una gitana dal potere di creare illusioni. L’intenzione era quella di creare un gruppo multietnico sulla falsariga dei Teen Titans o gli X-Men della Marvel. Conway però non era molto a suo agio nello scrivere i gruppi e i modi in cui caratterizzava certi personaggi, appartenenti a culture che non conosceva, risultava stereotipato e macchiettistico. Tuttavia ancora oggi alcuni di questi personaggi appaiono nelle produzioni DC, non soltanto nei fumetti ma anche nei cartoons e nelle serie live action come Legends of Tomorrow. ROBIN Gerry Conway ha contribuito ad arricchire anche la mitologia di Batman, creando il secondo Robin, Jason Todd, personaggio che ha segnato la vita del Cavaliere Oscuro. Dobbiamo riconoscere che questo Robin abbia avuto un’evoluzione diversa da come l’avesse originariamente concepita Conway. La sua versione vedeva il giovane Todd come acrobata del circo rimasto orfano dopo la morte dei genitori, una storia identica in tutto e per tutto a quella di Dick Grayson. Jason in questa prima versione aveva i capelli rossi, e se li è successivamente tinti di nero quando ha intrapreso la carriera di Robin. Nella versione post Crisi sulle Terre Infinite invece, Jason era un ladruncolo di strada che veniva adottato da Batman dopo che lo aveva aiutato a risolvere un caso. I suoi capelli erano neri naturali ed era caratterizzato da un carattere più impulsivo rispetto al predecessore. Curiosamente, sebbene Conway non abbia avuto alcun ruolo in questo, la figura di Jason Todd ha assunto per Batman lo stesso significato che Gwen Stacy ha avuto per l’Uomo Ragno, ossia quella fine imprevista che l’eroe non è riuscito a impedire, suscitando in lui un pesante senso di colpa che lo accompagnerà per decenni. SUPERMAN CONTRO L’UOMO RAGNO Uno dei lavori di maggior prestigio per Conway è senz’altro l’aver avuto l’onore di firmare il primissimo crossover tra DC e Marvel, ossia LA BATTAGLIE DEL SECOLO: SUPERMAN CONTRO L’UOMO RAGNO, disegnato dal collega di Amazing Spider-Man, ossia Ross Andru. Incurante della continuty, Conway immagina che i due eroi agissero in un universo condiviso. Manipolati a loro insaputa dai loro arcinemici, Lex Luthor e il Dottor Octopus, i due eroi si battono prima tra loro – con Spidey potenziato per l’occasione – per poi unire le forze e fermare il duo di scienziati criminali. Conway gioca molto sulle analogie speculari tra i due eroi, entrambi legati a un giornale quotidiano, e riesce a imbastire un’avventura avvincente e convincente, per quanto semplice. Navigazione articoli LE CURVE PERICOLOSE DI PANTERA BIONDA MATITE BLU 485