Elisabetta I


Il 24 marzo del 1603 si spense, dopo 45 anni di regno, la regina Elisabetta I d’Inghilterra.

La “Virgin Queen” dei moltissimi che l’amavano, ma anche «la Bastarda» dei non pochi che la detestavano, fu privata in tenera età della madre Anna Bolena, decapitata per la mai provata accusa d’infedeltà coniugale.

Fu cresciuta dalle governanti cui suo padre Enrico VIII, l’affidava secondo l’umore del giorno. Quest’ultimo certo non brillò con lei per amore parentale, avendola relegata nella tenuta di Hatfield in attesa di coronare il sogno di avere finalmente l’agognato erede maschio.
Pertanto Elisabetta assunse fin da bambina quell’espressione seria e distaccata che l’avrebbe accompagnata per tutta la vita, sebbene non le fosse mancata un’istruzione d’altissimo livello.

Pur se educata secondo i principi della religione riformata, non fu mai particolarmente fanatica, anteponendo alle dispute teologiche l’amore per le arti, le lettere e la musica.
Dopo la morte del padre, riuscì ad attraversare miracolosamente indenne i regni del fratellastro Edoardo VI e della sorellastra Maria, cattolica figlia di Caterina d’Aragona (prima moglie di suo padre), che ne ordinò per un certo periodo la reclusione nella Torre di Londra perché sospettata di tradimento.

Pur di cavarsi d’impiccio, Elisabetta dichiarò di aborrire l’eresia, mantenendo però nel suo intimo il credo protestante, che manifestò di nuovo non appena ascese al trono il 17 novembre del 1558, alla morte di Maria.
Per lei il trionfo fu immediato, grazie alla straordinaria capacità di interagire col suo popolo di cui captava al volo gli umori.

Esercitò in modo non certo formale il potere assoluto, sempre però facendolo “super partes” al fine di riappacificare un Paese lacerato.
Si comportò come una sorta di patriarca, un buon “pater familias” che non disdegnava di consigliarsi coi ministri, facendo proprie le idee migliori.

Riportò un diffuso benessere in Inghilterra grazie anche all’indicibile accordo col corsaro Francis Drake, cui diede carta bianca per depredare i ricchissimi possedimenti spagnoli sulla costa pacifica del Continente Sudamericano.
Aperta la strada ai traffici marittimi, costituì la prima Società per Azioni della storia: la “Compagnia Britannica delle Indie Orientali” che fece dell’Inghilterra una grande e ricca potenza marittima.

Non le mancò una buona dose di fortuna, quando nel 1588 le continue tempeste aiutarono i suoi ammiragli a sconfiggere “l’Invincibile Armata” del cognato Filippo II di Spagna.
Per caricare i soldati tenne un mirabile discorso in cui disse: “So di avere il corpo di una debole donnicciola, ma so anche di avere il cuore e lo stomaco di un re, per giunta di un re d’Inghilterra!”.
Parole sincere, perché così era il suo carattere, gentile e distaccato esternamente, ma deciso e irremovibile dentro.

Ne fece le spese la cugina Maria Stuarda, cioè la cattolica Regina di Scozia che, dopo una lunga detenzione in terra inglese dove si era rifugiata per trovare riparo da alcuni tumulti interni al suo Paese, fu decapitata perché sospettata di tradimento.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *