Quando si parla di Kriminal, e ultimamente, in occasione della recente ristampa anastatica lanciata in edicola da Rcs MediaGroup (in allegato con La Gazzetta dello Sport e il Corriere della Sera), lo si fa spesso, si finisce quasi sempre per parlare del solo Magnus. Se questo da una parte è comprensibile per via dell’enorme impatto artistico che il maestro bolognese ha avuto sul fumetto nero italiano, dall’altra fa un torto a una serie di “artigiani della matita”, che si sono succeduti sulle tavole di “tuta da scheletro” nei 10 anni di presenza nelle edicole. Kriminal nato nel 1964 come mensile, è diventato presto quattordicinale e, nel periodo di massimo splendore, è arrivato a essere settimanale. Questo significava sfornare 120 pagine ogni sette giorni. La Corno non ce l’avrebbe mai fatta senza i vari Zaimo (Angelo Raimondi), Roberto Peroni Corbella, Vittorio Coliva, Frank Verola o senza botteghe collettive come lo Studio Rosi. Se Kriminal è potuto rimanere in edicola per ben 419 numeri, diventando un fenomeno di costume e un successo finanziario che permise alla Corno di importare i supereroi Marvel in Italia, il merito è soprattutto loro. Ricordiamoli tutti e godiamoceli tutti leggendo l’anastatica. Raffaele Cormio (Ralph Hunter e Parvus) In origine, la realizzazione grafica di Kriminal era stata affidata a Raffaele Cormio, che all’epoca si firmava con il roboante pseudonimo di Ralph Hunter. Tuttavia, Max Bunker e l’editore Andrea Corno decisero all’ultimo momento di affidare la serie al debuttante Magnus. Nonostante questo cambio di rotta, Cormio rimase nell’orbita della casa editrice e disegnò alcuni episodi, cambiando successivamente pseudonimo in Parvus (che significa “piccolo” in latino). Raffaele Cormio ha disegnato pochi albi, concentrati principalmente nella primissima fase della serie e in interventi successivi come “riempitivo” per permettere a Magnus di riprendere il fiato rispetto alle folli scadenze della Editoriale Corno. I suoi contributi più celebri sono il n. 2: “Terrore sulla Costa Azzurra” (1964) e il n. 129, “Donne e motori” (1967). Lo stile di Cormio su Kriminal è ricordato per essere estremamente altalenante, ingenuo e fortemente contrastato, diviso nettamente tra le sue due “identità” artistiche. Nella fase “Ralph Hunter” lo stile di Cormio è considerato dai collezionisti e dalla critica come molto acerbo, spoglio e legnoso. Le anatomie erano spesso sproporzionate, le ambientazioni minimali e il volto del protagonista appariva privo del fascino tenebroso che Magnus stava impostando nei numeri dispari. La fretta editoriale dell’epoca si percepiva molto in queste tavole dal tratto “sporco” e dai neri stesi in modo grezzo. Quando anni dopo tornò sulla testata firmandosi Parvus, Cormio mostrò uno stile decisamente più maturo, solido e pulito. La differenza tra il Cormio del 1964 e quello del 1967 è così abissale che per anni molti lettori e collezionisti hanno dubitato che dietro a Ralph Hunter e Parvus si nascondesse la stessa mano. Angelo Raimondi (Zaimo) A differenza di altri collaboratori saltuari, Angelo Raimondi ha disegnato numerosi numeri della serie regolare di Kriminal tra il 1964 e il 1974. E’ stato un vero e proprio pilastro della testata, subentrando ogni volta che Magnus doveva rallentare per dedicarsi ad altri progetti (come Satanik o Alan Ford). Ha iniziato a collaborare alla serie già dai primissimi anni firmando, per esempio, il famoso n. 13, “Nodo scorsoio” (1965). Pur dovendo seguire il modello grafico d’impatto e i chiaroscuri imposti da Magnus, lo stile di Raimondi era più rigido e geometrico. Le sue inquadrature erano molto ordinate e le vignette avevano una