Parallelamente al successo del fumetto d’avventura, in Italia negli anni cinquanta si sviluppa con forza il filone del fumetto umoristico, che conosce un grande successo presso il pubblico dei più giovani ma riesce spesso a conquistare anche gli adulti grazie a una comicità vivace, surreale e, in molti casi, sorprendentemente sofisticata.
Questo genere si afferma soprattutto grazie alla capacità di coniugare ironia e leggerezza con uno stile grafico accattivante e facilmente riconoscibile.

Cocco Bill

Cocco Bill

Due tavole di Cocco Bill, di Jacovitti

Tra i protagonisti indiscussi del periodo vi è Benito Jacovitti, geniale e rivoluzionario autore che rompe ogni schema grafico con un tratto inconfondibile e anticonvenzionale. Sperimentando nuove forme di narrazione visiva cariche di dettagli grotteschi, personaggi caricaturali e situazioni assurde, trova ampio spazio su riviste come Il Vittorioso, con cui l’artista molisano (nato a Termoli nel 1923) collaborò dal 1940 alla chiusura avvenuta nel 1970.
Nella seconda metà degli anni 50, Jacovitti comincia a collaborare con il quotidiano Il Giorno attraverso Il Giorno dei Ragazzi, supplemento del giovedì, creando i personaggi del giornalista investigativo Tom Ficcanaso (1957) e Gionni Galassia (1958). È sempre per il supplemento del quotidiano milanese che nel 1958 Jacovitti dà vita a una delle sue creazioni più celebri: Cocco Bill. Cowboy parodistico immerso in un Far West comico e visionario, popolato da salami con le gambe, cavalli parlanti, serpenti a due teste con il cappello e una serie infinita di strani e bizzarri personaggi, che fanno da contorno a dialoghi irriverenti, spesso nonsense.

Contemporaneamente, accanto al genio eccentrico di Benito Jacovitti, si affermano numerosi personaggi pubblicati da altri editori come le Edizioni Alpe, specializzati in fumetti umoristici a basso costo ma di grande diffusione. Al già famoso duo comico di Cucciolo e Beppe, nati negli anni Quaranta, vennero affiancate diverse altre serie di personaggi che diedero vita a un vero e proprio universo narrativo. Nascono così il goffo e iroso lupo combina guai Pugacioff (1959) di Rebuffi e soprattutto Tiramolla (1952), ideato da Roberto Renzi e disegnato da Giorgio Rebuffi e Umberto Manfrin.
Fatto interamente di gomma, Tiramolla poteva allungarsi e trasformarsi in qualsiasi forma, dando vita a storie ricche di invenzioni visive, situazioni assurde e ritmo comico travolgente. Il suo aspetto filiforme e il carattere vivace lo resero presto amatissimo dai lettori e la sua serie fu pubblicata dal 1953 al 1990, per un totale di 638 numeri.

TiramollaTiramolla (Anno IV) n. 9 (settembre 1956)

Le Edizioni Bianconi (in precedenza Edizioni Il Ponte), nel 1952, erano presenti in edicola con Trottolino, serie a fumetti con protagonista l’omonimo personaggio ideato da Rebuffi, che però abbandonò quasi subito per essere in seguito ripreso da Nicola Del Principe, che lo realizzò per oltre trent’anni, insieme ad altri due personaggi entrati nel mito del fumetto umoristico italiano: Soldino (1957) e Nonna Abelarda (1955), entrambi ideati da Giovan Battista Carpi. È proprio su Trottolino che, a fine 1954, fece la sua apparizione Geppo, un diavolo buono che vive all’inferno cercando di non combinare troppi guai. Creato da Giulio Chierchini, ebbe una propria e lunga vita editoriale che dal 1961 si protrasse fino al 1994.
Un altro personaggio fu Pepito, il giovane e simpatico pirata ideato da Luciano Bottaro e Carlo Chendi nel 1955 sulle pagine di Cucciolo, che, in compagnia della sua ciurma si trova spesso a combattere contro Hernández de la Banane, governatore di una colonia spagnola. Nelle sue storie si avverte una certa vena ironica e satirica, ai danni della burocrazia e del potere. Il personaggio ebbe successo soprattutto in Francia, dove in collaborazione con altri autori venne realizzata una serie. Tutti questi personaggi, insieme ad altri, incarnano un tipo di fumetto umoristico, spensierato e immediato, dalla grafica accattivante, capace di parlare ai giovani lettori con intelligenza e fantasia, lasciando un segno duraturo nell’immaginario collettivo.
Anche il fumetto umoristico ebbe il suo Tarzanide: Tarzanetto, creato nel 1954 da Antonio Terenghi per la rivista Chicchirichì dell’Editrice Dardo. Il protagonista è un ragazzino calvo che indossa mutande leopardate con coda, porta sempre una bombetta in testa e spesso fuma un sigaro. Le sue comiche avventure prendono in giro i cliché dell’eroe della giungla. Il personaggio conquistò i lettori e nel 1959 l’editore decise di cambiare il nome della rivista che lo ospitava in Tarzanetto. La serie si interruppe nel 1961, ma conobbe una nuova stagione editoriale tra il 1974 e il 1980, anche se con apparizioni saltuarie, sul Corriere dei Piccoli e successivamente su due testate, la prima edita da Edinational e la seconda dalle Edizioni Bianconi.
Le storie di questi albi umoristici erano costruite con una struttura episodica che permetteva di leggere ogni avventura anche singolarmente e una grafica pulita pensata per una lettura rapida ma coinvolgente.

