Il fotoromanzo fu un’invenzione editoriale squisitamente italiana, nata nel secondo dopoguerra ispirandosi ai fumetti. Già nel 1946 la rivista Grand Hotel (editrice Universo dei fratelli Del Duca) pubblicava cineromanzi disegnati all’acquatinta da Walter Molino, che mimavano l’effetto foto. La vera svolta avvenne nel maggio 1947 quando a Roma uscì il settimanale Il mio sogno (Editrice Novissima), considerato il primo vero fotoromanzo composto interamente da fotografie con brevi didascalie. Nello stesso periodo la Mondadori lanciò Bolero Film, prima testata a usare il termine “fotoromanzo” per descrivere questi racconti. Il successo fu immediato: già nel 1947 i fotoromanzi vendevano centinaia di migliaia di copie, e l’idea venne presto esportata all’estero (Francia, Spagna, Portogallo, America Latina eccetera). Cesare Zavattini (scrittore neorealista) e Damiano Damiani (futuro regista) contribuirono alla nascita del genere sceneggiando e dirigendo alcuni dei primi fotoromanzi. Gli anni ’50 Nel corso degli anni Cinquanta, il fotoromanzo diventò un fenomeno popolare di massa. Le trame erano per lo più melodrammi sentimentali, in cui eroine povere ma coraggiose offrivano al pubblico evasione e sogni in un’Italia da ricostruire. Inizialmente molte storie non erano originali, ma riduzioni fotografiche di film famosi. Ciò non impedì al genere di prosperare: a metà anni ’50 circolavano circa 1,6 milioni di copie di fotoromanzi ogni settimana, sommando tutte le testate. Il fenomeno ebbe anche una valenza culturale: i fotoromanzi si basavano soprattutto sulle immagini, le didascalie e i dialoghi venivano dopo. Questo formato li rendeva accessibili anche a chi aveva difficoltà a leggere. Non è sbagliato affermare che i fotoromanzi insegnarono a leggere a generazioni di ragazze, contribuendo alla diffusione della lettura in un paese dove l’analfabetismo era ancora significativo e modernizzarono i costumi, pur rimanendo a lungo snobbati dagli intellettuali. Emblematico del successo popolare è il film Lo sceicco bianco di Federico Fellini (1952), che ironizza proprio sul mondo dei fotoromanzi e sulle aspirazioni divistiche delle sue lettrici. Gli anni ’60 All’inizio degli anni ’60 il settore è maturo, con numerose riviste in edicola e un vasto pubblico affezionato (soprattutto femminile). In questo contesto fa il suo ingresso la casa editrice Lancio, destinata a segnare la storia del fotoromanzo. Lancio, che fino ad allora si occupava di pubblicità, nel 1961 decide di dedicarsi esclusivamente ai fotoromanzi. Il primissimo fotoromanzo edito dalla casa editrice Lancio era intitolato “Schiavo di un ricordo”. Apparve nel numero 1 della rivista Letizia, pubblicato nell’aprile 1961. Il riscontro del pubblico fu immediato. Il primo numero di Letizia andò esaurito nelle edicole in brevissimo tempo, tanto che già per il secondo numero la tiratura fu raddoppiata. Tra le testate principali della Lancio di quegli anni si ricordano anche Charme (1961), Marina (1961), Mina (1962), Idillio (1963), Sabrina (1964) e Jacques Douglas (1965). Per differenziarsi dai competitor già affermati (come Bolero o Grand Hotel), la Lancio adotta alcune strategie editoriali innovative: in primo luogo sceglie volti nuovi e non attori famosi, così che i lettori possano meglio identificarsi nei personaggi delle storie. Inoltre amplia i generi narrativi integrando elementi gialli/polizieschi o persino paranormali accanto alle tradizionali storie d’amore. Infine privilegia la formula di racconti autoconclusivi pubblicati in un solo albo, invece delle storie a puntate diluite su più numeri. Queste innovazioni, unite a una crescente cura produttiva, preparano il terreno al boom del decennio successivo. Gli anni ’70 Gli anni Settanta rappresentano l’apice del successo per i fotoromanzi in Italia. La Lancio, in particolare, consolida la posizione investendo in qualità: set fotografici sempre più curati (la casa editrice arriverà a effettuare riprese in esterna fino a Parigi e New York per alcune produzioni), stampa a colori di alta resa e una varietà di collane per tutti i gusti. Nel gennaio 1975 la Lancio pubblica il primo fotoromanzo interamente a colori, intitolato “Bambina che scherzi con l’amore” (ambientato a Venezia, con Eliana De Santis e Rod Franz). L’introduzione del colore contribuisce a rivitalizzare ulteriormente il genere. Tra il 1975 e il 1976 si raggiungono oltre 8,6 milioni di copie al mese di fotoromanzi vendute in Italia, di cui ben 5 milioni della sola Lancio. Grazie a questi numeri, la Lancio diventa la maggiore produttrice mondiale nel settore, esportando con successo le proprie storie anche all’estero (perfino in India e nei paesi arabi). Il picco di popolarità Si crea un vero fenomeno di costume: nelle camere di molte adolescenti italiane compaiono poster degli attori di fotoromanzi e folle di fan si radunano davanti alla sede Lancio sperando di vedere i loro beniamini. Nasce così uno star system parallelo a quello cinematografico, con attori e attrici di fotoromanzi idolatrati al pari delle star del grande schermo. Nomi come Franco Gasparri, Claudia Rivelli, Michela Roc, Katiuscia e molti altri diventano volti amatissimi, protagonisti di decine di storie e oggetto di culto tra le lettrici. Proprio per questa enorme popolarità, anche il cinema iniziò a “corteggiare” gli attori dei fotoromanzi: emblematico il caso di Franco Gasparri, scelto nel 1975 dal regista Stelvio Massi come protagonista del film poliziesco Mark il poliziotto sull’onda del suo successo nei fotoromanzi. In un’epoca segnata da tensioni sociali (erano gli “anni di piombo”), i fotoromanzi Lancio offrirono al pubblico un’evasione “sognante” che né la televisione, ancora acerba, né il cinema riuscivano pienamente a soddisfare. Gli anni ’80/’90 Dopo circa quattro decenni, la fortuna dei fotoromanzi comincia ad appannarsi nella seconda metà degli anni ’80. Diversi fattori concorrono al declino: da un lato il pubblico inizia ad avere nuove fonti di intrattenimento. La diffusione delle televisioni private e soprattutto l’arrivo massiccio delle telenovelas sudamericane e di soap opera come Dallas e Beautiful, che proponevano un intrattenimento simile ma più avanzato tecnologicamente e soprattutto gratuito, contribuirono a far passare in secondo piano i fotoromanzi che iniziarono gradualmente a perdere il loro primato, pur mantenendo una nicchia di appassionate. Più avanti l’evoluzione dei gusti e l’avvento di nuove tecnologie (come l’home video e poi Internet) ridussero ulteriormente l’appeal delle storie raccontate per immagini statiche. Negli anni ’90 il fotoromanzo è ormai percepito da molti come un prodotto “d’altri tempi” e diverse testate storiche chiudono i battenti. Resistono solo pochi periodici che tentano di rinnovarsi: Grand Hotel continua a pubblicare fotoromanzi insieme ad articoli, mentre la Lancio mantiene attive fino ai primi anni 2000 alcune testate di punta (divenute mensili o bimestrali). Il nuovo millennio La casa editrice Lancio, che era stata il pilastro del settore, entra in crisi negli anni 2000: dopo aver ridotto le pubblicazioni a cinque collane (Sogno, Kolossal, Letizia, Charme, Kiss), nel dicembre 2011 interrompe definitivamente l’uscita dei suoi fotoromanzi in edicola. La società viene posta in liquidazione in seguito alla scomparsa del proprietario storico, chiudendo simbolicamente un’era. Un piccolo tentativo di far rivivere il genere si ebbe nel 2014 con la rivista Amori (che ristampava a puntate vecchi fotoromanzi Lancio), ma l’esperimento durò pochi numeri. Nel luglio 2020, la storica testata di fotoromanzi Sogno è tornata in edicola, grazie a un’iniziativa dell’editore Sprea. Questa nuova edizione settimanale ha ripresentato i migliori fotoromanzi Lancio in versione originale. L’operazione ha avuto un piccolo riscontro, puntando sull’effetto nostalgia e sulla riscoperta di un genere che, sebbene in declino, conserva ancora i suoi appassionati. Oggi il fotoromanzo sopravvive principalmente come fenomeno