Il fumetto italiano, dai primi del ’900 ad oggi, ha compiuto un lungo e variegato percorso. Tra intrattenimento ed impegno, scarsa considerazione e riconoscimento autoriale, alla ricerca del consolidamento e di una sua identità ed un posto nel panorama culturale globale. Se il decennio precedente aveva portato con sé un’esplosione di creatività, di rottura e di sperimentazione, gli anni Ottanta si aprono con una situazione più complessa e ambivalente per il fumetto italiano. Il fermento degli anni Settanta, con l’emergere del fumetto “underground”, della satira politica, dei generi trasgressivi e della sperimentazione grafica e narrativa, lascia in eredità una pluralità di linguaggi e visioni, ma anche una scena editoriale instabile, frammentata e segnata da una progressiva crisi economica e culturale. In questo nuovo scenario, il fumetto italiano si trova davanti a una doppia sfida: da un lato, la necessità di rinnovarsi e ridefinirsi dopo le esuberanze degli anni Settanta; dall’altro, il bisogno di rispondere a una società profondamente mutata. Il riflusso ideologico post-sessantottino, il consumismo rampante, l’inarrestabile crescita della televisione, la crisi della militanza culturale e delle ideologie politiche contribuiscono a ridisegnare il profilo del lettore e dell’autore, e a porre nuove domande sull’identità stessa del medium fumetto. Il primo sintomo visibile del cambiamento è la progressiva crisi della serialità popolare classica. Molte testate nate negli anni Cinquanta e Sessanta cominciano a perdere colpi. Il formato a striscia scompare quasi del tutto, soppiantato da albi spillati o in formato libretto. Anche i personaggi storici, come Tex, pur restando in edicola con successo, devono confrontarsi con un pubblico più disilluso e con la concorrenza crescente dei media audiovisivi. La televisione, in particolare, diventa il principale concorrente dell’immaginario, specialmente quello a fumetti, catalizzando l’attenzione delle nuove generazioni. Orient Express n.1 (giugno 1982) La Sergio Bonelli Editore tentò di esplorare nuove strade editoriali e narrative, spingendosi oltre il confine del fumetto popolare tradizionale e aprendosi alle influenze del fumetto d’autore, sia italiano che internazionale. In quest’ottica, nel 1982 acquisì la casa editrice L’Isola Trovata, con l’obiettivo di dar vita a riviste di qualità, come Orient Express, caratterizzata da un linguaggio più maturo e raffinato, e intraprese una collaborazione con il prestigioso editore francese Dargaud per proporre la nuova versione italiana della rivista Pilote, intitolata però Pilot (senza la “e” finale), nota per ospitare alcuni tra i più significativi autori francesi e italiani dell’epoca. Pubblicata per 15 numeri tra il i984 e il 1985, si trattava della seconda edizione della rivista. La prima, pubblicata tra il 1981 e il 1983 per un totale di 16 numeri, era edita dalla Edizioni Nuova Frontiera e, diversamente da quella della Bonelli, pubblicava solo storie di autori francesi riprese direttamente dalla rivista originale. Nonostante l’importanza culturale di queste iniziative, il vero successo commerciale arrivò però con opere capaci di coniugare gli elementi classici del fumetto popolare con un’impronta più autoriale e sofisticata. Fu il caso, ad esempio, di Martin Mystère, creato nel 1982 da Alfredo Castelli, che si distinse per il carattere innovativo delle sue tematiche, mescolando abilmente avventura, archeologia, fantascienza e mistero. Ma fu soprattutto con Dylan Dog, ideato nel 1986 da Tiziano Sclavi, che la casa editrice riuscì a raggiungere risultati sorprendenti, andando ben oltre le aspettative. Dylan Dog si impose infatti rapidamente come un autentico fenomeno editoriale, conquistando lettori di ogni età grazie alle sue storie originali e dal forte impatto emotivo, capaci di fondere sapientemente horror, introspezione psicologica e ironia. Il successo della serie fu tale da ridefinire gli standard del fumetto popolare italiano e la percezione stessa del medium. Nel 1988 è invece la volta di Nick Rider, prima serie gialla dell’editore milanese, creata da Claudio Nizzi per i testi e Giampiero Casertano per i disegni, che verrà pubblicata fino al 2005 per un totale di 200 numeri. Nel frattempo, le grandi case editrici devono fronteggiare la concorrenza dei