Negli anni ’70 il fumetto italiano attraversa una stagione intensa e complessa, che riflette a pieno i profondi mutamenti in atto nella società. Il decennio si apre con il peso delle tensioni politiche e sociali dell’Italia post-sessantottina: è un periodo attraversato da fermenti ideologici, movimenti studenteschi, rivendicazioni operaie, ma anche da una crescente disillusione. In questo clima, anche una parte del fumetto cambia volto, iniziando a rivolgersi con sempre maggiore consapevolezza a un pubblico culturalmente più esigente. Sergio Bonelli Editore in questo decennio consolida la sua posizione come punto di riferimento del fumetto d’avventura italiano. Oltre al successo continuo di Tex e Zagor, la casa editrice lancia nel 1977 Ken Parker, una serie western molto diversa da quelle tradizionali. Scritto da Giancarlo Berardi e disegnato da Ivo Milazzo, Ken Parker è un personaggio fragile, umano, spesso in contrasto con la violenza del mondo che lo circonda. Le sue avventure sono scritte con un linguaggio più narrativo e psicologico, a tratti letterario, si sviluppano in ambientazioni storicamente accurate e affrontano tematiche importanti e sociali. È uno dei primi esempi di fumetto capace di coniugare qualità narrativa e accessibilità. Sempre per Bonelli Editore, nel 1975 Guido Nolitta (alias Sergio Bonelli) crea il personaggio di Mister No, che verrà scritto anche da Alfredo Castelli (che negli anni Ottanta creerà Martin Mystère) e disegnato da Roberto Diso, Fabio Civitelli e Gallieno Ferri. Ambientata nell’Amazzonia degli anni ’50, si tratta della prima serie non ad ambientazione western della casa editrice milanese e per questa ritenuta la capostipite delle nuove serie che saranno pubblicate successivamente. La serie si conclude dopo 379 numeri nel 2006 per poi venire ripresa nel 2018 con una miniserie a colori di sei numeri dal titolo Mister No Revolution a opera di Michele Masiero (testi) e Matteo Cremona e Alessio Avallone (disegni), che lo reinterpretano in una nuova versione ambientata alla fine degli anni Sessanta e poi ancora nel 2019, con una maxi-serie di 14 numeri scritta da Michele Masiero e** Luigi Mignacco ** con i disegni di Massimo Cipriani e Marco Foderà, intitolata Mister No — Le Nuove Avventure che, ambientata prima dell’ultimo episodio della prima serie, riporta il personaggio nella sua dimensione originale. Ken Parker n.1 (giugno 1977) di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo In parallelo, l’editoria italiana continua a valorizzare autori e disegnatori che adottano uno stile più raffinato e sperimentale. Edizioni CEPIM (Bonelli) nel 1976 pubblica la collana a fumetti Un uomo un’avventura. Distribuita in edicola, si tratta di volumi monografici autoconclusivi avventurosi, affidati a vari autori, nazionali ed internazionali di rilievo tra i quali, solo per citarne alcuni, possiamo ricordare Hugo Pratt, Sergio Toppi, Attilio Micheluzzi, Ivo Milazzo, Enric Sió, Dino Battaglia, Guido Crepax, Guido Buzzelli. La collana si distinse per il formato cartonato, a colori, e per le storie autoconclusive, concepite come romanzi a fumetti. A differenza delle produzioni seriali rivolte a un pubblico giovane, questa collana si rivolgeva esplicitamente a lettori adulti e lasciava agli autori autonomia espressiva. Ogni volume presentava una narrazione autonoma, spesso ispirata a contesti storici e ambientazioni esotiche, con uno stile realistico e rivolto a un pubblico adulto. Salvo poche eccezioni — l’albo di Robert Gigi, rielaborazione di un’opera precedente e i primi tre episodi realizzati da Hugo Pratt, commissionati da Bonelli ma usciti prima in Francia — tutti i racconti della serie (30 numeri usciti tra il 1976 e il 1980) erano