Tex rappresenta uno dei più grandi misteri editoriali della cultura popolare italiana. In un’epoca in cui il fumetto da edicola attraversa una crisi sempre più profonda, con vendite in costante calo e intere collane scomparse dal mercato, Tex continua a resistere. Non con i numeri giganteschi del passato, certo, ma con una solidità che nessun altro personaggio italiano sembra possedere. Comprendere perché il ranger riesca ancora oggi a sopravvivere significa ripercorrere la sua lunga storia editoriale e capire come si sia trasformato, decennio dopo decennio, da semplice fumetto western a mito nazionale. Quando nasce nel 1948 per opera di Gian Luigi Bonelli e Galep (Aurelio Galleppini), Tex è un personaggio acerbo. Le prime storie sono semplici, costruite soprattutto sull’azione e sull’immediatezza narrativa. Anche il protagonista non ha ancora assunto la personalità definitiva, oscilla tra il fuorilegge ribelle e l’uomo della legge, in piena sintonia con il western popolare dell’epoca. Il contesto è favorevole. Gli anni Quaranta e Cinquanta sono il periodo d’oro del western, sia al cinema sia nei fumetti. Eppure, nei primi tempi, Tex non domina affatto il mercato. Negli anni Cinquanta altri personaggi western vendono di più, soprattutto Il Grande Blek e Capitan Miki, eroi spettacolari e immediatamente accessibili. Tex cresce invece lentamente. È proprio questa crescita graduale a fare la differenza: mentre molti fumetti dell’epoca rimangono legati a formule ripetitive, Bonelli sviluppa progressivamente un universo narrativo sempre più maturo e coerente. Allo stesso tempo Galep fa evolvere rapidamente il proprio stile grafico, arrivando all’immagine definitiva del ranger, il volto duro, lo sguardo implacabile, la fisicità dell’eroe invincibile. La vera svolta arriva negli anni Sessanta. È in questo periodo che Gian Luigi Bonelli trova la sua voce più personale e trasforma Tex in qualcosa di unico. Le storie non sono più soltanto western classici, si contaminano con l’horror, il fantastico e l’esotismo. Appaiono scienziati folli, civiltà perdute, magie indiane e nemici memorabili come Mefisto. Tex smette di essere un semplice ranger e diventa un eroe quasi mitologico, capace di attraversare ogni genere narrativo senza perdere credibilità. Questa capacità di mescolare tradizione e immaginazione è uno dei motivi della sua longevità. Negli anni Settanta il personaggio raggiunge il suo apice. Le vendite diventano gigantesche e Tex si trasforma nel fumetto italiano più popolare. Storie come “Il figlio di Mefisto” o “El Muerto” mostrano tutta la maturità di una serie dove, avventura epica, tensione narrativa, atmosfere oscure e senso della leggenda riescono a convivere perfettamente. In questo periodo il ranger diventa una presenza fissa nell’immaginario collettivo italiano. Non è più soltanto un fumetto da leggere, è una figura familiare, un amico, un fratello maggiore. Questa trasformazione in mito è probabilmente la ragione principale della sua sopravvivenza attuale. I personaggi legati esclusivamente alle mode tendono a scomparire quando cambia il pubblico. Tex invece si fonda su archetipi molto profondi: il giustiziere, l’eroe morale, il difensore dei deboli, il cavaliere senza paura. Sono figure che attraversano le epoche e continuano a parlare ai lettori anche quando il contesto culturale cambia completamente. Negli anni Ottanta la serie affronta un passaggio delicato. Gian Luigi Bonelli inizia a ridurre il proprio lavoro per motivi di salute e anche Galep si ritira progressivamente. In molti avrebbero potuto pensare all’inizio del declino. Invece Tex riesce a sopravvivere grazie a un ricambio creativo di alto livello, grazie a Sergio Bonelli che affianca anche anonimamente il padre nei testi ormai da decenni. Poi Claudio Nizzi diventa il nuovo autore centrale della serie, mentre disegnatori come Giovanni Ticci e Fabio Civitelli rinnovano l’aspetto grafico del personaggio senza tradirne l’identità. Questa continuità tra generazioni diverse di autori è un altro motivo della sua durata. Negli anni Novanta arriva forse la sfida più difficile, quella col successo travolgente di Dylan Dog. Il fumetto horror creato da Tiziano Sclavi diventa un fenomeno editoriale enorme, simbolo di un pubblico più giovane e moderno. Eppure Tex non crolla. Rimane il fumetto più venduto della Sergio Bonelli Editore, dimostrando una fedeltà del pubblico impressionante. Questo accade perché Tex, appunto, non dipende dalle tendenze del momento ma offre ai lettori qualcosa di stabile, rassicurante e riconoscibile. Con l’arrivo degli anni Duemila il fumetto da edicola entra in una crisi strutturale sempre più evidente. Le edicole diminuiscono, internet modifica le abitudini e nuove forme di intrattenimento conquistano il pubblico. Molte serie storiche chiudono. Anche Tex subisce un calo, ma meno di tutti gli altri. Ancora una volta la serie dimostra una capacità straordinaria di adattamento. Autori come Mauro Boselli modernizzano lentamente il personaggio, introducendo storie più documentate, cinematiche e psicologicamente ricche, senza però spezzare il legame con la tradizione classica. Allo stesso tempo la serie continua ad attirare grandi artisti italiani e internazionali, mantenendo uno standard qualitativo alto. Anche iniziative parallele come la collana Tex Willer permettono di raccontare il personaggio in modi nuovi, avvicinando lettori più giovani. Ma forse il vero motivo per cui Tex continua a sopravvivere è ancora più semplice, il personaggio offre un tipo di racconto che oggi è diventato raro. In un immaginario contemporaneo spesso dominato dal cinismo, dall’ambiguità morale e dagli anti-eroi tormentati, Tex rappresenta una figura limpida. Sa distinguere benissimo il bene dal male, agisce senza esitazioni, protegge i deboli e combatte l’ingiustizia con assoluta coerenza morale. È l’ultimo eroe classico in un mondo che sembrava poter fare a meno degli eroi. Per questo, nonostante la crisi del fumetto da edicola continui ad aggravarsi, Tex resta in piedi. Forse non tornerà mai più alle tirature leggendarie degli anni Settanta, ma ormai il ranger è diventato qualcosa di più duraturo delle semplici vendite, un simbolo italiano, un mito popolare che continua a cavalcare incurante del tempo che passa. Navigazione articoli MATITE BLU 489 AGATHA CHRISTIE HA ISPIRATO ZIO PAPERONE