Marcello Toninelli mi ha rimproverato perché faccio troppe interviste a Iaia, e questa osservazione mi ha fatto venire l’idea di sentirla sugli autori di Zagor. Personalmente ho letto solo tutte le storie di Guido Nolitta (Sergio Bonelli) e di Tiziano Sclavi, più qualcuna di Moreno Burattini. – Perché quando Nolitta abbandona i testi di Zagor il personaggio diventa realistico? Forse perché Decio Canzio, il supervisore, amava il realismo? Non direi che Zagor sia diventato più realistico solo perché Decio Canzio era favorevole al realismo. Canzio ebbe un ruolo importante, ma il cambiamento fu il risultato di una trasformazione più ampia della serie e della casa editrice. Il punto fondamentale è che Zagor era nato su un equilibrio particolare: western, avventura, horror, fantascienza, umorismo e un protagonista quasi mitologico. La “Darkwood” di Nolitta non era una vera frontiera storica: era un luogo fantastico nel quale poteva succedere praticamente di tutto. Con Canzio e soprattutto con gli autori che arrivano dopo Nolitta, cambia progressivamente la concezione del personaggio. Il realismo di Zagor non è semplicemente “più accuratezza storica” È soprattutto un realismo dei personaggi e delle conseguenze. Lo Zagor classico poteva: affrontare un mostro; incontrare un popolo perduto; combattere un esercito; finire in una storia fantascientifica; fare una gag con Cico; e il lettore accettava tutto perché Darkwood era un universo fiabesco-avventuroso. Il problema nasce quando si cerca di rendere quello stesso universo più plausibile. A quel punto bisogna chiedersi: “Ma questa cosa potrebbe davvero succedere nella frontiera americana?” E appena cominci a porre sistematicamente questa domanda, Zagor cambia natura. Canzio però non va demonizzato Secondo me sarebbe troppo semplice dire: “Nolitta = fantasia, Canzio = realismo, quindi Canzio ha rovinato Zagor.” C’è una ragione editoriale per la sua scelta. Dopo decenni, Zagor rischiava di essere una formula ripetitiva. Il realismo permetteva di rinnovarlo: conflitti fra indiani e bianchi, politica, esercito, schiavitù, guerre, criminalità, frontiera, ecc. E alcuni autori hanno prodotto storie molto belle proprio grazie a questa svolta. Il problema è un altro: quanto realismo può sopportare Zagor prima di smettere di essere Zagor? Secondo me il vero errore è stato confondere “realismo” con “serietà” Questa distinzione è fondamentale. Nolitta poteva essere serissimo senza essere realistico. Poteva raccontare una tragedia, una vendetta o una morte e contemporaneamente mettere Cico in una situazione comica. Il suo mondo funzionava secondo una logica romanzesca, non documentaria. Quando Zagor diventa più realistico, spesso diventa anche: più cupo; più razionale; più storico; meno fantastico; meno imprevedibile. E soprattutto Zagor perde un po’ della sua natura di leggenda vivente. Quindi io formulerei la questione così: Canzio non ha semplicemente “reso realistico Zagor”. Ha contribuito a spostare Zagor da un universo mitologico a un universo narrativo più realistico. E questo spiega perché alcuni lettori amino lo Zagor post-Nolitta e altri lo percepiscano come un ottimo fumetto d’avventura, ma non più veramente Zagor. Se vuoi, possiamo andare ancora più a fondo: confrontare Nolitta, Toninelli, Burattini e Boselli, perché lì si vede benissimo come e quando Zagor passa dal fantastico al realistico — e secondo me Toninelli è il vero punto di svolta, più ancora di Canzio. – Vuoi prendertela con Tonine’? Sì. E farei una distinzione importante: Canzio è il contesto editoriale; Toninelli è il vero laboratorio della trasformazione narrativa. Boselli poi compie un’altra trasformazione ancora, diversa. 1. Nolitta: Darkwood è una mitologia Per Nolitta, Zagor non è veramente un uomo della frontiera storica. È una figura leggendaria che vive in una frontiera fantastica. Per questo nella stessa serie possono convivere senza problemi: western; horror; fantascienza; pirati; civiltà perdute; mostri; indiani; esploratori; gag comiche; tragedia. Non c’è bisogno di giustificare tutto. La plausibilità nasce dal tono del racconto, non dalla plausibilità degli eventi. Ed è una caratteristica fondamentale. Zagor può fare cose impossibili perché Zagor è Zagor. 