prodotti d’importazione, soprattutto quelli statunitensi e giapponesi. I supereroi della Marvel, dopo la chiusura dell’Editoriale Corno, e della DC Comics, rilanciati in Italia da editori come Star Comics e Play Press, incontrano un pubblico sempre più vasto tra gli adolescenti, contribuendo a una graduale americanizzazione dei gusti. Parallelamente, sopravvive — e in alcuni casi si rafforza — la linea del cosiddetto fumetto d’autore, eredità diretta delle riviste sperimentali degli anni Settanta come Linus e Alter Alter. È in queste pubblicazioni, o nei loro diretti successori, che continuano a operare autori come Andrea Pazienza, Tanino Liberatore, Filippo Scozzari, Massimo Mattioli, Igort, Lorenzo Mattotti e Stefano Tamburini. Tuttavia, anche per loro gli anni Ottanta non sono facili. La militanza culturale non è più un valore condiviso, e i linguaggi radicali e provocatori faticano a trovare una collocazione stabile nel mercato editoriale, sempre più orientato verso il consumo veloce di prodotti sempre più standardizzati. Dylan Dog n.1 (ottobre 1986) Il fenomeno Frigidaire Nel panorama editoriale del fumetto italiano degli anni Ottanta una delle realtà più rivoluzionarie fu senza dubbio Frigidaire. Nata nel 1980, questa rivista segnò una svolta nel modo di intendere e praticare il fumetto, ponendosi come punto d’incontro tra arte, politica, controcultura e sperimentazione grafico-narrativa. Non fu semplicemente una testata fumettistica, ma un laboratorio editoriale che, fin dalla sua nascita, si pose l’obiettivo di superare i confini tradizionali della narrazione disegnata, contaminandola con il giornalismo d’inchiesta, la fotografia, la scrittura militante e l’illustrazione d’autore. Fondata dal giornalista e scrittore Vincenzo Sparagna, per la Primo Carnera Editore dello stesso Sparagna e Filippo Scozzari, insieme a un gruppo di autori provenienti da esperienze precedenti come Cannibale (1977, 9 numeri) di Stefano Tamburini e Massimo Mattioli e Il Male di Pino Zac (1978-1982) due riviste satiriche che già avevano scardinato i codici del linguaggio fumettistico tradizionale, Frigidaire si presentò sin da subito come qualcosa di diverso. Il gruppo redazionale era composto da figure ormai storiche del fumetto italiano come Andrea Pazienza, Stefano Tamburini, Tanino Liberatore, Filippo Scozzari e Massimo Mattioli, destinati a lasciare un’impronta profonda e duratura. Quello che distingueva Frigidaire era l’ambizione di fare fumetto non come evasione, ma come strumento di lettura critica del reale. Le sue pagine erano un collage di linguaggi visivi e testuali, dove convivevano la satira feroce e il reportage giornalistico, il fumetto underground e la grafica sperimentale, la poesia e la fotografia, il nonsense e l’attacco diretto al potere. Era una rivista profondamente politica, ma lontana da ogni dogmatismo ideologico. Libera, anarchica, sfrontata. L’elemento grafico era spesso al limite dell’espressionismo visivo, con tavole deformate, montaggi violenti, segni che rompevano gli schemi della gabbia classica per affermare una nuova idea di narrazione visiva. Al centro dell’esperienza di Frigidaire c’era l’idea che il fumetto potesse essere un mezzo d’autore e un mezzo d’intervento. Sulle sue pagine videro la luce due dei personaggi più amati ed influenti della produzione fumettistica moderna italiana: l’infido e corrotto Zanardi di Andrea Pazienza e il violento e amorale androide Ranxerox di Stefano Tamburini, che dopo un periodo in cui ne realizzò anche i disegni con l’aiuto di Pazienza Liberatore, ne lascio la realizzazione grafica solo a quest’ultimo. Le storie di Pazienza condensavano rabbia generazionale, ironia tragica, disagio metropolitano. Invece, il tratto iperrealista e provocatorio di Liberatore portava il fumetto italiano su territori nuovi, dove l’estetica del corpo si fondeva con l’immaginario punk e cyber. Tamburini creava personaggi disturbanti, frutto distorto di una società consumista e postindustriale. Scozzari e Mattioli, ognuno con una sensibilità propria, contribuivano a dare alla rivista un’anima caleidoscopica, dove ogni numero era una sorpresa. Frigidaire n.1 (ottobre 1980) La vita editoriale di Frigidaire fu tutt’altro che semplice: tirature limitate, distribuzione discontinua, problemi economici cronici. Eppure, la sua