composizione classica. Prima di approdare alla Corno, Raimondi aveva disegnato tre storici numeri di Diabolik (“Il genio del delitto”, “Terrore sul mare” e “Sepolto vivo!”). Questa scuola si rifletteva nel suo tratto pulito, nella precisione dei contorni e in una rappresentazione dei volti femminili elegante e sofisticata, tipica della filosofia delle sorelle Giussani. Pini Segna A differenza di altri sostituti, che cercavano di ricalcare lo stile di Magnus, Pini Segna portò nella serie un approccio totalmente personale e fuori dagli schemi, diventando un autore quasi “estraneo” ma indimenticabile per i collezionisti. Pini Segna ha disegnato pochi albi, concentrati quasi tutti nella prima fase della serie. Ha firmato interamente il n. 15, “Rapina al Derby” (1965), dove oltre che per i disegni è accreditato anche per i testi. Max Bunker, solitamente accentratore, gli lasciò eccezionalmente carta bianca, limitandosi a supervisionare il soggetto. Lo stile di Pini Segna su Kriminal è ricordato per essere fortemente classico, realistico e di derivazione avventurosa, ponendosi in netto contrasto con le atmosfere tipiche del fumetto nero italiano. Sotto la sua matita l’antieroe perdeva parte del suo aspetto inquietante per assumere la fisionomia di un classico eroe d’azione mascherato, muscoloso e dalle proporzioni anatomiche impeccabili. Per questa ragione, la critica e i lettori si divisero profondamente. Sebbene Segna fosse un disegnatore tecnicamente eccellente, il suo stile arioso e pulito veniva percepito come “fuori contesto” rispetto al sadismo e alla paranoia urbana tipici del mondo di Max Bunker e Magnus. Enzo Carretti (E Car) Enzo Carretti ha disegnato circa una decina di Kriminal. Il suo contributo si concentra principalmente tra la fine del 1965 e la fine del 1967, inserendosi nel periodo di massimo splendore e vendite del fumetto tascabile nero. Tra i suoi numeri più noti spicca il 36, “Quando sarò morto” (1966), storia iconica spesso inclusa nelle selezioni antologiche della serie. Lo stile di E. Car è storicamente divisivo per i collezionisti. Laddove Magnus impostava tavole cariche di neri avvolgenti, deformazioni grottesche e atmosfere morbose, Carretti rispondeva con un disegno più arioso e solare. A causa del suo background da illustratore e copertinista, il suo stile veniva talvolta giudicato come “troppo pulito” o “ingenuo” per un fumetto efferato come Kriminal. La violenza e la trasgressione tipici delle sceneggiature perdevano parte della loro carica sotto il suo tratto ordinato e accademico. Di contro, il Kriminal di Carretti godeva di una grandissima leggibilità e di una notevole eleganza nei volti e nelle fisionomie (specialmente quelle femminili). Luigi Corteggi Quando il grande copertinista della serie si cimentò con le tavole interne in bianco e nero come accade sul n. 32, “Suspense oltre cortina” (1965), l’accoglienza del pubblico fu tiepida. Corteggi era un illustratore puro, abituato a concentrare la narrazione in un’unica, potente immagine fissa. Trasferito nella gabbia sequenziale del fumetto, il suo stile diventava statico. Le scene d’azione e i passaggi da una vignetta all’altra risultavano legnosi. Il rigido bianco e nero dei tascabili dell’epoca, privo di mezze tinte, appiattiva il suo talento facendo apparire il tratto spoglio e poco incisivo. Ilario Ranucci (Rancho) Ilario Ranucci ha disegnato circa una decina di albi della serie regolare. La sua presenza si concentra in modo massiccio nel biennio d’oro del fumetto tascabile nero, tra il 1966 e il 1967, durante il quale realizzò il n. 72, “Il crak” (1966). Lo stile di Rancho su Kriminal si distingueva per essere