2. Toninelli: arriva la “frontiera plausibile” Con Toninelli cambia soprattutto la percezione del mondo. Non significa che scompaiano immediatamente mostri e situazioni fantastiche. Il punto è che Darkwood comincia a essere trattata maggiormente come un luogo geografico e storico, con una logica più concreta. Le storie tendono maggiormente verso: problema → conflitto → indagine → soluzione. E diminuisce la sensazione nolittiana di: “Vediamo cosa c’è dietro la prossima collina.” È un cambiamento enorme. Toninelli, inoltre, deve scrivere dopo una quantità gigantesca di materiale nolittiano. Non può semplicemente continuare a fare Nolitta. Deve trovare un modo per normalizzare il personaggio. E qui secondo me sta il suo limite e contemporaneamente il suo merito. Lo Zagor di Toninelli è spesso più uomo e meno mito. 3. Canzio: non tanto autore, quanto regista della trasformazione Qui tornerei alla tua domanda iniziale. Non credo che si possa dire: “Zagor diventa realistico perché Canzio voleva il realismo.” È troppo semplice. Canzio favorisce una concezione editoriale nella quale la serie deve avere maggiore coerenza, continuità e credibilità. Ma questa esigenza incontra un problema: la mitologia di Nolitta era costruita proprio sulla libertà dall’eccessiva coerenza. Quindi il realismo diventa anche una maniera per controllare una serie che, dopo centinaia di storie, aveva accumulato qualsiasi cosa. 4. Boselli: il realismo diventa qualcos’altro E qui c’è il passaggio più interessante. Boselli non torna a Nolitta. Fa qualcosa di diverso: trasforma Zagor in un grande romanzo d’avventura seriale. Boselli recupera moltissimi elementi fantastici, ma li inserisce in una costruzione molto più articolata: continuity; passato dei personaggi; grandi saghe; geopolitica; popoli e culture; personaggi ricorrenti; eventi che hanno conseguenze successive. È molto più “realistico” di Nolitta nella costruzione del mondo, ma contemporaneamente può essere molto più fantastico nelle situazioni. Questa è la cosa paradossale. Nolitta fantastico + semplice Toninelli realistico + semplice Boselli realistico + complesso + fantastico Ed è proprio per questo che Boselli non è semplicemente il continuatore di Toninelli. 5. Il prezzo pagato Secondo me la trasformazione ha però un costo. Nolitta aveva una qualità difficilissima da replicare: l’imprevedibilità. Non sapevi mai se il prossimo albo sarebbe stato una tragedia indiana, un’avventura marinaresca, un horror, una commedia o una storia fantascientifica. Il lettore accettava tutto perché Darkwood era un territorio dell’immaginazione. Quando la serie diventa più realistica e strutturata, acquista: coerenza; profondità; continuità; documentazione; psicologia. Ma perde un po’ di quella libertà selvaggia. E secondo me è questo il vero spartiacque, non una presunta contrapposizione “progressista/conservatrice”. La domanda fondamentale diventa quindi: Zagor deve essere un uomo realmente esistito in una frontiera fantastica, oppure una leggenda che usa la frontiera come palcoscenico? Nolitta sceglie chiaramente la seconda soluzione. Toninelli tende verso la prima. Boselli cerca una sintesi. Ed è probabilmente questo il modo più utile per leggere l’evoluzione di Zagor senza ricorrere a categorie ideologiche contemporanee. – Quello fedele a Nolitta era Tiziano Sclavi, salvo nell’ultima storia… Sì, questa è un’osservazione molto centrata. Se parliamo di fedeltà allo spirito di Nolitta, più che di semplice continuità editoriale, Sclavi è probabilmente uno dei casi più interessanti. La cosa curiosa è che Sclavi arriva proprio quando Zagor sta andando verso una maggiore razionalizzazione. Sclavi conserva la cosa più importante di Nolitta: il fantastico non deve essere giustificato Nelle sue storie di Zagor c’è ancora quella logica per cui Darkwood può diventare improvvisamente: un luogo da incubo; una terra di leggende; uno scenario soprannaturale; un posto assurdo e grottesco; oppure una commedia. E non c’è necessariamente bisogno di ricondurre tutto alla normalità. Questo è molto nolittiano. La differenza è che Sclavi porta dentro Zagor un immaginario molto più inquietante e moderno. Non cerca di imitare la voce di Nolitta; conserva piuttosto la sua libertà narrativa. E soprattutto conserva Cico Sembra un dettaglio, ma non lo è. Per Nolitta, Cico non è semplicemente la spalla comica. È una componente strutturale dell’universo di Zagor. Il comico e il tragico possono stare nella stessa storia. Sclavi capisce perfettamente questa cosa. Per questo il suo Zagor può passare dall’assurdo all’orrore senza che il cambio di registro distrugga il personaggio. Sclavi è molto fedele a Nolitta proprio perché non cerca di rendere Zagor realistico. Anzi, direi una cosa ancora più forte: Sclavi è forse più nolittiano di Toninelli proprio perché accetta l’irrazionalità di Darkwood invece di cercare di normalizzarla. La differenza è che Nolitta usa il fantastico per creare meraviglia, mentre Sclavi spesso lo usa per creare inquietudine e straniamento. Ed è una differenza enorme, ma non necessariamente una rottura. – E veniamo all’ultimo autore… Se con “l’ultimo autore” intendi Moreno Burattini, allora arriviamo al punto forse più delicato dell’evoluzione di Zagor. Burattini è interessante perché non è né Nolitta, né Toninelli, né Boselli. Il suo Zagor nasce quando la serie ha ormai alle spalle tutte quelle trasformazioni. Burattini: il custode della tradizione Il suo obiettivo principale mi sembra essere stato quello di ricostruire la continuità con lo Zagor storico. Recupera: vecchi personaggi; vecchi nemici; elementi della continuity; atmosfere della vecchia Darkwood; collegamenti con storie molto lontane. E soprattutto cerca di evitare che Zagor diventi semplicemente un western realistico. Da questo punto di vista, Burattini è molto più vicino a Nolitta di quanto potrebbe sembrare. Però c’è una differenza fondamentale Nolitta inventava il mito. Burattini conserva il mito. Ed è una differenza enorme. Quando Nolitta introduceva un nuovo personaggio o una nuova civiltà, non doveva chiedersi: “Come si inserisce questo nella storia di Zagor?” Perché quella storia era ancora in costruzione. Burattini invece scrive con quarant’anni di materiale alle spalle. Ogni nuova idea deve confrontarsi con una quantità enorme di precedenti. Il risultato è uno Zagor molto più consapevole della propria storia. Il suo pregio più grande Burattini ha una cosa che secondo me viene sottovalutata: conosce perfettamente la grammatica di Zagor. Sa che il personaggio ha bisogno di alternare: avventura → mistero → umorismo → azione → momento drammatico. E sa che Cico non deve essere semplicemente eliminato o trasformato in una macchietta marginale. In questo senso è un ottimo amministratore dell’eredità nolittiana. Ma proprio qui nasce il limite Talvolta sembra che Burattini abbia troppo rispetto per Zagor. Nolitta poteva permettersi di essere irriverente verso il proprio personaggio. Sclavi poteva addirittura distruggerne l’immagine. Burattini invece tende più spesso a proteggere l’identità di Zagor. E quando proteggi troppo un personaggio, rischi di renderlo prevedibile. Il problema non è quindi il realismo. È quasi l’opposto: Burattini rischia talvolta di essere troppo fedele. E qui arriviamo alla differenza decisiva con Sclavi Sclavi dice: “Vediamo cosa succede se Zagor entra nell’incubo.” Burattini dice: “Vediamo come possiamo raccontare una nuova storia che sembri appartenere all’universo di Zagor.” Sono due atteggiamenti completamente diversi. Il primo è creativo e destabilizzante. Il secondo è conservativo e filologico. Entrambi possono produrre ottime storie, ma hanno rischi opposti. – Burattini è bravo, ma ha messo troppe biondone, ha un ritmo di scrittura lento e ha collegato troppo il personaggio al Bonelliuniverso… Sì, e queste mi sembrano critiche molto più sostanziali al Burattini autore rispetto alla questione del realismo. Le tre che indichi sono collegate. 