di nicchia o come oggetto di interesse nostalgico e di studi culturali, dopo aver intrattenuto milioni di italiani e lasciato un segno indelebile nell’immaginario popolare. L’unico settimanale rimasto è Grand Hotel. Franco Gasparri Franco Gasparri è stato il volto simbolo, l’icona indiscussa dei fotoromanzi italiani, in particolare per la casa editrice Lancio. Dotato di una bellezza disarmante, ma anche di una spiccata professionalità, Gasparri ha dominato la scena, soprattutto negli anni ’70, diventando un vero e proprio mito per milioni di ammiratrici. La sua immagine di “bello e dannato”, unita a un indiscutibile fascino naturale lo rese il protagonista maschile più amato e richiesto sulle pagine di testate come Jaques Douglas, dove insieme alla partner Claudia Rivelli formò una coppia artistica che rimase nell’immaginario collettivo delle lettrici. Il suo successo non si limitò solo alla carta stampata. Franco Gasparri tentò anche la carriera cinematografica, partecipando a diversi film polizieschi italiani (i “poliziotteschi”) di discreto successo, tra cui, come detto, la serie di “Mark il poliziotto” (Mark il poliziotto, Mark il poliziotto spara per primo, Mark colpisce ancora). La sua carriera di attore subì una brusca e tragica interruzione il 4 giugno 1980, quando ebbe un grave incidente stradale in moto. Claudia Rivelli Claudia Rivelli, sorella maggiore della più celebre Ornella Muti, è stata una delle attrici di fotoromanzo più amate e popolari in Italia tra gli anni ’70 e ’80. A differenza della sorella, che ha avuto una brillante carriera cinematografica, Claudia ha trovato la sua dimensione ideale e il successo nel mondo della carta stampata. Claudia Rivelli ha debuttato nel mondo dei fotoromanzi nel giugno 1969 con la storia “La ragazza del cantante”. Dotata di una bellezza notevole e un’eleganza innata, ha rapidamente conquistato il pubblico, diventando una delle attrici di punta della casa editrice Lancio. La sua popolarità è esplosa recitando al fianco di attori del calibro di Franco Gasparri e Franco Dani. In particolare, è rimasta impressa nella memoria dei lettori per il ruolo di Susan in molti fotoromanzi della testata Jacques Douglas. Nel 1981, a testimonianza della sua popolarità, un suo fotoromanzo, “Claudia per amore“, è stato trasmesso a puntate sulla Rai prima ancora della sua pubblicazione cartacea, un evento insolito per l’epoca. Nonostante il grande successo e le proposte da parte del cinema (che ha sempre rifiutato), Claudia Rivelli all’età di soli 35 anni si ritirò dalle scene. Il suo ultimo fotoromanzo è stato “Una finestra sul mattino” nel 1985. Katiuscia Katiuscia, il cui vero nome è Caterina Piretti, è stata una delle “regine” del fotoromanzo italiano, un’icona degli anni ’70 che ha affascinato milioni di lettrici con il suo sguardo intenso e il fascino ribelle. Katiuscia ha iniziato la carriera nel mondo dello spettacolo da bambina (è apparsa anche nel film “Mafioso” con Alberto Sordi) e ha debuttato nei fotoromanzi a soli 14 anni, diventando la prima “ragazzina” a cimentarsi in questo genere. È entrata a far parte della scuderia della casa editrice Lancio nel 1972, a sedici anni, diventando rapidamente un volto di punta. Il suo debutto da protagonista avvenne con la storia “Ho 15 anni e ti amo”. Fu una delle dive più popolari, tanto che la casa editrice la scelse (insieme a Franco Dani) come protagonista del proprio film autoprodotto del 1974 Ancora una volta a Venezia (che si rivelò un flop). La sua fama era tale che, quando passò a lavorare per la rivista concorrente Grand Hotel, la Lancio le dedicò una testata omonima, intitolata “Katiuscia“. La sua vita negli anni ’80 ha attraversato un periodo difficile, segnato da problemi di dipendenza che l’hanno allontanata dalle scene per un po’. Nel 2014 ha pubblicato l’autobiografia intitolata “Katiuscia la Diva ribelle“, in cui racconta la sua storia e il suo percorso di rinascita. Navigazione articoli MATITE BLU 459 LE MIGLIORI SERIE DI LANCIOSTORY