Emanuele Taglietti ha rappresentato la filosofia visiva della Edifumetto di Renzo Barbieri, realizzando per la casa editrice milanese più di 800 copertine tra il 1973 e il 1988. Il suo contributo ha definito l’estetica del fumetto erotico tascabile, fondendo un realismo pittorico di altissimo livello con atmosfere cupe e conturbanti.

Taglietti è stato un architetto visivo capace di trasformare le edicole degli anni ’70 e ’80 in una galleria d’arte pop immediatamente identificabile.
Quello che ci interessa analizzare in questa rassegna sono soprattutto i notevoli risultati estetici raggiunti da Taglietti, quelli che spingevano schiere di italiani, attirati dal fascino conturbante delle sue copertine, ad acquistare fumetti non sempre di alta qualità.

Come altri autori di copertine di quegli anni, Emanuele Taglietti realizzava le illustrazioni con le tempere e i colori acrilici che, asciugando immediatamente, gli consentivano di velocizzare i tempi e rispettare le date di consegna. La riuscita delle sue tavole, anche per via dell’enorme mole di lavoro che realizzava, è stata ovviamente diseguale, anche se la qualità media è spesso altissima e alcune sono dei veri e propri capolavori. Ne abbiamo selezionate 15.

 

1974 – Lo Scheletro Presenta n. 38


Taglietti
non crede davvero che la liberazione sessuale renda automaticamente migliori. Le sue copertine mostrano che anche nel sesso “libero” esistono dominio, sopraffazione e paura. A questo proposito la scelta dell’arancione è davvero geniale. L’arancione non è un colore “neutro”: evoca allarme, tensione, energia, richiama pericolo, follia e caos emotivo.
In una scena horror, l’arancione
spinge lo spettatore a sentirsi inquieto, osservato, elettrizzato prima ancora di cogliere i dettagli dell’insieme. In questa copertina, il colore non è solo sfondo, ma diventa elemento narrativo. Non è naturale come un cielo o un muro ma suggerisce uno “spazio altro ” dove può succedere di tutto.


1975 – Wallenstein n. 53

Anche in questa bella copertina, in bilico tra gotico e allucinazione, il colore è uno degli elementi più forti. I gialli e gli arancioni dei lampioni della luce artificiale rappresentano una falsa sicurezza. Il blu della notte è lo spazio dell’istinto e del crimine. Il rosso violento sul volto del poliziotto ne evidenzia la complicità, la colpa, il sangue simbolico. La luce non salva, illumina il male senza giudicarlo. Questo è tipicamente tagliettiano.
La donna è erotizzata ma non seduttiva. Non c’è compiacimento, c’è
quasi una citazione rovesciata della pittura sacra, una specie di Pietà oscena. Le donne sullo sfondo Non sono vittime né carnefici, ma testimoni passivi. Una critica alla assuefazione al male.


1976 – Sexy Favole n. 60

La composizione di questa copertina mette in luce il lato più giocoso di Taglietti, che si muove abilmente tra fiaba e perversione. Il centro assoluto è costituito dalle gambe femminili, sproporzionate, idealizzate, quasi monumentali: dominano la scena quasi avessero vita propria. In basso il corpo pigramente abbandonato della donna, ai lati e sullo sfondo due personaggi fiabeschi ambigui e inquietanti.
L’erotismo qui è completamente pop.
Taglietti lavora un po’ come Andy Warhol, cercando di dare vita a immagini capaci prima di tutto di insinuarsi nell’inconscio collettivo e per fare ciò non esita a rischiare di scadere nel kitsch.

 

1977 – Zora n. 127

Questa copertina mette in luce il lato oscuro di Emanuele Taglietti, che spesso cercava immagini capaci di mettere a disagio il lettore. Il sapore del male domina completamente questa scena costruita su una diagonale netta e violenta. Il corpo femminile è rovesciato, esposto, piegato oltre ogni naturalezza. L’aggressore incombe dall’alto.
Qualcuno illumina la scena. Un volto sullo sfondo osserva. ll corpo femminile è erotizzato (lingerie, calze, posa), ma Taglietti impedisce al lettore di goderne pienamente costruendogli attorno un incubo. Questa copertina è volutamente disturbante, è uno di quei casi in cui l’autore abbandona la piacevolezza decorativa e ci costringe a contemplare l’abisso.

