Carlo Alberto nasce a Torino in palazzo Carignano nel 1798. Questo edificio da più di un secolo è la casa della sua famiglia, i principi di Savoia-Carignano, che sono un ramo collaterale dei duchi di Savoia, poi diventati re di Sardegna. Illustri antenati sono stati Tommaso, condottiero seicentesco, ed Eugenio, celebre comandante delle truppe imperiali all’inizio del Settecento, vincitore della battaglia che libera Torino dall’assedio nel 1706 e di altre guerre che liberano dal giogo della Turchia l’Ungheria, la Croazia, parte della Romania e della Serbia. Eccettuati questi due nomi famosi, la dinastia dei Carignano si è sempre tenuta in secondo piano, senza disturbare i cugini coronati che detengono il potere ed abitano nella grande reggia di piazza Castello. Poco infatti c’è da dire sul principe Carlo Emanuele, padre di Carlo Alberto, se non che durante la guerra che oppone tra il 1792 e il 1796 la Francia rivoluzionaria al Piemonte comanda le truppe nella porzione del fronte alpino tra Saluzzo e Cuneo, ma non combatte nessuna battaglia di rilievo. Al contrario di altri fronti, sulle Alpi si svolge una lunga guerra di posizione, che viene alfine risolta dall’astuzia del giovane generale Napoleone Bonaparte, il quale non esita a invadere la repubblica di Genova “neutrale” per aggirare le Alpi dalla parte del mare e piombare in Piemonte con la sua armata. Napoleone ottiene un armistizio con il regno di Sardegna e impone la distruzione di numerose piazzeforti piemontesi. Appena finita la guerra, Carlo Emanuele di Carignano si sposa con la giovane e vivace principessina tedesca Albertina di Sassonia, dalla quale avrà una figlia: Maria Elisabetta, e un figlio, Carlo Alberto. Soltanto due anni dopo, il povero principe di Carignano morirà in esilio. Il Piemonte, ormai alla mercé del vincitore, è stato occupato dalla Francia, ai Savoia resta solo la Sardegna e la corte vivacchia a Cagliari nelle ristrettezze. Albertina al contrario è approdata a Parigi e si è risposata con un ricco possidente. La parentesi torinese per lei ormai fa parte del passato, i suoi figli vengono parcheggiati in diversi collegi e praticamente abbandonati. Paradossalmente, chi non si dimentica di Carlo Alberto è proprio l’imperatore Napoleone. Lui sa che gli zii Savoia non hanno eredi maschi, quindi si trova ad avere sottomano l’unico erede della Sardegna che, sebbene povera e spopolata, ha pur sempre una certa importanza strategica nel Mediterraneo, dominato dalla nemica flotta inglese. L’imperatore si interesserà così per farlo entrare nel prestigioso collegio militare di Parigi, dove si formano i futuri quadri dell’esercito e dell’amministrazione dell’impero napoleonico. Carlo Alberto riesce bene negli studi e alla fine dei corsi, a soli sedici anni, è nominato sottotenente. Per ora non avrà l’assegnazione di alcun comando perché Napoleone sconfitto dovrà rinunciare al trono. La fanciullezza e l’adolescenza così trascorse senza l’affetto materno e in una rigida disciplina scolastica, causano in Carlo Alberto la formazione di un carattere freddo e formalista che non lo aiuterà certo nella vita pubblica. Nel 1814 Carlo Alberto rimette piede in Piemonte dopo la prima sua infanzia e conosce la propria dinastia, capeggiata dal lontano prozio re Vittorio Emanuele I, che è ritornato in possesso del Piemonte, della Savoia e della Liguria. Carlo Alberto è cresciuto borghese e franco-tedesco, le nuove condizioni della regalità e il fatto di dover contare sulla nobiltà piemontese come classe dirigente saranno sempre per lui un vestito stretto e scomodo da portare. Sarà solo per inesperienza che Carlo Alberto darà fiducia agli ambiziosi ex ufficiali napoleonici affiliati alla società segreta della carboneria, che prepareranno il colpo di stato militare del marzo 1821, con il quale si pretende dal re la concessione della costituzione. Ma il cocciuto Vittorio Emanuele I abdica piuttosto che cedere, e Carlo Alberto si dimostra inadatto a capeggiare la rivoluzione, che difatti fallisce in meno di un mese. Carlo Alberto è nei guai più grossi. Se Vittorio Emanuele I fingeva almeno una certa cordialità nei suoi confronti, il fratello di quest’ultimo, Carlo Felice, ora re, esprime apertamente disprezzo nei suoi confronti e medita di escluderlo dalla successione al trono. Il giovane principe è costretto allora a rifarsi una verginità. In Spagna c’è stata una presa del potere analoga a quella del Piemonte, ma ora le Cortes, il parlamento, tengono prigioniero il re e lo costringono a firmare la costituzione. Questo provoca la reazione di Luigi XVIII re di Francia, parente del re di Spagna Ferdinando VII. Truppe francesi invadono la penisola Iberica e assediano i costituzionalisti a Cadice. L’ultimo assalto per liberare il re prigioniero viene dato alla fortezza del Trocadero ed è guidato da Carlo Alberto, che conduce alla liberazione del monarca borbonico gli stessi soldati che servirono sotto l’imperatore Napoleone. Ferdinando VII è il peggior re di tutta la storia spagnola, e alla sua morte la Spagna sprofonderà nella guerra civile, ma intanto Carlo Alberto si è riabilitato agli occhi dello scorbutico zio Carlo Felice, al quale succede al trono senza contestazioni nel 1831. La statua di re Carlo Alberto nel municipio di Torino Gli anni del regno di Carlo Alberto, dal 1831 al 1849 sono prosperi e fecondi di progresso. In Savoia una città prende il suo nome chiamandosi Albertville. Ancora sono intitolati a lui il ponte sul fiume Var presso Nizza, il canale di irrigazione che deriva le acque dal Tanaro e la Bormida presso Alessandria e l’Accademia di belle arti di Torino, che appunto è l’Accademia Albertina. A Racconigi la reggia sei-settecentesca viene scelta come luogo di villeggiatura. Nel vastissimo parco che la circonda Carlo Alberto fa costruire casette e padiglioni in stile gotico a imitazione delle architetture della Francia del nord, un ricordo dell’ambiente dove ha trascorso la sua gioventù, e l’effetto è ancor oggi molto suggestivo. Sarà lui, infine, a inaugurare la principale stazione ferroviaria di Torino, Porta Nuova, allora chiamata “imbarcadero delle strade ferrate”, da dove partono i primi treni che collegano Torino con la vicina Moncalieri, ma negli anni seguenti la linea continuerà per Asti e Alessandria fino a raggiungere il porto di Genova. Malgrado ciò, la fama che gli si appiccica addosso come governante è quella dell’indeciso e dell’incoerente: il Re Tentenna, l’Italo Amleto. La ragione sta nella sua cautela nel concedere quelle riforme che possono trasformare il regno di Sardegna in uno stato moderno. Camillo Cavour tenta di convincere il re a una svolta liberale, ma non viene ascoltato, tra loro due non ci sarà né stima né collaborazione. Carlo Alberto da “Storia del Piemonte a fumetti”, disegni di Nives Manara Tra l’altro, una delle condizioni imposte dallo zio Carlo Felice per riammetterlo alla successione è stata di non concedere mai lo statuto liberale. Quando però scoppia la gran bufera della rivoluzione europea nel 1848, Carlo Alberto non può esimersi dal trasformare la monarchia da assoluta a costituzionale, cosa che molti monarchi, sia italiani che esteri, si sono affrettati a fare per non rimetterci il trono. Allo statuto segue di pari passo la guerra