Incontro Stefania Lubatti in una sala di esposizioni di una associazione culturale di Alassio, in Liguria. Alle pareti sono esposti numerosi suoi quadri; alcuni paesaggi di borghi liguri, e molte rappresentazioni umane, specialmente femminili. Qual è stata la tua formazione come artista? – Sono di Mondovì in Piemonte, adesso vivo ad Andora qui vicino ad Alassio. La mia carriera artistica non è lunga, ho iniziato con la pittura soltanto una quindicina di anni fa. Prima insegnavo. Mi sono laureata in lettere all’università di Torino con una tesi sui papiri di ossirinco, che sono antichi documenti ritrovati in discariche egizie, e che contengono testi di poesia, di teatro, di matematica, E pure parti della Bibbia e dei Vangeli, sia quelli canonici che gli apocrifi, cioè non ritenuti autentici. Vedo infatti che in diversi tuoi quadri ci sono dei soggetti dell’antico Egitto, con i geroglifici come sfondo… – Ho la passione per le cose dell’antichità, sia egizia che greca e romana, e so leggere gli antichi testi. Ma mi sono avvicinata anche al medioevo cristiano. Ci sono affreschi bizantini e romanici che mi affascinano, e li abbino con i religiosi di quei tempi. Questi ultimi li dipingo come complemento alla ieraticità dei santi antichi. La religione è cambiata, ma spiritualmente non sempre in meglio. A chi ti ispiri? – I miei principali ispiratori nell’arte, specie per i ritratti, sono Leonardo da Vinci, Piero della Francesca e Botticelli. A dire il vero avevo iniziato come astrattista, e un po’ di astratto ce lo metto negli sfondi, ma l’essere umano è indispensabile, altrimenti non si comunica con gli altri esseri umani che lo guardano. Quali tecniche usi? – L’acrilico lavorato con la spatola, pochissimo con il pennello, e anche semplicemente con le dita. Ma uso riempire le mie tele anche con il collage e con gli elementi dell’arte povera. Essendo al mare uso la sabbia delle spiagge. Sei riuscita a far apprezzare questo tuo tipo di arte? – Sì e no. Ho partecipato a molte mostre collettive, ma si sa che non è il modo migliore per farsi notare. Inizio da poco a fare esposizioni interamente mie. Ti domandi se riesco a vendere ed a guadagnare? Pochissimo, ma per me conta soprattutto la passione. La pittura per me è curativa, fa bene alla salute, mi fa sentire meglio in ogni senso. So che anche tuo figlio è un artista… – Si ma molto speciale. Lui è ingegnere informatico e lavora in Canada, ma ha un’altra passione, la grafica. Crea illustrazioni, loghi, carte da gioco, poster per film. E ha un certo successo con le sue strisce umoristiche di fumetto. Qual è il suo personaggio nei fumetti? – Sono specie di individui stilizzati, giovani e ragazze alle prese con problemi che sembrano spiccioli, ma per loro sono grandi. Certamente c’è una ispirazione da i Peanuts di Charles Schulz. Le sue opere fumettistiche sono poco conosciute… – Lui si chiama Giorgio Tino, ma firma con lo pseudonimo Tinoshi Kitazawa, ma non si riferisce ai manga è una sua semplice preferenza culturale, e non so dargli torto. Io stessa ho creato un quadro con il volto stilizzato della Madame Butterfly. Le opere di mio figlio le trovate su Facebook, Instagram e Pintertest, sempre al nome Tinoshi Kitazawa. C’è ancora un’artista nella tua famiglia? Sì, mia figlia Jolanda Moletta, cantautrice che segue le sonorità di Enya con le sue melodie celtiche, di Hans Zimmer e Lisa Gerrard realizzatori della colonna sonora del film Il Gladiatore. Ma ha le sue radici nei canti mistici di Ildegarda von Bingen, antica badessa e naturalista tedesca del XII secolo, ora santa e dottore della chiesa. Navigazione articoli ASTÉRIX IL GALLICO NON È NAZIONALISTA GLI ALBI MARVEL USCITI NEL 1941