 

1978 – Sukia n. 15

Per Emanuele Taglietti l’attrice Ornella Muti diventa più che una semplice “ispirazione” per Sukia, diventa un simbolo femminile ricorrente che lui rielabora fino a trasformarlo in un capolavoro artistico. La Muti negli anni ’70 incarnava una femminilità nuova per l’immaginario italiano: non madre, non moglie, non figlia, ma presenza erotica assoluta.
Taglietti intercetta questa novità e la
trasferisce nel fumetto, dove diventa qualcosa di ancora più inquietante. In chiave più profonda, Taglietti prendendo spunto da un attrice dal volto angelico e dal corpo provocante dà vita all’archetipo della “prostituta sacra”, innocente e perversa, spirituale e terrena insieme.


1979 – Vipera Bionda n. 19

Questa copertina è una delle più ambigue e disturbanti di Taglietti, perché la violenza arriva da dove meno te l’aspetteresti. Il risultato è profondamente inquietante. Il punto di massima tensione dell’immagine è la scelta del clown come aggressore. Tradizionalmente la figura del clown è legata alla nostra infanzia, quando i nostri genitori ci portavano al circo e ridevamo delle gag dei pagliacci. Qui il clown è l’agressore, il violentatore, il presunto assassino.
Taglietti sovrappone i livelli creando un
cortocircuito emotivo. Inoltre spiazza il lettore proponendogli un corpo desiderabile che viene attaccato generando in lui senso di colpa. Taglietti lavora sapendo che l’immagine deve vendere, ma deve anche lasciare un residuo di disagio.

 

1980 – Cimiteria n. 74

La struttura compositiva di questa copertina, estremamente chiara, funziona come un discorso narrativo. A sinistra il licantropo è una massa scura, animalesca e predatoria. A destra la donna, spicca per il suo chiarore sullo sfondo scuro, seminuda e vulnerabile. Dietro c’è il cimitero, luogo di confine tra la vita e la morte. In cielo domina la luna piena, motore simbolico della trasformazione.
Il licantropo può essere letto come una rappresentazione della mascolinità incapace di intraprendere una relazione costruttiva con l’altro sesso. Come spesso gli succede, Taglietti mette in crisi il lettore raffigurando un corpo femminile fortemente erotizzato che viene aggredito stimolando il suo senso di colpa.

 

1981 – La Poliziotta n. 8

Questa copertina è una delle immagini di Emanuele Taglietti più sospese, liriche ed “eterne”. Rappresenta una sorta di controcanto rispetto alla violenza, al dominio e al cinismo che caratterizzano molta parte del suo lavoro. L’ambientazione è acquatica, ma non realistica: due corpi sono sospesi in uno spazio blu assoluto che richiama il sogno, il grembo materno, ma anche l’aldilà.
Questa copertina
vive tutta su un’ambiguità gestuale, che Taglietti non risolve volontariamente. La mano dell’uomo è sul collo della donna, è un gesto d’affetto o la sta strangolando? Qui Taglietti fa qualcosa che gli è tipico, soprattutto nelle opere più tarde o più meditate: non mostra la violenza, ma la possibilità della violenza.


1982 – Ulula n. 7

Questa copertina è una delle immagini più rivelatrici e concettualmente complesse del lavoro di Emanuele Taglietti perché introduce un elemento raro nel fumetto erotico-horror italiano: il conflitto femminile come centro dell’orrore, non più mediato dal mostro maschile che rimane sullo sfondo come semplice spettatore.
La scena centrale mostra un desiderio cannibale, un
corpo a corpo verticale, quasi scultoreo, tra due donne seminude.
Questa copertina è una delle più concettuali dell’autore, meno gratuita di quanto sembri e sorprendentemente moderna nel suo cinismo. Qui Taglietti suggerisce che l’orrore non è ciò che viene da fuori, ma ciò che accade quando il desiderio non conosce limite.


