Nel 1987 esce nelle sale cinematografiche Creepshow 2, un horror a episodi ispirato ai fumetti della casa editrice americana EC Comics, che pubblicava storie dell’orrore negli anni Cinquanta. Lo produce George Romero, dando un seguito a Creepshow, da lui diretto nel 1982 e sceneggiato da Stephen King. La regia viene affidata all’esordiente Michael Gornick, abituale direttore della fotografia del maestro, Romero e King firmano invece rispettivamente sceneggiatura e soggetto. Fa da cornice e collega gli episodi un segmento, in gran parte animato, con protagonisti Creepy e un ragazzino fanatico di fumetti dell’orrore. Come in Creepshow, anche qui le storie sono basate sul principio della punizione per chi commette atti malvagi o immorali, pur non essendo facilmente distinguibile il Bene dal Male. Nel primo episodio, intitolato Big Chief Woodhead (Vecchio Capo Testa di Legno), la statua di un guerriero indiano si anima e massacra tre teppisti, colpevoli di aver rubato i preziosi tesori appartenenti alla sua tribù. Quello che in un altro film sarebbe stato un mostro da incubo, in Woodhead diventa un figura eroica (seppure un po’ impacciata nei movimenti), e l’ideale incarnazione di una certa retorica che vede il vecchio mondo in procinto di essere distrutto dall’aggressività moderna, priva di valori. In questo caso è rappresentata soprattutto dal giovane indiano che vuole diventare un divo di Hollywood e non esita a rubare e a uccidere. In Creepshow 2 abbiamo anche una variazione su un sottogenere dell’orrore che in quel periodo andava ancora per la maggiore: il “teenie kill pic”, film sul massacro di adolescenti. Nel secondo episodio, The Raft (La zattera), due coppie di ragazzi si recano in gita su un lago. Dopo aver raggiunto a nuoto una zattera, vengono assediati e divorati da una strana e vagante macchia d’olio e rifiuti. Un gigantesco blob che è l’invenzione più azzeccata del film. L’episodio in sé non è un capolavoro, ma l’ambientazione è suggestiva e la narrazione procede spedita fino all’ironico e ammiccante finale. La strage dei ragazzi è compiuta, il lago ora è deserto, l’autoradio continua a trasmettere musica rock. La macchina da presa effettua una carrellata lungo la riva e tra le fronde degli alberi finché scopre un cartello con l’avvertenza No Swimming. Decisamente riuscito è invece l’episodio The Hitch-Hiker (L’autostoppista). Protagonista è Annie, una donna sposata con un ricco uomo d’affari. Di ritorno da una serata trascorsa con un gigolò, alla guida della sua auto di lusso perde il controllo e investe, uccidendolo, un autostoppista di colore. Il morto però non sembra affatto morto. Infatti, nonostante Annie gli spari e lo travolga più volte, l’autostoppista continua a perseguitarla in un crescendo di tensione. Annie è combattuta tra l’incredulità, il terrore e il desiderio di annientarlo, pur non capendo se si tratti di una presenza tangibile o di un’allucinazione. Gornick sceglie di puntare molto sullo stato emotivo della donna, sulla sua necessità di arrivare a casa prima del marito. Lo scontro all’ultimo sangue con l’autostoppista è raccontato mantenendo un equilibrio efficace tra realtà e immaginazione e la strada notturna su cui si svolge è al contempo concreta e spettrale. La sceneggiatura di Romero, inoltre, crea un tormentone che resta impresso (“Grazie per il passaggio, signora”) e sfuma con una certa ironia il comunque sotteso discorso classista. Creepshow 2 (id., Usa1987) Regia: Michael Gornick; sceneggiatura: George Romero; soggetto: Stephen King; musica: Les Reed, Rick Wakeman; fotografia: Richard Hart, Tom Hurwitz; montaggio: Peter Weatherley; scenografia: Bruce Miller; costumi: Eileen Sieff; effetti speciali trucco: Howard Berger, Ed French, Greg Nicotero, Everett Burrell, Michael Trcic (consulente: Tom Savini); interpreti: (Big Chief Woodhead) George Kennedy, Dorothy Lamour, Holt McCallany, Don Harvey, Frank Salsedo (The Raft) Paul Satterfield, Page Hannah, Jeremy Green (The Hitch-Hiker) Lois Chiles, Tom Wright, Stephen King; produzione: Richard P. Rubinstein, Mitchell Galin, David Bale per Laurel Production e New World Pictures; durata: 89’ Navigazione articoli LE QUATTRO INVASIONI DEGLI ULTRACORPI 7 FILM SUL VIETNAM CHE HANNO SEGNATO L’IMMAGINARIO