In mezzo alla valanga di tascabili erotici, Ediperiodici ed Edifumetto provarono negli anni Settanta anche altri generi, quasi sempre con scarsa fortuna. L’editore Renzo Barbieri, fondatore della Edifumetto, era indubbiamente una figura complessa e anomala nel panorama italiano. Sebbene la sua fortuna economica derivasse principalmente dai fumetti erotici aveva anche ambizioni culturali. Barbieri sentiva il bisogno di elevarsi e tentò in diverse occasioni di realizzare prodotti di maggiore qualità editoriale e artistica, spesso avvalendosi di sceneggiatori e disegnatori di talento. Questa attività parallela mostra il suo desiderio di essere riconosciuto non solo come il “re del porno a fumetti”, ma come un editore e autore a tutto tondo. L’altro editore, Giorgio Cavedon, fondatore della Ediperiodici, pur essendo un uomo di grande intuito e un pioniere, viene spesso percepito come meno legato al mondo intellettuale. La sua figura è spesso associata a quella di un editore “puro”, con un fiuto per il mercato, capace di lanciare nuovi trend e di gestire la macchina produttiva in modo efficiente. La sua strategia editoriale sembrava più orientata a intercettare i gusti del pubblico e a massimizzare il successo commerciale. Eppure anch’egli in più di un’occasione senti il bisogno di diversificare la sua produzione editoriale andando oltre il puro erotismo. (Non sono molto d’accordo. Avendoli conosciuti bene entrambi, direi che Barbieri era più esperto del disegno di qualità, mentre Cavedon curava maggiormente l’aspetto letterario delle proprie pubblicazioni, anche di quelle più estreme. Lo stile del primo era ironico, quelllo del secondo più drammatico – NdS) Molte di queste iniziative, fossero targate Ediperiodici o Edifumetto, pur interessanti, durarono poco: senza “nudità forti” o horror spinto le vendite crollavano, e l’editore tornava subito sui suoi passi. Ricordiamo alcune delle serie più significative in questo senso. Draculino Draculino, uscito nel 1972, è uno dei primi casi in cui Barbieri cerca di “allargare” il formato tascabile oltre il fumetto erotico. Il richiamo in copertina è molto chiaro in questo senso e definisce l’albo “fumetto del terrore comico”. Alla base c’è l’intuizione del vampiro fifone, che si muove all’interno di situazioni grottesche più vicine a un fumetto umoristico che a Zora o Sukia. È un tentativo di creare un ibrido tra horror e comico condendolo con solo un pizzico di sesso. Il tema della pubblicazione era sulle disavventure del protagonista, che agiva seguendo una struttura sulla scia di Alan Ford, all’epoca molto venduto. Il fumetto era diretto da Giuseppe Pederiali, scrittore e giornalista, autore di molti tascabili della Edifumetto. Non era vietato ai minori, il tono scanzonato lo rendeva fruibile anche da un pubblico che cercava un fumetto non erotico. In totale ne uscirono 26 numeri tra il 1972 e il 1975. (Molto divertente, pare fosse scritto personalmente da Barbieri, che era un romanziere di lungo corso con il pallino della satira di costume – NdS). Ufo Ufo, pubblicato dalla Edifumetto a partire dal 1973, cercava di cavalcare l’onda del successo di serie televisive e film di fantascienza dell’epoca. Nato sull’onda dell’omonima serie tv britannica di Gerry Anderson, è sceneggiato da Ennio Missaglia e disegnato da Vladimiro Missaglia. Il fumetto durò tre annate, con una periodicità che oscillava tra mensile e quindicinale. La testata si concentrava su avventure a sfondo fantascientifico, misteriose e fantapolitiche, in un periodo di grande interesse pubblico per gli avvistamenti Ufo. Le storie ruotavano attorno a un gruppo di protagonisti, la “Squadra Ufo”, con base in Svizzera, che indagavano su fenomeni alieni e complotti. Era fantascienza d’azione a base di combattimenti contro minacce aliene, complotti, dischi volanti, missioni in Sud America e operazioni sottomarine. I titoli parlano da soli: La mitica astronave, Demoni di fuoco, Uomini cavia, Il canyon della paura, Umanità in pericolo. In totale ne uscirono 43 numeri tra il 1973 e il 1976. Il suo pubblico era formato da ragazzini. Cosmine il fumetto Cosmine rappresentò uno dei più riusciti tentativi della Ediperiodici di andare oltre il mero erotismo. Sebbene la serie, uscita nel 1973, sia normalmente inserita nel filone dei “fumetti pornografici tascabili” italiani, si distingueva per alcuni elementi specifici. La trama, realizzata da Silverio Pisu, un noto artista intellettuale nipote del comico televisivo Raffaele, è ambientata in un mondo post-apocalittico devastato da una guerra nucleare e offre uno scenario narrativo più complesso e strutturato rispetto a molte altre pubblicazioni del genere, che spesso si concentravano esclusivamente sulle situazioni sessuali. La protagonista, Cosmine, era una sensuale donna-robot. Questa