essenziale, asciutto e fortemente votato alla sintesi grafica. Ranucci adottava una linea chiara e pulita, con anatomie a volte leggermente rigide o spigolose. Il suo tratto era figlio dell’urgenza della serialità tascabile, rinunciava ai dettagli superflui per garantire una forte leggibilità e dinamismo all’azione. Il suo Anthony Logan/Kriminal appariva meno ombroso rispetto alla versione ufficiale e assomigliava al classico agente segreto degli anni ’60. Roberto Peroni Corbella Roberto Peroni Corbella ha disegnato numerosi albi della serie regolare di Kriminal. E’ stato una presenza fissa che ha accompagnato la testata per anni, a partire dal 1966 fino alle battute conclusive nei primi anni ’70. La sua firma compare in albi storici come il n. 317, “Il celeste impero” (1971), dove Max Bunker gli offre un suo testo. Lo stile era caratterizzato da un approccio estremamente dinamico, moderno e fortemente influenzato dalla scuola britannica (prima e durante il suo lavoro alla Corno, Corbella aveva disegnato moltissime storie di guerra per il mercato inglese). Aveva un’incredibile padronanza del movimento. Le sue scene di colluttazione, gli inseguimenti e le sparatorie su Kriminal erano fluidi, cinematici e dotati di un ritmo eccezionale. Vittorio Coliva Vittorio Coliva ha disegnato circa una decina di albi per la serie regolare di Kriminal, concentrati in particolar modo nel periodo compreso tra il 1967 e il 1969, ovvero nella fase in cui la serie aveva raggiunto ritmi di uscita talmente serrati da richiedere un apporto costante di collaboratori fidati. Tra le sue storie più note e facilmente rintracciabili dai collezionisti ricordiamo il n. 187: “Un memoriale delicato” (1969), un classico del periodo centrale della saga. Prima di approdare al fumetto nero, Coliva aveva lavorato nello storico studio di Roy D’Amy, il suo stile, anche su Kriminal, è pertanto caratterizzato da un approccio estremamente professionale, pulito e di stampo classico-avventuroso. Romano Mangiarano (Felmang) Romano Mangiarano, universalmente noto nel mondo del fumetto con lo pseudonimo di Romano Felmang, ha disegnato pochissimi albi per la serie regolare di Kriminal, tra i quali i collezionisti preferiscono il n. 131: “Anonima lotterie” (1967). Lo stile di Felmang era fortemente influenzato dalle strisce d’avventura americane e britanniche (stile che gli varrà una lunghissima carriera per la Fleetway in Inghilterra). Su Kriminal, questo si traduceva in fisionomie plastiche e inquadrature molto incentrate sul movimento, ideali per le scene di fuga e inseguimento. Studio Rosi Da quando la periodicità di Kriminal era diventata settimanale l’editoriale Corno faceva sempre più fatica a reclutare nuovi disegnatori da inserire nel suo organico. A un certo punto si trovò costretta a rivolgersi a realtà produttive organizzate per assicurare l’uscita regolare della testata nelle edicole. Andrea Corno scelse lo studio Rosi, fondato e diretto dal disegnatore Romano Rosi, un vero e proprio “studio-bottega” dove al suo interno si alternavano diversi giovani talenti alle matite e alle chine, tra cui Massimo Fecchi (divenuto poi celebre a livello internazionale) e Lino Jeva. Lo Studio Rosi ha disegnato complessivamente circa 15 albi della serie regolare di Kriminal, concentrati soprattutto nel biennio 1968-1969. Tra i loro albi più noti, ricordiamo il n. 156: “L’infingardo” (1968). Lo stile dello Studio Rosi è ricordato per essere fortemente artigianale, “di servizio” e inevitabilmente altalenante. Poiché le tavole venivano lavorate da diversi disegnatori all’interno dello studio, lo stile poteva variare non solo da un albo all’altro, ma all’interno