contro l’Austria. Carlo Alberto non è contento della precipitazione con la quale si è introdotto un sistema parlamentare, ma è assai più preoccupato di dover capeggiare un movimento politico di annessione all’Italia diviso da correnti rivoluzionarie e repubblicane, opposte a quelle moderate e papiste. L’esercito piemontese è ben addestrato, compatto e combattivo, ma poco numeroso e comandato da diffidenti aristocratici. I patrioti volontari non collaborano e sono troppo deboli perché male armati e scollegati come comando e logistica. In pochi mesi è inevitabile la ritirata. A Milano gli insorti, che già si sono battuti nelle “Cinque Giornate”, tacciano ingiustamente Carlo Alberto di vigliacco e traditore e il re si sottrae a stento alla sommossa. A Torino il parlamento è nelle mani di politicanti improvvisati, capeggiati da Vincenzo Gioberti, noto successivamente come teorico del federalismo italiano, ma pasticcione nella pratica di governo. Nel marzo 1849 il parlamento vota la ripresa della guerra all’Austria. Strategicamente è una follia, il re potrebbe opporsi sospendendo la costituzione e rimandando a casa i deputati. Diversi suoi colleghi l’hanno fatto, primo fra tutti “Re Bomba” il Borbone di Napoli Ferdinando II, ma Carlo Alberto con una specie di rassegnazione alla fatalità degli eventi, parte per la guerra. In quindici giorni arriva la disfatta a Novara, dovuta a scelte errate dello stesso re, che affida l’armata a un polacco ex ufficiale di Napoleone, l’impronunciabile Chrzanowsky, ritenuto a torto un gran tattico. Altro non resta a Carlo Alberto che abdicare in favore del figlio, l’esuberante Vittorio Emanuele II, che ha solo 29 anni. Questo fallimento spezza l’esistenza stessa di Carlo Alberto, che si ritira in una villa della città portoghese di Oporto, ma non vi sopravvive che quattro mesi. La sua vita è durata solo cinquantun anni. Al ritorno della salma in Piemonte si radunano grandi folle. L’affetto che i suoi sudditi non avevano espresso per il re borghese e straniero si fa sentire finalmente nel ricordo delle cose buone che Carlo Alberto aveva lasciato in una terra da lui poco capita, ma amministrata con un impegno e una cura che nessun altro Savoia dopo lui avrà per il proprio regno. Ultimo particolare patetico. Dopo una vita fatua e frivola, la vecchia Albertina di Sassonia si accorge finalmente di ciò che suo figlio ha dovuto passare durante la vita e quali siano state le sue colpe nel lasciare Carlo Alberto privato dell’affetto e della presenza materna. Pentita, ritorna a Torino, tutti i giorni va alla basilica di Superga sulla collina sopra Torino, dove c’è il mausoleo della dinastia sabauda e sulla tomba del figlio lungamente piange e prega, fino a che un giorno la troveranno svenuta. Non riprenderà più conoscenza e dopo pochi giorni riposerà anch’essa in una tomba nello stesso luogo. I discendenti di Carlo Alberto non somigliano fisicamente al loro capostipite, che era alto, magro e distinto, talmente diverso dai suoi stessi figli che si sospettò una sostituzione di suo figlio Vittorio Emanuele II nella culla. Il vero principe sarebbe morto durante un incendio a Firenze, e sostituito con il figlio di un macellaio, ma è falso. Prova ne sia che dopo due secoli i cromosomi sabaudi si sono risvegliati, e l’avo somiglia all’ultimo discendente maschio, Emanuele Filiberto. Data la passione per lo spettacolo di quest’ultimo, potrebbe esservi l’occasione di fargli interpretare proprio la figura del re di Sardegna in uno sceneggiato tv… Navigazione articoli VESPASIANO, L’IMPERATORE CHE DIEDE IL NOME AI BAGNI IL “PERICOLO GIALLO” STASERA IN RADIO CON SAURO