caratterizzazione forniva spunti per esplorare temi come l’identità, l’umanità e la libertà, in un modo che le altre eroine dei fumetti erotici dell’epoca non facevano. Alcune recensioni del tempo e analisi successive evidenziano come la serie cercasse di inserire una vera e propria avventura e una trama complessa, uscendo dai canoni rigidi del settore. Cosmine fu una delle poche serie erotiche di Ediperiodici a essere pubblicata interamente a colori fin dall’inizio, un’eccezione che indicava forse una maggiore cura editoriale e un tentativo di elevarsi qualitativamente. Il fumetto uscì in un numero totale di 10 albi. Gli ultimo numeri erano stati disegnati da Milo Manara. Mortimer Mortimer, uscito nel 1973, è ricordato come un prodotto di nicchia, ingiustamente dimenticato, che meritava credito per la sua qualità e il suo tentativo di proporre un fumetto di genere valido all’interno di un mercato che prediligeva il solo contenuto sessuale. Il fumetto era disegnato da Víctor de la Fuente, un artista spagnolo già affermato e molto apprezzato nel panorama del fumetto western. La sua presenza garantiva un livello qualitativo e un’attenzione al disegno decisamente superiori alla media dei tascabili erotici italiani del tempo. Le storie, di Giorgio Pedrazzini, erano avventure western a tutti gli effetti, con un cacciatore di taglie come protagonista. Le sceneggiature, pur lasciando l’origine del protagonista non del tutto approfondita, erano comunque ben strutturate, seguendo i canoni del genere. Il fumetto fu pubblicato inizialmente a colori, il che esaltava lo stile dinamico e asciutto di De la Fuente. Anche quando passò al bianco e nero negli ultimi numeri, i disegni mantennero un alto livello qualitativo. I primi numeri includevano articoli approfonditi e illustrati su “Armi e uomini del vecchio West”, dimostrando un’intenzione editoriale volta a un pubblico interessato anche al contesto storico. Sebbene la testata fosse inserita nel catalogo Ediperiodici per adulti, l’elemento erotico era decisamente meno prevalente e accessorio rispetto ad altre serie della casa editrice, fungendo più da “contorno” all’interno di un’avventura principalmente western. In totale ne uscirono 12 numeri tra il 1973 e il 1974. Mar e il suo delfino Mar e il suo delfino, del 1974, è un altro esempio significativo di come la Edifumetto cercasse di proporre storie d’avventura per ragazzi, andando oltre il solo contenuto erotico. La serie era un fumetto d’avventura ambientato in contesti marini ed esotici, con protagonista un “Tarzanide del mare” che vive tra Bahamas, Mar Rosso, balene, foche, piovre, squali, contrabbandieri, aerei Boeing caduti eccetera. I titoli come al solito parlano da soli: Il distruttore delle Bahamas, Le balene azzurre, Il massacro delle foche, L’eroe degli oceani… Le storie promuovevano l’amore e il rispetto per la natura e la fauna marina, un tema insolito e distintivo per un tascabile italiano dell’epoca. I testi erano di Giuseppe Pederiali, i disegni di Giancarlo Tenenti e Maurizio Ricci, professionisti in grado di gestire un fumetto d’avventura con un certo appeal visivo. L’elemento centrale della serie era l’esplorazione e l’avventura subacquea, con una trama strutturata che seguiva le gesta del protagonista. In totale ne uscirono 13 numeri tra il 1974 e il 1975. (In realtà, come Ufo, si trattava di un prodotto editoriale modesto – NdS). Zan della giungla Zan della giungla, pubblicato per la prima volta nel 1974 da Edifumetto e successivamente dalla consociata Editoriale Geis, era una serie che si inseriva nel filone dei “tarzanidi” ancora abbastanza popolari all’epoca. Zan era un uomo bianco cresciuto nella giungla, che lottava contro bracconieri e minacce naturali. Il personaggio fu creato da Roberto Renzi, già padre del ben più noto e longevo Akim, e disegnato da Bruno Marraffa. Questi autori erano professionisti nel campo del fumetto d’avventura italiano e garantivano un prodotto di qualità. Gli elementi principali erano l’azione, l’esotismo della giungla, la lotta per la sopravvivenza e l’interazione con la fauna locale (incluse scimmie amiche che fungevano da spalla umoristica). In totale uscirono 43 numeri fino al 1978. Lo Sconosciuto Più che un tentativo di diversificare l’offerta, Lo Sconosciuto del grande Magnus, uscito nel 1975, fu una vera e propria operazione culturale che dimostrò la lungimiranza di Renzo Barbieri nel credere in un progetto artistico di alto profilo, che consolidò la reputazione dell’Edifumetto anche al di fuori del circuito erotico. Uscì per il marcho delle Edizioni del Vascello, in formato pocket come i neri ed erotici da edicola, ma con tutt’altre ambizioni. È un noir politico, sporco, adulto, incentrato su un ex mercenario disilluso che si muove tra colpi di stato, traffici e terrorismo