PepitoPepito (Anno I) n. 3 (settembre 1955)

Sebbene spesso relegato a un ruolo secondario rispetto al fumetto d’avventura, il fumetto umoristico degli anni 50 fu in realtà fondamentale per lo sviluppo dell’editoria fumettistica italiana. Offrì intrattenimento spensierato, costruì universi narrativi coerenti e duraturi e contribuì alla formazione di una cultura popolare condivisa, nella quale milioni di giovani italiani poterono ritrovarsi, ridere e crescere.


Gli anni 60 e il fumetto nero italiano

Nel corso degli anni 60 il panorama del fumetto italiano attraversa una vera e propria trasformazione, rompendo con gli schemi narrativi e stilistici che avevano caratterizzato il decennio precedente. I tempi stanno cambiando in fretta e l’Italia sta vivendo un’accelerazione senza precedenti sul piano sociale ed economico.
Il miracolo industriale ridisegna le città, il tenore di vita migliora e i giovani iniziano a farsi sentire come nuova forza trainante della cultura popolare. In questo scenario in movimento, anche il mondo dei fumetti non può restare immobile, e inizia a recepire e riflettere il fermento di una società più moderna, più complessa e meno incline ad accettare rappresentazioni semplificate della realtà.

Se gli anni 50 avevano regalato al pubblico figure eroiche senza sfumature, paladini del bene che affrontavano cattivi inequivocabili, il decennio successivo apre le porte a personaggi molto diversi. I lettori non sono più soltanto bambini: sono adolescenti, studenti, giovani adulti. Hanno altri interessi, vivono nuove tensioni e chiedono a gran voce storie che li rispecchino, che siano più avvincenti, ma anche più ambigue e provocatorie.
È proprio in questo contesto che, nel 1962, fa il suo clamoroso debutto Diabolik di Angela Giussani, poi aiutata dalla sorella Luciana. Con grande intuito, le Giussani danno vita a un personaggio che infrange ogni regola narrativa allora in voga. Sempre braccato dall’ispettore Ginko, Diabolik è un criminale, un ladro senza remore, ma è anche dotato di un’intelligenza brillante, di un’imperturbabile eleganza e di una personale etica che lo rende affascinante anche nei suoi gesti più spietati. Accanto a lui c’è Eva Kant, una figura femminile forte e autonoma che, senza mai essere messa in secondo piano, ne condivide le imprese. La coppia diventa subito iconica, dando origine a un genere completamente nuovo: nasce il fumetto nero all’italiana.