inediti. L’uomo di Lugo, una storia ideata da Magnus ispirata alla figura di Stefano Pelloni, brigante romagnolo della metà dell’Ottocento, completata solo nella sceneggiatura, è stata recentemente acquistata da Nicola Pesce Editore che la realizzerà con i disegni di Sergio Tisselli, collaboratore e amico di Roberto Raviola (Magnus), con il titolo L’uomo dalla schioppa d’argento. Integralmente la collana non è mai stata ristampata, ma molte storie sono state comunque riproposte singolarmente in vari formati, confermandone il valore e riconoscendogli di fatto una posizione fondamentale nel panorama del fumetto d’autore italiano. Corriere dei Ragazzi n.1 (gennaio 1972) Sempre negli anni settanta, anche nel settore delle riviste si cercano nuove strade per rivitalizzare la proposta editoriale. Nel 1972 nasce Il Corriere dei Ragazzi, pensato come una versione più moderna e dinamica del tradizionale Corriere dei Piccoli, da proporre a un pubblico giovanile più maturo. Sulla rivista trovarono spazio i lavori di grandi maestri del disegno come Dino Battaglia, Hugo Pratt, Mino Milani e Sergio Toppi, accanto a giovani come l’esordiente Silver, che dopo un periodo di apprendistato nello studio di Bonvi (anch’esso pubblicato sulla rivista), proprio su quelle pagine nel 1973 lancia Lupo Alberto, il cui successo esponenziale lo portò ad essere successivamente pubblicato anche su altre testate, tra le quali Eureka (1976) della Corno. Dal canto suo, l’Editoriale Corno prosegue con successo la pubblicazione di_ Alan Ford,_ , forte di tirature che arrivarono alle 200.000 copie, contribuendo a diffondere un’immagine più adulta e anticonvenzionale del fumetto. Ma una svolta per la casa editrice di Milano arrivò a metà del 1970 quando, a seguito dell’acquisizione dei diritti sui personaggi Marvel, le storie di supereroi come Uomo Ragno, Fantastici Quattro, Capitan America, Iron Man, Hulk e molti altri cominciarono a comparire regolarmente nelle edicole italiane, conquistando rapidamente un vasto pubblico e raggiungendo tirature superiori alle 100.000 copie. Questo successo aprì le porte alla diffusione di numerose altre testate a tema supereroistico, che contribuirono a diversificare l’offerta modificando anche il gusto del lettore medio. Proprio in quel periodo, Magnus decise di interrompere la collaborazione con Max Bunker e con la Corno, dopo aver illustrato i primi 75 episodi di Alan Ford, per intraprendere percorsi più personali. Il risultato fu Lo Sconosciuto, miniserie in sei numeri edita in formato tascabile da Edizioni del Vascello (dell’editore Renzo Barbieri) nel 1975. Opera dura, matura e realistica, densa di inquietudini esistenziali e tensioni geopolitiche, che confermò il talento dell’autore anche in ambiti più sofisticati. Nel 1977, sempre per Magnus, fu la volta de La compagnia della forca, una sorta di parodia fantasy rivolta ai più giovani che ruota attorno a una compagnia di ventura formata da figure disparate, impegnate in missioni collettive prive di un vero protagonista centrale. Dopo lo scioglimento del gruppo, la narrazione prosegue seguendo le storie individuali dei membri sparsi in diverse parti del mondo. Lo Sconosciuto n.1 (luglio 1975) Un momento di passaggio Nel frattempo, il panorama del fumetto italiano si apre sempre di più. In quegli anni di passaggio, il fumetto italiano inizia ad assorbire sempre più stimoli dall’esterno, aprendosi alla contaminazione di generi, nonché a linguaggi e influenze che ne ampliano le possibilità espressive. Non si tratta più solo di raccontare avventure o costruire personaggi seriali dal successo consolidato: il fumetto comincia a esplorare nuove strade. Se da un lato si consolida il modello del fumetto seriale, dall’altro