1983 – Moschettiera n. 15

Questa copertina appartiene al filone storico-avventuroso erotizzato e mostra con particolare chiarezza come il pulp italiano trasformava il romanzo di cappa e spada in un teatro di sopraffazione. Il riferimento ai moschettieri è esplicito, ci sono i costumi, le architetture e le armi bianche, ma l’eroismo è completamente svuotato. Due uomini circondano la donna, uno la immobilizza e l’altro la spoglia. Non c’è caos, c’è organizzazione.
La violenza è
istituzionalizzata, militare. Taglietti denuncia un rituale di potere collettivo. Il corpo della donna è completamente esposto, la posa è innaturale ma estremamente leggibile, gli uomini non sono dei mostri o dei folli ma emanazioni del potere.


1984 – Mafia n. 58

Questa copertina mostra Taglietti nel suo versante crime-exploitation urbano, dove l’erotismo non è più il centro simbolico del racconto, ma un elemento accessorio di attrazione subordinato al mito della vendetta. La copertina è costruita come un montaggio di episodi.
In primo piano
c’è una donna seminuda, distesa, erotizzata. In secondo piano c’è una scena di violenza (un uomo sopraffatto da un altro). Sullo sfondo il volto di uomo che sta prendendo la mira. Non è un criminale qualunque, è il “vendicatore“, figura centrale del poliziesco anni ’70. L’aggressione sullo sfondo serve a dimostrare che il mondo rappresentato è regolato dalla forza e non dal diritto.


1985 – Stregoneria n. 9

Questa copertina rappresenta uno dei vertici dell’immaginario dell’autore, qui avviene un vero rovesciamento dei ruoli rispetto al modello dominante dei tascabili erotici. La donna non è più solo vittima o preda, ma carnefice attivo, e lo è in modo esplicitamente sanguinario. È un’immagine che va letta con estrema attenzione, perché non è semplicemente “trasgressiva”, è ideologicamente ambigua e volutamente destabilizzante.
L’ambientazione è domestica, quasi borghese, la violenza non irrompe dall’esterno,
nasce dentro la relazione. Taglietti costringe il lettore maschio a occupare, anche solo per un istante, la posizione della vittima. Ed è qui che l’immagine diventa davvero scomoda.


1986 – Sbarre n. 35

Questa copertina è un tassello decisivo per comprendere la ricorrenza (non casuale) della donna omicida nell’ immaginario più tardo e disilluso dell’autore. Qui non siamo più nell’horror né nel gotico, siamo nell’ambiente domestico, e proprio per questo l’immagine è ancora più disturbante. Non ci sono mostri, non c’è notte, è la quotidianità che uccide. La morte dell’uomo non è tragedia, ma condizione funzionale al piacere femminile.
La scena è costruita su una
spaccatura visiva netta. A sinistra sullo sfondo il cadavere maschile, riverso e sanguinante. A destra in primo piano la donna viva, elegante, seminuda, calma. Non c’è interazione emotiva tra i due spazi. La donna appare semplicemente superiore all’uomo.

 

1987 – Attualità Nera Extra n. 83

Questa copertina è particolarmente significativa non solo per la sua forza visiva, ma anche per il modo in cui incrocia l’immaginario con un tema socialmente e culturalmente nuovo per l’epoca: l’ Aids. L’accostamento tra intimità erotica e malattia (all’epoca) mortale è immediato, ed è proprio la scritta nello specchio, che in pittura spesso svela la verità o riflette ciò che non si vuole vedere, a dare senso all’immagine.
Questa copertina anticipa, in modo esplicito, l’entrata del problema nell’ambito della cultura popolare, svelando un lato di Taglietti meno esplorato, la riflessione simbolica sul rapporto tra desiderio e pericolo reale. Qui Taglietti suggerisce una minaccia reale associata alla sessualità stessa.

 

1988 – Scandali n. 3

Questa copertina può essere letta come un epilogo visivo, non solo una delle ultime prove di un percorso lunghissimo, ma una sorta di ritratto spietato di un movimento inizialmente di rottura ma ormai completamente assimilato. Siamo in una fase tarda, il mercato del tascabile erotico è ormai finito a causa delle videocassette, il pubblico non si lascia più scandalizzare.
La donna è in posizione dominante, l’uomo abbassa lo sguardo. Non è vittima ma
complice della propria sottomissione
. Questo è uno degli esiti più maturi del percorso dell’autore. Il protagonista sembra raffigurare il lettore stesso, ormai incapace di entusiasmi. Anche il linguaggio appare meno sperimentale come se Taglietti avesse ormai accettato la fine di un mondo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *