Il gioko è un film per la tv diretto nel 1989 da Lamberto Bava. Uno dei quattro prodotti da Reteitalia e compresi nel ciclo “Alta tensione”. All’epoca era quello che aveva destato maggiore interesse. Rivisto oggi, mostra più difetti che pregi. Tuttavia, proprio la nuova visione insinua il dubbio che il soggetto di Roberto Gandus e la sceneggiatura, scritta dallo stesso Gandus, Roberto Gianviti e Dardano Sacchetti, debbano qualcosa al film Morte di un professore, del 1971. Di produzione inglese e diretto dal regista scozzese John MacKenzie, Morte di un professore è tratto dal radio dramma del 1958 Unman, Wittering and Zigo, scritto da Giles Cooper, ed è sceneggiato da Simon Raven. Cooper indicò come fonte d’ispirazione il celebre romanzo di William Golding Il signore delle mosche, pubblicato nel 1953. Il romanzo in effetti è all’origine di tutte le variazioni cinematografiche e letterarie che hanno per protagonisti gruppi di bambini assassini. Quindi anche del film di Bava. Ma risulta soprattutto evidente che Il gioko abbia più di un punto in comune con Morte di un professore. Il protagonista in Mackenzie è John Ebony, che si trasferisce con la moglie Silvia in un paese del Galles per insegnare in una antica e prestigiosa scuola. Deve sostituire a metà anno scolastico un professore, morto cadendo da una scogliera. Però gli alunni della sua classe, la quinta di recupero, quando John durante una lezione decide di punirli, per dissuaderlo asseriscono di aver ucciso il suo predecessore. John, inizialmente perplesso, indaga all’interno della scuola. Anche per via del comportamento aggressivo e minaccioso dei ragazzi, ben presto si convince che sono stati davvero loro i responsabili della morte del professore. Il gioko inizia più o meno nello stesso modo. La giovane insegnante Diana Berti arriva in un esclusivo collegio. Siamo a metà anno scolastico e Diana deve sostituire una collega, morta cadendo da una finestra della scuola. Con il passare dei giorni Diana comincia a sospettare che l’insegnante sia in realtà stata uccisa dai suoi strani, misteriosi allievi. Nessuno però le crede, nemmeno il commissario di polizia con cui ha iniziato una relazione. Non viene creduta anche per via dei trascorsi della ragazza, ricoverata in una clinica psichiatrica per il trauma seguito a una violenza subita. Sul fatto che l’idea di base sia piuttosto simile non possono esserci dubbi. Lo è se vogliamo persino la partenza. Morte di un professore comincia con un prologo nel quale assistiamo alla caduta del professore dalla scogliera. Il film di Bava con una sequenza più lunga, che funziona sempre da prologo. Una ragazzina scappa, di notte e mentre si sta scatenando un temporale. Non vediamo chi la sta inseguendo, la ragazzina grida, poi resta chiusa in un pozzo, senza che nessuno l’aiuti. La scena su cui scorrono i titoli di testa, in entrambi, è una carrellata sugli allievi allineati: in uno assistono al funerale del professore, nell’altro cantano in coro. Inoltre, non sono poche le situazioni che accomunano i due film. John insegna inglese, Diana italiano. Nel primo incontro con la classe entrambi fanno l’appello, durante il quale scoprono che un allievo è assente (e nessuno dei compagni sa o vuole spiegare il motivo): Zigo nel film inglese, Roberta Sassi in quello di Bava (presumibilmente la ragazzina della sequenza iniziale). Entrambi gli insegnanti indagano, scontrandosi con la reticenza dei presidi, che non vogliono intaccare il buon nome della scuola. In Morte di un professore al minuto 00:41:38 in un colloquio tra John e il preside (John si è allontanato dalla classe per mostrare il portafogli insanguinato del professore ucciso), il preside dice: “È stato uno spiacevole incidente, e francamente credo che meno se ne parli e meglio è”. Al minuto 00:11:40 del film italiano la preside parlando con il bidello, che ha fatto cenno alla professoressa precedente, lo riprende con queste parole: “Non voglio più sentire una parola di quella storia. È meglio dimenticarle certe cose”. Simile è anche il rapporto dei due professori con la classe, sempre più teso, nonché il fatto che gli allievi confrontino i comportamento degli insegnanti con quello dei predecessori e che sia John che Diana vengano licenziati. La parte finale è diversa ma fino a un certo punto. Sia in uno che nell’altro film qualcuno scompare e viene organizzata una ricerca. Lo studente Wittering in MacKenzie (al minuto 01:32:45), Diana in Bava (al minuto 01:26:55). Infine, due dettagli che possono forse sembrare trascurabili. La minigonna indossata inizialmente da Diana, che mette in mostra le gambe come Silvia in Morte di un professore, e il ritratto appeso nell’ufficio del preside: del fondatore della scuola nel film inglese, di un genio della patologia criminale in Bava. Anche la produzione Rai del 1978 Circuito chiuso sembra aver ispirato a Lamberto Bava Dèmoni, il suo film più conosciuto, uscito nel 1985. Diretto da Giuliano Montaldo, Circuito chiuso si svolge in gran parte all’interno di una sala cinematografica di Roma. Gli spettatori entrano per assistere alla proiezione di un western italiano. Verso la fine del film il protagonista spara e uno spettatore si accascia sul sedile, colpito a morte. Arriva la polizia, il commissario chiude il cinema e impedisce a chiunque di uscire. Cominciano gli interrogatori dei presenti e per ricostruire l’accaduto viene proiettato nuovamente il film, facendo sedere le persone nello stesso posto. Sul sedile della vittima si sistema la maschera che strappava i biglietti. Quando arriva la scena dello sparo, l’uomo viene colpito in pieno petto. La vicenda suscita sempre più clamore ma le indagini non portano a nulla. I due omicidi appaiono inspiegabili, senonché un sociologo presente alla proiezione avanza una teoria che appare incredibile. All’inizio di Dèmoni una ragazza, Cheryl, riceve da un uomo con una placca di metallo che gli copre parte del volto due biglietti per la prima di un film dell’orrore al cinema Metropol di Berlino. Il film nel film narra di come Nostradamus avesse previsto l’avvento dei dèmoni sulla Terra. Sia nella pellicola proiettata sullo schermo che nella sala cinematografica qualcuno si ferisce con una maschera demoniaca e dà il via al contagio: chiunque venga morso diventa un dèmone. In poco tempo molti spettatori, bloccati nel cinema, vengono aggrediti e infettati. Certo il soggetto dei due film è ben diverso. D’altronde non risulta da nessuna parte che Dardano Sacchetti, l’autore di Dèmoni, avesse in mente la storia di Circuito chiuso. In un’intervista ha invece dichiarato d’essersi ispirato al film del 1962 L’angelo sterminatore, diretto da Luis Buñuel, nel quale i partecipanti a una cena non riescono a uscire dalla villa dove si sta svolgendo. Tuttavia, oltre all’ambientazione in una sala cinematografica, ad assimilare Circuito chiuso e Dèmoni vi sono altre particolarità. Alcuni personaggi, innanzitutto. La mascherina è una bella ragazza con tanto di torcia elettrica: la interpretano la soubrette televisiva Laura D’Angelo in Circuito chiuso e l’ex bambina perversa di Profondo rosso Nicoletta Elmi (anche lei dopotutto con un retaggio televisivo, essendo nipote dell’annunciatrice Rai Maria Giovanna Elmi e avendo partecipato a numerosi spot). In entrambi i film tra gli spettatori ci sono una coppia di fidanzati e una formata da madre anziana/figlia che l’accompagna (in Circuito chiuso), simile alla coppia marito cieco/giovane moglie di Dèmoni. In Circuito chiuso troviamo una prostituta bionda, due brune con protettore in Dèmoni. In entrambi ovviamente la finzione cinematografica irrompe nel mondo reale attraverso il film nel film. Da notare che lo stesso accade in La rosa purpurea del Cairo, di Woody Allen, uscito sempre nel 1985. Vicenda e genere completamente diversi, ma fino a un certo punto: in un modo o nell’altro, la finzione