emergono nuove tendenze. È un momento in cui la satira sociale, la sessualità e l’introspezione, l’autocritica, l’ironia feroce verso il costume e la politica si affacciano con decisione sulle pagine, spesso affiancandosi a un desiderio di introspezione e racconto personale. Alcuni autori iniziano a raccontare l’Italia contemporanea in chiave comica o drammatica, affrontando tematiche legate all’attualità e al disagio urbano. Con sguardo acuto e linguaggio spregiudicato, iniziano a usare il fumetto per parlare dell’Italia reale, quella segnata dal malessere, dalla tensione generazionale, da un disagio esistenziale che non trova più risposta nelle grandi narrazioni eroiche del passato. È qui che si comincia a intravedere una nuova generazione di fumettisti destinati a lasciare un segno profondo, che inizia a emergere nella seconda metà del decennio con pubblicazioni indipendenti e più radicali. Con i loro primi lavori, spesso pubblicati su riviste alternative o autoprodotte, autori come Andrea Pazienza, Filippo Scozzari, Tanino Liberatore e Stefano Tamburini, rompono gli schemi tradizionali e aprono le porte a un fumetto più viscerale, libero e sfrontato, che non ha paura di essere politico, né di risultare scomodo. Un’energia nuova, ancora incerta ma inarrestabile, che si nutre del presente per trasformarlo in narrazione. Alla fine degli anni Settanta, il fumetto italiano viveva un momento di transizione carico di tensioni. Le grandi stagioni precedenti — dal fumetto nero all’avventura popolare, passando per l’ondata erotica — avevano segnato il decennio con un’energia esplosiva, ma anche con un certo senso di saturazione. I modelli narrativi tradizionali cominciavano ad avere il “fiato corto”, i personaggi più longevi faticavano a rinnovarsi e la spinta propulsiva dell’innovazione sembrava rallentare. Eppure, si avvertiva il fermento di qualcosa di nuovo che stava nascendo, un cambiamento di sguardo. I lettori stessi stavano cambiando e non bastava più l’intrattenimento puro. Si cercavano storie più complesse, più vicine alla realtà, magari anche più dure, ma capaci di parlare a una coscienza critica, non solo all’immaginazione. Le riviste mensili, anche se in crisi di vendite, diventavano spesso laboratori sperimentali, luoghi di ibridazione fra generi e linguaggi. Penthothal di Andrea Pazienza In questa atmosfera sospesa, di bilancio e rilancio, alcune figure già stavano contribuendo a spostare il fumetto verso una dimensione più adulta e letteraria, lasciando intravedere la direzione che avrebbe preso negli anni successivi. Altre, invece, preparavano il terreno per una nuova visione del fumetto, libero da costrizioni. È proprio in questa zona di passaggio, né più totalmente popolare né ancora del tutto autoriale, che si colloca l’anima instabile e affascinante del fumetto italiano a cavallo tra Settanta e Ottanta: un terreno di confine, fertile e incerto, da cui prenderanno forma molte delle trasformazioni decisive del decennio a venire. Lupo Alberto di Silver Navigazione articoli Matite Blu 509 L’AMERICA IMMAGINARIA NEI FUMETTI DEL DOPOGUERRA
Ken Parker n.1 (giugno 1977) di Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo In parallelo, l’editoria italiana continua a valorizzare autori e disegnatori che adottano uno stile più raffinato e sperimentale. Edizioni CEPIM (Bonelli) nel 1976 pubblica la collana a fumetti Un uomo un’avventura. Distribuita in edicola, si tratta di volumi monografici autoconclusivi avventurosi, affidati a vari autori, nazionali ed internazionali di rilievo tra i quali, solo per citarne alcuni, possiamo ricordare Hugo Pratt, Sergio Toppi, Attilio Micheluzzi, Ivo Milazzo, Enric Sió, Dino Battaglia, Guido Crepax, Guido Buzzelli. La collana si distinse per il formato cartonato, a colori, e per le storie autoconclusive, concepite come romanzi a fumetti. A differenza delle produzioni seriali rivolte a un pubblico giovane, questa collana si rivolgeva esplicitamente a lettori adulti e lasciava agli autori autonomia espressiva. Ogni volume presentava una narrazione autonoma, spesso ispirata a contesti storici e ambientazioni esotiche, con uno stile realistico e rivolto a un pubblico adulto. Salvo poche eccezioni — l’albo di Robert Gigi, rielaborazione di un’opera precedente e i primi tre episodi realizzati da Hugo Pratt, commissionati da Bonelli ma usciti prima in Francia — tutti i racconti della serie (30 numeri usciti tra il 1976 e il 1980) erano inediti. L’uomo di Lugo, una storia ideata da Magnus ispirata alla figura di Stefano Pelloni, brigante romagnolo della metà dell’Ottocento, completata solo nella sceneggiatura, è stata recentemente acquistata da Nicola Pesce Editore che la realizzerà con i disegni di Sergio Tisselli, collaboratore e amico di Roberto Raviola (Magnus), con il titolo L’uomo dalla schioppa d’argento. Integralmente la collana non è mai stata ristampata, ma molte storie sono state comunque riproposte singolarmente in vari formati, confermandone il valore e riconoscendogli di fatto una posizione fondamentale nel panorama del fumetto d’autore italiano. Corriere dei Ragazzi n.1 (gennaio 1972) Sempre negli anni settanta, anche nel settore delle riviste si cercano nuove strade per rivitalizzare la proposta editoriale. Nel 1972 nasce Il Corriere dei Ragazzi, pensato come una versione più moderna e dinamica del tradizionale Corriere dei Piccoli, da proporre a un pubblico giovanile più maturo. Sulla rivista trovarono spazio i lavori di grandi maestri del disegno come Dino Battaglia, Hugo Pratt, Mino Milani e Sergio Toppi, accanto a giovani come l’esordiente Silver, che dopo un periodo di apprendistato nello studio di Bonvi (anch’esso pubblicato sulla rivista), proprio su quelle pagine nel 1973 lancia Lupo Alberto, il cui successo esponenziale lo portò ad essere successivamente pubblicato anche su altre testate, tra le quali Eureka (1976) della Corno. Dal canto suo, l’Editoriale Corno prosegue con successo la pubblicazione di_ Alan Ford,_ , forte di tirature che arrivarono alle 200.000 copie, contribuendo a diffondere un’immagine più adulta e anticonvenzionale del fumetto. Ma una svolta per la casa editrice di Milano arrivò a metà del 1970 quando, a seguito dell’acquisizione dei diritti sui personaggi Marvel, le storie di supereroi come Uomo Ragno, Fantastici Quattro, Capitan America, Iron Man, Hulk e molti altri cominciarono a comparire regolarmente nelle edicole italiane, conquistando rapidamente un vasto pubblico e raggiungendo tirature superiori alle 100.000 copie. Questo successo aprì le porte alla diffusione di numerose altre testate a tema supereroistico, che contribuirono a diversificare l’offerta modificando anche il gusto del lettore medio. Proprio in quel periodo, Magnus decise di interrompere la collaborazione con Max Bunker e con la Corno, dopo aver illustrato i primi 75 episodi di Alan Ford, per intraprendere percorsi più personali. Il risultato fu Lo Sconosciuto, miniserie in sei numeri edita in formato tascabile da Edizioni del Vascello (dell’editore Renzo Barbieri) nel 1975. Opera dura, matura e realistica, densa di inquietudini esistenziali e tensioni geopolitiche, che confermò il talento dell’autore anche in ambiti più sofisticati. Nel 1977, sempre per Magnus, fu la volta de La compagnia della forca, una sorta di parodia fantasy rivolta ai più giovani che ruota attorno a una compagnia di ventura formata da figure disparate, impegnate in missioni collettive prive di un vero