Il venerdì sera aveva un sapore speciale. Tutti credevano che dormissi e invece ero ancora sveglio. Anche se in casa si parlava a bassa voce per non svegliarmi, riconoscevo quel rumore di passi che salivano le scale. Poi le chiavi nella serratura e la porta che si apriva. Quando tornava mio padre sentivo le voci, mi nascondevo nell’ombra della mia cameretta e mi addormentavo di colpo. Il sabato sì che era una festa vera, cominciavo ad aspettarlo quattro giorni prima. Mi alzavo più presto degli altri giorni, anche se non dovevo andare a scuola e davo il buongiorno a un raggio di sole che si intrufolava tra le tapparelle della mia camera. Attraversavo il corridoio in punta di piedi sfidando il pulviscolo dorato che galleggiava nell’aria e andavo in sala. Mio padre dormiva ancora, potevo sentirlo russare da dietro la porta della camera. Ogni sabato mattina in casa mia si celebrava un rito. Mio padre lavorava fuori tutta la settimana e rientrava il venerdì sera tardi e ogni volta mi portava un regalo. Credo che si fermasse a comprarli all’edicola della stazione. Spesso erano buste piene di fumetti, figurine, gadget vari, ricchi premi e cotillon. Quel giorno di luglio del 1971, era un albo dell’Editoriale Corno: I Fantastici Quattro n. 9, “Il Fantasma Rosso”. La copertina era “spaziale”, i Fantastici Quattro erano sulla Luna e si vedeva la Terra lontana. C’erano i personaggi che avevo già visto nelle pubblicità sull’Uomo Ragno: L’uomo pietra, l’uomo elastico, la donna invisibile e il ragazzo di fuoco, che stava atterrando sulla superficie lunare. Mi sdraiai sul divano della sala, mi piaceva stare comodo quando dovevo leggere qualcosa di importante. Se ci ripenso ora mi vedo come in un dipinto di David Hockney, con la luce chiara che si posa sugli oggetti quasi accarezzandoli e l’aria che sembra immobile bloccata per sempre da qualche misterioso incantesimo. Fuori, in cortile, qualcuno stava sbattendo un tappeto e il profumo di uno sconosciuto ragù si spandeva nell’aria. Aprii l’albo con cura e la semi splash-page iniziale mi colpì in faccia come un pugno sferrato a tradimento. C’era fuoco dappertutto, cosa poteva essere successo? Alla quarta vignetta ero già in pista di lancio, un tipo con una tuta stranissima stava allungandosi più di Tiramolla. Ed eravamo solo all’inizio. Lì chiamavano fantastici e lo erano per davvero. Esserci quando si verifica un evento leggendario, è un esperienza unica che ci porteremo dentro per anni. Come al concerto dei Police al Palalido quando tutti saltavano su “Message in a bottle” e l’intero edificio tremava talmente forte da far pensare che di lì a poco sarebbe crollato. Come Mastroianni anni fa quando entrò nella fontana di Trevi in giacca e cravatta. Più leggevo e più sentivo di essere il testimone di qualcosa di importante. I Fantastici Quattro dovevano affrontare lo Spirito Rosso (quello che in copertina era stato chiamato Famtasma Rosso) e le sue tre scimmie che avevano sviluppato poteri incredibili dopo essere stati bombardati dai raggi cosmici. Sentivo che la battaglia sarebbe stata senza tregua, una cosa da far mancare il fiato. Torre di controllo, aiuto, sto finendo l’aria dentro al serbatoio. La pagina nove rapì il mio sguardo. Sulla luna c’erano i resti di un’antica civiltà. Il disegno di Jack Kirby era una storia nella storia. Una struttura aliena complicatissima piena di strani edifici collegati tra loro da strade, scale, ponti e cunicoli. Quella vignetta ti faceva partire la fantasia e già immaginavi arrivi, partenze, oscuri traffici illegali e chissà quante altre cose. Se si diventa già dipendenti in tenera età, certo che poi non ci si libera. E io di Kirby stavo diventando dipendente, era la prima volta, poi lo sarei stato di Magnus e Pazienza, ma la prima volta non si scorda mai. E poi c’erano i dialoghi: la Torcia parlava come un mio compagno di scuola; Mister Fantastic come mio zio; la Ragazza Invisibile come mia madre e la Cosa come il padre di un mio amico che faceva il muratore. Pensavo che questa fosse la cosa più incredibile del fumetto che avevo tra le mani e invece a pagina dodici siamo andati addirittura oltre. Entra in scena l’Osservatore, qualcosa più di un personaggio, una specie di semidio. Per me, che a quella età ero in piena trance religiosa e facevo il chierichetto tutte le domeniche, fu una vera e propria rivelazione. Non stavo registrando quello che diceva, continuavo a guardare la sua grande testa e quei flussi di energia che gli uscivano dalle mani. Mi sembrava di essere in presenza di un essere sacro del quale alcuni terrestri avevano appena turbato la divina quiete. Leggevo lentamente, staccando ogni tanto gli occhi per guardare i mozziconi nel posacenere, la giacca appesa sulla sedia e le altre rassicuranti tracce di mio padre sparse per la stanza. Poi tornavo sulla Luna, tra le rovine extraterrestri a combattere contro lo Spirito Rosso e le sue super scimmie. Ero la Torcia avvolta in una coperta di asbesto, ero la Cosa colpita da una pesante putrella d’acciaio. Le scimmie sembravano invincibili e come un coperchio il cielo cominciava a pesare sulla mia testa, dove qualcuno stava cercando di piantare il vessillo della sconfitta. Il caldo di luglio cominciava a bussare alla porta ma io non potevo sentirlo, Sue era prigioniera dello Spirito Rosso, ma la Torcia e la Cosa stavano dandosi da fare per liberarla. Ragionavano proprio come una famiglia, litigavano tutto il tempo ma poi quando le cose si facevano serie si facevano in quattro l’uno per gli altri. Ahi, Jack Kirby dove porti la mia vita? Una gemma senza pari mi si è impigliata fra le dita. Mio padre via tutta la settimana, mia madre che teneva i fili, io che imparavo i trucchi per non sentirne troppo la mancanza, poi il sabato mattina arrivava un fumetto che mi faceva dimenticare tutto. Da quel giorno i Fantastici Quattro, per me, diventarono anche questo: un modo di riorganizzare il mondo quando mio padre era via. Richiusi l’albo, lo tenni con due mani come si tiene una cosa viva. Mio padre stava seduto con la faccia appena sbarbata bevendo il caffè in cucina. Mi vide arrivare con l’albo in mano e mi chiese: — Ti è piaciuto? —. Annuii e tornai in sala per ricopiare sull’albo da disegno una vignetta che mi era piaciuta particolarmente. Navigazione articoli MATITE BLU 461 TOPOLINO NOVEMBRE 2025 – PAPERONE DI DELL’OTTO