che entra in contatto con la realtà fa sempre dei danni. Un’altra somiglianza tra Circuito chiuso e Dèmoni riguarda le numerose locandine di film sulle pareti dei cinema. Nel primo quelle di I giorni dell’ira, Tentacoli, Da dove vieni, La casa della paura, I carnivori venuti dalla savana, Il sipario strappato, A un passo dalla morte, Il profumo della signora in nero. Tranne una, tutte pellicole thriller e horror. In Dèmoni le locandine di Metropolis, No Nukes, Harry e Son, Nosferatu (del 1979). Sia in uno che nell’altro, inoltre, c’è il manifesto di Quattro mosche di velluto grigio. A tal proposito, sempre Sacchetti ha raccontato d’aver scritto una scena, mai girata, nella quale i personaggi scendevano nei sotterranei e li trovavano pieni di locandine di film dell’orrore. In entrambi i film vi è poi una lunga sequenza all’esterno. In Circuito chiuso il commissario si reca a casa della prima vittima, in cerca di indizi. In Dèmoni quattro giovani cocainomani che stanno girando in auto, per sfuggire a un controllo della polizia finiscono nel cinema. In altri momenti infine i due film si somigliano in modo particolare. Quello in cui uno degli spettatori grida istericamente che vuole uscire. Quando la maschera rammenta a uno spettatore che è proibito fumare. Ma, soprattutto, una situazione di Dèmoni sembra presa di peso da Circuito chiuso. Qui, la prima vittima si toglie la giacca al minuto 00:19:24. Lo stesso fa uno degli spettatori di Dèmoni, assistendo a una delle tante scene truculente del film (minuto 00:23:13). Schede film Morte di un professore (Unman, Wittering and Zigo, Regno Unito – 1971) Regia: John Mackenzie; sceneggiatura: Simon Raven (dal dramma radiofonico di Giles Cooper); musica: Michael J. Lewis; fotografia (colore): Geoffrey Unsworth; montaggio: Fergus McDonell; scenografia: William McCrow; costumi: Judy Moorcroft; interpreti: David Hemmings, Carolyn Seymour, Douglas Wilmer, Anthony Haygarth, Colin Barrie, David Auker, Tom Morris; produzione: Stanley O’Toole, Gareth Wigan per Mediarts ltd; durata: 100′ Il gioko (id., Italia – 1989) Regia: Lamberto Bava; soggetto: Roberto Gandus; sceneggiatura: R. Gandus, Dardano Sacchetti, Giorgio Stegani; musica: Simon Boswell; fotografia (colore): Gianfranco Transunto; montaggio: Daniele Alabiso; scenografia e costumi: Catia Dottori; interpreti: Alessandra Acciai, Daria Nicolodi, Jean Hebert, Viola Simoncioni, Stefano De Sando, Valeria Milillo; produzione: L. Bava e Andrea Piazzesi per Anfri s.r.l e Reteitalia s.p.a.; durata: 95′ Circuito chiuso (id., Italia – 1978) Regia: Giuliano Montaldo; soggetto: Nicola Badalucco; sceneggiatura: N. Badalucco, con la partecipazione di G. Montaldo e Mario Gallo; musica: Egisto Macchi; fotografia (colore): Giuseppe Pinori; montaggio: Olga Pedrini; scenografia: Giorgio Luppi; costumi: Enrico Sabbatini; interpreti: Flavio Bucci, Aurore Clement, Brizio Montinaro, Loris Bazzocchi, Ettore Manni, Tony Kendall, William Berger, Elisabetta Virgili, Micaela Pignatelli, Luciano Catenacci, Laura D’Angelo, Mattia Sbragia, Guerrino Crivello, Alfredo Pea; produzione: M. Gallo per Filmalpha S. p. A.; durata: 106’ Dèmoni (id., Italia – 1985) Regia: Lamberto Bava; soggetto: Dardano Sacchetti; sceneggiatura: D. Sacchetti, L. Bava, Dario Argento, Franco Ferrini; musica: Claudio Simonetti; fotografia (colore): Gianlorenzo Battaglia; montaggio: Piero Bozza (supervisione: Franco Fraticelli); scenografia: Davide Bassan; costumi: Marina Malavasi, Patrizia Massaia; interpreti: Natasha Hovey, Urbano Barberini, Karl Zinny, Paola Cozzo, Nicoletta Elmi, Bobby Rhodes, Fiore Argento, Fabiola Toledo, Eliana Miglio, Lino Salemme, Jasmine Maimone, Enrica Maria Scrivano, Geretta Geretta, Michele Soavi; produzione: Dario Argento per DACFilm s.r.l.; durata: 95’ (Immagine di apertura tratta dal film “Circuito chiuso” di Giuliano Montaldo, 1978). Navigazione articoli THE PHANTOM DAL FUMETTO AL CINEMA RIVER SONG E DOCTOR WHO