protagonista centrale. Dopo lo scioglimento del gruppo, la narrazione prosegue seguendo le storie individuali dei membri sparsi in diverse parti del mondo. Lo Sconosciuto n.1 (luglio 1975) Un momento di passaggio Nel frattempo, il panorama del fumetto italiano si apre sempre di più. In quegli anni di passaggio, il fumetto italiano inizia ad assorbire sempre più stimoli dall’esterno, aprendosi alla contaminazione di generi, nonché a linguaggi e influenze che ne ampliano le possibilità espressive. Non si tratta più solo di raccontare avventure o costruire personaggi seriali dal successo consolidato: il fumetto comincia a esplorare nuove strade. Se da un lato si consolida il modello del fumetto seriale, dall’altro emergono nuove tendenze. È un momento in cui la satira sociale, la sessualità e l’introspezione, l’autocritica, l’ironia feroce verso il costume e la politica si affacciano con decisione sulle pagine, spesso affiancandosi a un desiderio di introspezione e racconto personale. Alcuni autori iniziano a raccontare l’Italia contemporanea in chiave comica o drammatica, affrontando tematiche legate all’attualità e al disagio urbano. Con sguardo acuto e linguaggio spregiudicato, iniziano a usare il fumetto per parlare dell’Italia reale, quella segnata dal malessere, dalla tensione generazionale, da un disagio esistenziale che non trova più risposta nelle grandi narrazioni eroiche del passato. È qui che si comincia a intravedere una nuova generazione di fumettisti destinati a lasciare un segno profondo, che inizia a emergere nella seconda metà del decennio con pubblicazioni indipendenti e più radicali. Con i loro primi lavori, spesso pubblicati su riviste alternative o autoprodotte, autori come Andrea Pazienza, Filippo Scozzari, Tanino Liberatore e Stefano Tamburini, rompono gli schemi tradizionali e aprono le porte a un fumetto più viscerale, libero e sfrontato, che non ha paura di essere politico, né di risultare scomodo. Un’energia nuova, ancora incerta ma inarrestabile, che si nutre del presente per trasformarlo in narrazione. Alla fine degli anni Settanta, il fumetto italiano viveva un momento di transizione carico di tensioni. Le grandi stagioni precedenti — dal fumetto nero all’avventura popolare, passando per l’ondata erotica — avevano segnato il decennio con un’energia esplosiva, ma anche con un certo senso di saturazione. I modelli narrativi tradizionali cominciavano ad avere il “fiato corto”, i personaggi più longevi faticavano a rinnovarsi e la spinta propulsiva dell’innovazione sembrava rallentare. Eppure, si avvertiva il fermento di qualcosa di nuovo che stava nascendo, un cambiamento di sguardo. I lettori stessi stavano cambiando e non bastava più l’intrattenimento puro. Si cercavano storie più complesse, più vicine alla realtà, magari anche più dure, ma capaci di parlare a una coscienza critica, non solo all’immaginazione. Le riviste mensili, anche se in crisi di vendite, diventavano spesso laboratori sperimentali, luoghi di ibridazione fra generi e linguaggi. Penthothal di Andrea Pazienza In questa atmosfera sospesa, di bilancio e rilancio, alcune figure già stavano contribuendo a spostare il fumetto verso una dimensione più adulta e letteraria, lasciando intravedere la direzione che avrebbe preso negli anni successivi. Altre, invece, preparavano il terreno per una nuova visione del fumetto, libero da costrizioni. È proprio in questa zona di passaggio, né più totalmente popolare né ancora del tutto autoriale, che si colloca l’anima instabile e affascinante del fumetto italiano a cavallo tra Settanta e Ottanta: un terreno di confine, fertile e incerto, da cui prenderanno forma molte delle trasformazioni decisive del decennio a venire. Lupo Alberto di Silver