influenza fu travolgente. Non era una rivista per tutti, ma parlava direttamente a quella fascia di lettori — studenti, artisti, intellettuali, outsider — che cercava nella cultura un punto di rottura, non di consolazione. Frigidaire non offriva soluzioni, ma poneva domande, tensioni, sguardi obliqui sulla realtà. E questo la rese unica. Nel contesto più ampio degli anni Ottanta, si affiancarono ad essa altre esperienze editoriali meno note ma complementari. Tempi Supplementari (1985, Primo Carnera), dal bizzarro sottotitolo “Un branco di lupi a caccia di gloria” e sulle cui pagine trovarono spazio autori e artisti come Otto Gabos, Daniele Brolli, Giuseppe Palumbo, Oreste Zavola, Jacopo Fo e Pablo Echaurren. Sempre per Primo Carnera, Frizzer è una rivista mensile pubblicata tra il 1985 e il 1986, per un totale di tredici numeri. Parte dell’universo editoriale di Frigidaire è stato un laboratorio creativo per il fumetto d’autore italiano degli anni ’80, che vide la collaborazione di autori come Pazienza, Scozzari, Mattioli, Tamburini, Jacopo Fo e Stefano Benni. Come la rivista “madre” anche Frizzer faceva sua una proposta editoriale libera, sperimentale e culturalmente provocatoria. Nonostante la breve durata, si impose come spazio fondamentale per la nuova espressività grafica e narrativa, incarnando lo spirito controcorrente di una stagione irripetibile del fumetto italiano. Il mensile di grande formato Dolce Vita (1987, Gedit Editore) ideata da Igort, Daniele Brolli e Paolo Cesari. I fumetti sono solo una piccola parte della rivista, che si concentra su articoli, racconti e editoriali. È sulle sue pagine che fa la sua prima apparizione il capolavoro erotico di Magnus Le femmine incantate. L’interessante Il Clandestino, dello scrittore Giorgio Saviane e del vignettista Vincino che nel sottotitolo riporta l’eloquente “Mensile fatto in casa, senza redazione, senza stipendi, senza giornalisti, senza nota spese”. Interamente illustrato a colori da Vincino. Il numero 0 uscì nel 1983, poco prima delle elezioni politiche di giugno, come supplemento de L’Espresso, ma riprese le pubblicazioni solo 11 anni dopo, nel 1994. Conteneva interventi di artisti, tra cui Jacopo Fo (con lo pseudonimo di Giovanni Karen), Stefano Benni, Gianluigi Melaga e un inedito di Andrea Pazienza (Pertini la belva). Insieme a queste riviste, alcune pubblicazioni della casa editrice Stampa Alternativa di Marcello Baraghini (che nel 1975 aveva già creato scompiglio con la pubblicazione di Contro la famiglia. Manuale di autodifesa per minorenni e costò una condanna a 18 mesi senza i benefici all’editore Baraghini) contribuirono a destare interesse, scandalo e sconcerto negli ambienti culturali e politici di quegli anni Tuttavia, nessuna di queste — e delle altre non citate – raggiunse la forza iconica e la densità espressiva di Frigidaire. Anche Il Male, che pure aveva avuto un grande successo negli anni precedenti grazie alla sua satira spietata e irriverente, cedette il passo a questa nuova forma più contaminata e complessa di comunicazione visiva. Con la fine degli anni Ottanta, Frigidaire cominciò a perdere slancio, colpita sia dai mutamenti editoriali sia dalla tragica scomparsa di alcuni suoi protagonisti (Andrea Pazienza e Stefano Tamburini). Tuttavia, il suo lascito culturale resta enorme. Ha aperto una strada, ha dato voce a una generazione, ha ridefinito i confini del fumetto e della comunicazione visiva. Più che una rivista, è stata un’esperienza intellettuale e artistica che ha segnato profondamente la storia del fumetto italiano e della cultura nel nostro paese. Tempi Supplementari n.0 (Agosto/novembre 1985) Ma l’impatto di un autore come Pazienza resta dirompente. La sua capacità di fondere autobiografia, cronaca sociale, ironia e disperazione in un tratto narrativo e grafico assolutamente personale fa scuola e apre la strada a una nuova forma di racconto, profondamente introspettivo e visivamente audace. Il suo Gli ultimi giorni di Pompeo (pubblicato a puntate su Alterlinus nel 1985 e successivamente raccolta in volume nel 1987), ad esempio, più che un “semplice” fumetto è un romanzo grafico di formazione e disgregazione esistenziale. Gli ultimi giorni di Pompeo di Andrea Pazienza Navigazione articoli IL FUMETTO DI LUCIANO DE CRESCENZO LA PRIMA VOLTA DI TARZAN IN ITALIA