Kriminal - SatanikKriminal n. 1 (agosto 1964) e Satanik n. 1 (dicembre 1964)

I nuovi fumetti vengono pubblicati in un formato tascabile: piccoli libretti economici, facilmente trasportabili, ideali per un pubblico giovane e dinamico. L’impatto è travolgente. Diabolik conquista in breve tempo i lettori di ogni età, dando vita a una vera esplosione editoriale che, ben presto, genererà tutta una serie di altri personaggi sulla sua scia.
Tra i più noti troviamo Kriminal, il criminale Anthony Logan è un antieroe vendicativo e feroce riconoscibile per la sua tuta con il disegno di uno scheletro con la maschera a forma di teschio. E la brillante chimica Marny Bannister, dal volto deturpato da un angioma, che crea una formula che la trasforma in Satanik, una donna sensuale e pericolosa, la quale usa la propria bellezza per manipolare gli uomini e ottenere ciò che la vita le aveva sempre negato, intraprendendo un percorso di rivalsa contro la società. Creati entrambi nel 1964 da Luciano Secchi (testi), con lo pseudonimo di Max Bunker, e Roberto Raviola (disegni), in arte Magnus, per l’Editoriale Corno del cognato Andrea Corno.

Questi nuovi protagonisti non sono più figure esemplari da emulare, ma individui contraddittori, spesso guidati da pulsioni oscure, da desideri di rivalsa o da una visione nichilista del mondo.
Seguendo il successo del fumetto nero italiano lanciato da Diabolik nel 1965, nasce Sadik che dal personaggio delle Giussani riprende diversi elementi (un protagonista criminale, una compagna bionda, Loona, un antagonista poliziotto, Eddy Castle). Sadik si distingue per una certa cura nella sceneggiatura, di Nino Cannata, e per un disegno solido, inizialmente curato da Giancarlo Agnello.
La serie ebbe un buon esordio, ma fu interrotta dall’editore Ugo Del Buono per timore della magistratura. Viene ripresa da Edizioni Antares e infine da Edizioni Alhambra di Renato Bianconi, che ne chiederà la modifica da criminale spietato a giustiziere che elimina altri delinquenti, convinto di agire in nome della giustizia. La sua tuta blu, resa resistente grazie a una sostanza chimica da lui creata, diventa un segno distintivo e le sue vittime diventano dei criminali considerati irrimediabilmente malvagi. La testata affrontò diverse difficoltà legate ai sequestri e alle revisioni editoriali. Tra il 1965 e il 1967 vennero pubblicati 62 numeri, suddivisi in tre serie (Gialla, Rossa e Diamante).
Sempre di ispirazione Diabolik è Zakimort, ideata da Pier Carpi nel 1965 e protagonista di due serie pubblicate dalla Casa Editrice Astoria del vulcanico Gino Sansoni (marito di Angela Giussani). Identità segreta di Fedra Garland, decide di combattere il crimine per vendicare il padre, un ex gangster assassinato dalla sua banda, indossando una maschera e una calzamaglia nera. Trasformatasi in una spietata giustiziera, elimina i malviventi con armi e arti marziali.
Un altro fumetto nero ispirato dal successo di Diabolik fu Demoniak. Nato a metà degli anni Sessanta, condivide vari elementi di Diabolik, tra cui spiccano l’aspetto fisico e la compagna, anch’essa di nome Eva. Tuttavia, la sua storia si differenzia per l’inserimento di elementi esoterici e paranormali, spostando l’ambientazione su piani più oscuri e misteriosi.
Creato da Furio Arrasich e illustrato da Franco Verola e Edoardo Morricone per la Cofedit, apparve inizialmente tra il 1965 e il 1967, per poi tornare con nuove serie nel 1972 per l’Editoriale Itala e per la L.P. nel 1973. In seguito, il personaggio venne ripreso dalle edizioni Spada-Liberazzi, che però ne modificarono sia il costume che le trame.

Zakimort - DemoniakZakimort n. 30 (gennaio 1968) e Demoniak n. 6 (luglio 1965)

Così, mentre il mondo editoriale dei fumetti italiani continua a produrre fumetti tradizionali, nelle pagine nere dei libretti tascabili i racconti di uomini e donne antieroi, spesso criminali spietati si avventurano ben oltre i confini dell’innocenza. Gli anni 60 segnano un vero e proprio rito di passaggio per una parte significativa del fumetto italiano che, da prodotto d’intrattenimento infantile, si trasforma in uno specchio capace di riflettere le contraddizioni più inquietanti della società moderna. Una trasformazione destinata a lasciare il segno, che preparerà il terreno per nuove rivoluzioni a venire.

 

DiabolikDiabolik n. 1 (novembre 1962)


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