internazionale. Ci sono violenza e sesso esplicito, ma sono strumenti di realismo che servono a raccontare senza veli potere, soprusi e guerre sporche. Il punto di forza principale è la presenza di Magnus (Roberto Raviola), uno degli autori italiani più geniali. Magnus era già una star del fumetto (co-creatore di Kriminal e Satanik), e la sua firma elevò istantaneamente la testata. Magnus, inizialmente su testi del cantautore Francesco Guccini, utilizzava uno stile di narrazione sofisticato, con tavole che ricordavano le inquadrature cinematografiche e un’attenzione maniacale ai dettagli (ambientazioni, armi, volti), che rendevano l’albo un prodotto di altissima qualità grafica. Magnus porta nel pocket un livello di scrittura e di disegno che è da romanzo grafico ante litteram: una documentazione politica e geografica ineccepibile, dei personaggi ambigui e “rotti” dentro e un uso del nero di una raffinatezza impressionante. Lo Sconosciuto non fu solo un fumetto di genere (avventuroso/noir/spionistico), ma un vero e proprio fumetto d’autore, con tematiche mature, complesse e a tratti politiche. La serie affrontava argomenti come il terrorismo internazionale, la guerra in medio oriente, i traffici d’armi e le dinamiche del potere globale. La serie ottenne un notevole successo di critica, dimostrando che un editore noto per l’erotismo poteva produrre un fumetto d’alta qualità, maturo e intellettualmente stimolante. In totale ne uscirono 6 numeri tra il 1975 e il 1976. Koko Koko, disegnato da Stelio Fenzo per l’Editoriale Geis (società collegata a Edifumetto) nel 1976, è un chiaro esempio di testata che puntava a un genere di avventura per ragazzi, distaccandosi del tutto dal fumetto erotico. La serie, pubblicata nel formato bonelliano, era un fumetto d’avventura ambientato nell’Africa nera, con una forte tematica animalista ed ecologica. Il protagonista, Koko, era un ex cacciatore di frodo che diventava il comandante di una squadra dedita alla salvaguardia della fauna selvaggia. Stelio Fenzo, un “maestro” del fumetto italiano con una lunga carriera alle spalle, portava il suo segno stilizzato al servizio di questa serie scritta dal prolifico Giuseppe Pederiali. La sua presenza garantiva un livello artistico elevato e adatto al genere avventuroso. In totale ne uscirono 10 numeri, tra il 1976 e il 1977. Jesus Jesus (pubblicato a partire dal 1976 dall’Editoriale Geis, società satellite di Edifumetto) era un fumetto che si inseriva nel filone dei cosiddetti “bonellidi” (fumetti in formato Bonelli con trame avventurose). Il protagonista di questa seriie western era un uomo rimasto orfano durante le guerre con i pellerossa, viene cresciuto da uno stregone Arapaho e diventa un “metis” diviso tra due culture. Le sceneggiature erano affidate a Ennio Missaglia, mentre i disegni erano principalmente opera del fratello Vladimiro. Le storie si concentravano sul senso di vendetta, sul passato del protagonista e sulle dinamiche del vecchio West, con trame articolate. Tra le note di colore c’è senza dubbio l’abbigliamento “hippie” del protagonista costituito da lunghi capelli biondi, pantaloni sfrangiati a “zampa d’elefante” e gilet di cuoio rigorosamente indossato sul petto nudo. In totale ne uscirono 13 numeri tra il 1976 e il 1977. Fan Oltre ai suoi noti lavori erotico-artistici come Lucifera e Biancaneve, Leone Frollo realizzò per Edifumetto anche un fumetto di fantascienza per ragazzi intitolato Fan. Questa testata, che esordì nel 1978, rappresenta un ulteriore esempio della volontà della casa editrice di esplorare generi e pubblici diversi, e di farlo con il suo disegnatore di punta! Fan era un fumetto di pura fantascienza con elementi di avventura e mistero. Frollo, che era un artista con una formazione classica (si ispirava, soprattutto all’inizio, a John Buscema), proveniente dal mondo della pittura e dell’illustrazione, applicò il suo stile pittorico e raffinato anche a questo genere, illustrando mondi alieni, astronavi e creature fantastiche con la sua consueta maestria. Per i disegni, Fan è uno dei vertici dell’Edifumetto, lo dimostra il fatto che ancora oggi è ricercatissimo dai collezionisti. Si configura come una miniserie in 6 albi, scritta dall’onnipresente Giuseppe Pederiali, dove in appendice di ogni numero c’è un capitolo del sofisticatissimo I briganti di Magnus. Frollo è in uno stato di grazia, la linea è pulita ma sensuale, le astronavi e i mostri sono perfettamente illustrati, le composizioni sono dinamiche ma leggibilissime. La fantascienza non è un semplice sfondo, Pederiali lavora a una space opera italiana, con mondi bizzarri e atmosfere quasi da romanzo. 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classe 1984, conosco solo lo Lo Sconosciuto ristampato in grossi volumi. Gli altri mai sentiti nominare. Rispondi