dello stesso numero. Alcune pagine mostravano un tratto notevole e dettagliato (spesso riconducibile alla mano felice di Massimo Fecchi), mentre altre apparivano più tirate via per la fretta di consegnare. Francesco Verola (Frank Verola) Frank Verola (all’anagrafe Franco Verola) non si è limitato a copiare Magnus ma è stato uno dei pochissimi capaci di assimilarne la lezione espressionista rielaborandola con una grazia e una potenza del nero del tutto personali. Frank Verola ha disegnato numerosi albi della serie regolare di Kriminal, posizionandosi tra i sostituti più prolifici in assoluto. Il suo contributo si concentra massicciamente a partire dal 1968 e accompagna la testata fino ai primi anni ’70. La sua firma compare in moltissimi numeri chiave della maturità della serie, tra cui il 143, “Trappola sul Danubio” (1968), uno dei suoi primi acuti sulla testata. A differenza di disegnatori dal tratto solare e pulito (come Carretti o Rancho), Verola amava profondamente l’ombra. Il suo stile era caratterizzato dall’uso di un chiaroscuro drammatico, quasi teatrale. Sapeva avvolgere le vignette in neri pastosi che restituivano al lettore quella perfetta sensazione di claustrofobia, mistero e sadismo tipica del fumetto nero delle origini. Verola eccelleva anche nella rappresentazione anatomica e, in particolar modo, nel disegno delle figure femminili. Sotto le sue matite, le donne di Kriminal assumevano una carica sensuale, flessuosa e al tempo stesso inquietante, molto in linea con l’estetica dark ed erotica che la Corno stava accentuando in quegli anni. Dopo Kriminal fu il disegnatore di Daniel, sempre di Max Bunker Giovanni Romanini Il contributo di Giovanni Romanini su Kriminal è notevole, ma la quantificazione esatta è storicamente complessa poiché per anni il suo lavoro è rimasto “nascosto” sotto la firma del suo maestro (Magnus). A partire dalla seconda metà degli anni ’60, le scadenze della Corno divennero insostenibili per il solo Magnus (che doveva disegnare contemporaneamente Kriminal, Satanik e poi Alan Ford). Romanini entrò in studio e iniziò a completare le tavole del maestro, spesso Magnus realizzava i layout e le matite veloci, mentre Romanini rifiniva i dettagli e li passava a china. Con la maturazione artistica, Romanini iniziò a firmare gli albi da titolare a partire dal n. 219, “La vecchia bicocca” (1969). Lo stile di Romanini su Kriminal è caratterizzato dal mimetismo perfetto con la linea di Magnus. Romanini aveva assimilato la lezione espressionista del maestro come nessun altro. Sapeva gestire i neri pastosi, i bianchi sfolgoranti e i tratteggi “fangosi” che creavano l’atmosfera claustrofobica e morbosa tipica di Kriminal. Leonardo Lombardi Entrato nell’orbita dell’Editoriale Corno alla fine degli anni ’60, Lombardi divenne un vero e proprio pilastro per la testata nella sua fase calante (1970-1972), lavorando a stretto contatto con sceneggiatori come Gian Paolo Frascati, Luciana Attardo Magrini e Maria Grazia Perini, in un momento in cui Magnus aveva ormai diradato drasticamente i suoi interventi. Leonardo Lombardi ha superato ampiamente la decina di storie complete. La sua firma si concentra stabilmente nella fascia alta della numerazione (tra il numero 240 e il 375).Tra i suoi albi più noti e storici ricordiamo il n. 373: “L’insonnia di Milton” (1972). Lo stile di Lombardi su Kriminal si inserisce perfettamente nel clima di “normalizzazione” che la serie visse nei primi anni ’70. Sotto la matita di Lombardi, l’universo di Kriminal si adeguò all’estetica degli anni ’70. I volti femminili persero quella carica morbosa delle origini per assumere i tratti tipici delle modelle delle