1. Le “biondone” Qui non parlerei tanto in termini morali, ma di formula narrativa. Burattini tende spesso a introdurre figure femminili molto riconoscibili secondo un certo modello estetico: donne giovani, avvenenti, spesso costruite anche come elemento di attrazione immediata per Zagor o per il lettore. Il problema non è che in Zagor ci siano donne attraenti — sarebbe assurdo: anche Nolitta ne utilizzava. Il problema è la ripetizione del dispositivo. Quando una caratterizzazione si ripete troppo, la donna rischia di diventare prima di tutto una funzione della storia: arriva la bella straniera → Zagor entra in relazione con lei → nasce il mistero/conflitto → lei acquista un ruolo nell’avventura. Nolitta poteva fare una cosa simile, ma aveva una maggiore varietà di figure femminili e soprattutto una maggiore imprevedibilità nel modo in cui entravano nella storia. Quindi la critica più precisa sarebbe: Burattini tende a ricorrere troppo a un certo stereotipo di personaggio femminile perché è narrativamente comodo. 2. Il ritmo lento Questa per me è la critica più forte. Burattini è uno sceneggiatore che ama preparare. Introduce il luogo, i personaggi, il passato, il problema, i sospetti, le motivazioni… Poi finalmente parte l’avventura. Il problema è che Zagor è un fumetto d’avventura. E l’avventura ha bisogno di slancio. Nolitta poteva anche essere verboso, ma spesso aveva una qualità straordinaria nel passare rapidamente a: situazione → sorpresa → pericolo → reazione. Burattini tende maggiormente a: situazione → spiegazione → altra spiegazione → personaggio racconta il passato → altro personaggio chiarisce → finalmente accade qualcosa. È una differenza di ritmo molto concreta. E secondo me spiega perché alcune sue storie, anche quando hanno una buona trama, si leggono più lentamente di quanto meriterebbero. 3. Il collegamento eccessivo con il Bonelliuniverso Questa è forse la critica più interessante delle tre. Perché una cosa è recuperare la continuity di Zagor. Un’altra è trasformare Zagor in un punto di intersezione dell’universo Bonelli. Il secondo procedimento rischia di essere controproducente. Zagor nasceva in un mondo che aveva una propria mitologia: Darkwood. Se cominci a collegarlo continuamente ad altri personaggi, altri fumetti, altre linee narrative e alla storia generale della Bonelli, succede qualcosa di curioso: Darkwood smette di essere un universo autosufficiente. Diventa un quartiere dell’Universo Bonelli. E questo, per me, è un impoverimento. Il problema di fondo Tutte e tre le tue critiche possono essere ricondotte a una sola: Burattini tende a costruire Zagor attraverso elementi già riconoscibili, invece di lasciare che la storia generi spontaneamente il meraviglioso. Le biondone sono un elemento ricorrente. Il ritmo lento deriva dalla costruzione troppo esplicita. Il Bonelliuniverso deriva dalla continua ricerca di collegamenti. Nolitta invece aveva una qualità opposta: poteva inventare una cosa e basta. Non doveva necessariamente collegarla a qualcosa. E questo ci porta a una distinzione che secondo me chiarisce tutta l’evoluzione: Nolitta → crea la mitologia. Sclavi → la reinventa. Toninelli → la rende più concreta. Boselli → la amplia e la struttura. Burattini → la conserva e la collega. E proprio l’ultima parola, “collega”, può essere contemporaneamente la forza e il limite del Burattini di Zagor. Va be’, adesso chissà cosa dirà Toninelli. Naturalmente Iaia è l’Intelligenza artificiale… Navigazione articoli CORRADO ROI NEGLI HORROR DELLA UNIVERSO LA MODENA DI BONVI
Il fantastico di Sclavi è molto meno giustificato e plausibile di quello di Nolitta, che, ad esempio, spiega la presenza di un vampiro negli Stati Uniti con quella di un carrozzone di rumeni unitosi a una tradizionale carovana. Le spiegazioni di Sclavi, invece, non esistono: Zagor cammina nella nebbia e si trova nel mondo del Signore degli Anelli, in compagnia di un Conan biondo. Sinceramente, delle sue storie apprezzo solo l’ultima, perché è scritta come un bel Dylan Dog degli anni migliori. A me non dispiaceva Castelli come scrittore di Zagor; la seconda del vampiro non era per niente male. Rispondi