riviste dell’epoca. Per via di questo stile così pulito e standardizzato, alcuni lo giudicano a volte come un disegnatore “scolastico” o privo della carica drammatica dei primi anni. Dino Leonetti (Infimus) Prima di diventare celebre come disegnatore dell’iconica Maghella per Giorgio Cavedon, Dino Leonetti aveva realizzato una manciata di albi di Kriminal, concentrati nel periodo in cui la serie si avviava verso la sua stagione conclusiva e la redazione dell’Editoriale Corno necessitava di professionisti rapidi e capaci di alternarsi a Frank Verola e Leo Lombardi. Tra i suoi contributi c’è il n. 291: “Appuntamento col demonio” (1971). A differenza delle rigidità geometriche di Zaimo o del bianco e nero gotico del primo Magnus, il segno di Leonetti era più fluido, pulito e attento alla rotondità delle figure. Sotto le sue matite, le comprimarie femminili di Kriminal acquistavano una forte carica seduttiva, che faceva già presagire il suo futuro passaggio al fumetto erotico. Franco Scargiali (Titto) Franco Scargiali ha disegnato pochi albi, concentrati principalmente nel corso del 1971 e nella prima metà del 1972. Il suo intervento avviene in un momento in cui la serie regolare ha ormai abbandonato la periodicità frenetica degli anni d’oro, avviandosi verso la chiusura. Tra i suoi albi più noti c’è il n. 310: “Metodo sperimentale” (1971), scritto da Luciana Attardo Magrini. Pur non avendo la potenza evocativa di Frank Verola o di Giovanni Romanini, Franco Scargiali viene ricordato dai lettori come un esecutore preciso ed elegante, capace di traghettare graficamente Kriminal verso la sua stagione finale con grande professionalità e senso della pagina. Paolo Piffarerio Paolo Piffarerio ha disegnato un solo albo ufficiale all’interno della serie regolare di Kriminal: il n. 326: “Raid all’ultimo respiro” (1971). Piffarerio era un pioniere del cinema d’animazione italiano (storica colonna della Gamma Film dei fratelli Gavioli). Questo background si traduceva in una regia della tavola straordinaria, con inquadrature sofisticate, un uso sapiente delle luci e un dinamismo elegante che ricordava i film d’azione dell’epoca. Al posto dei neri di Magnus o della linea chiara standardizzata degli altri sostituti, Piffarerio utilizzava il suo classico tratteggio finissimo, quasi da incisore. I volti, le espressioni dei personaggi e le complesse ambientazioni urbane acquistavano una tridimensionalità realistica e aristocratica. Erminio Ardigò Prima di approdare alla Editoriale Corno nei primi anni ’70, Ardigò vantava già un curriculum vastissimo, aveva illustrato Tarzan della Cenisio, Il Piccolo Ranger e la Storia del West della Bonelli ed aveva persino lavorato per la concorrenza, illustrando alcuni episodi di Diabolik e Zakimort. Per Kriminal disegnò pochi albi, concentrati tutti nella fascia conclusiva della numerazione, quando la serie si stava gradualmente avviando alla chiusura. Tra questi segnaliamo in particolare il n. 394: “La geisha di Tokyo” (1973). Nei forum di collezionisti storici si ricorda spesso come Ardigò non fosse un disegnatore “rapido” o velocissimo, ma estremamente metodico. Eccelleva nelle posture complesse e nelle inquadrature ampie, motivo per cui i suoi layout erano solidi e le sue ambientazioni molto curate. Proprio per non sforare i tempi di consegna della Corno, veniva talvolta affiancato da inchiostratori della scuderia (come Zaimo). Questo articolo è stato scritto con l’aiuto della intelligenza artificiale perché con Google non si riusciva a reperire abbastanza notizie sui vari disegnatori. Navigazione articoli LE CONTRADDIZIONI DEGLI ANIMALI UMANIZZATI MUSSOLINI E FUMETTO, FASCISTA PERFETTO?