cacche dei cani

Immaginate che ogni tanto entri qualcuno in casa vostra e che defechi sul vostro pavimento in una stanza qualsiasi; la persona è silenziosa, voi non la sentite e solo passando dal corridoio vi accorgete del cumulo fumante. A volte ci inciampate persino.

Succede ogni tanto che quel qualcuno che possiede le chiavi di casa vostra sia più attento: dopo avere defecato, con una paletta raccoglie le deiezioni e le getta nel cestino della cucina. Voi vi accorgete comunque dell’accaduto, perché resta comunque una macchia marrone sul pavimento e dalla cucina arriva un odore nauseabondo.

Va da sé che questi visitatori non si limitano a defecare sul pavimento ma orinano anche, tuttavia la cosa è talmente pervasiva che non ci fate neanche più caso, magari provate un po’ di fastidio d’estate quando il fetore di urina diventa davvero insopportabile, ma di media semplicemente scavalcate i rivoli secchi ai lati della camera da letto.

Nel quartiere di Bari Vecchia la gente pulisce le stradine e i vicoli tutti i santi giorni, ettolitri di candeggina, e se una signora che ha appena finito di pulire la strada ti vede passare con il selciato bagnato di spazzolone ti urla dalla finestra di aspettare che sia asciutto, come fanno le mamme quando vuoi camminare sul pavimento ancora umido di ammoniaca. Molta della vita di quel quartiere si svolge per le strade, davanti agli usci, e le strade sono prolungamenti dei pavimenti di casa.

Ma le strade sono per tutti prolungamenti dei pavimenti di casa, e questo dovrebbe essere il modo in cui si usano gli spazi comuni, considerarli come propri. Se uno spazio è pubblico, non vuol dire che non ti appartiene e puoi fregartene (ammettendo la liceità della inciviltà), vuol dire che è tuo e lo devi trattare come tratteresti la tua casa.

I cani sono animali simpatici, anche amabili e a volte utili, ma le strade sporche dei loro escrementi sono un segno di degrado sociale tra i più terribili, oltre che portatrici di malattie. Pensate al vostro bambino che casca per terra, o che per un capriccetto si rotola sul marciapiede, poi ve lo portate a casa, salta sul letto, tocca il pane e poi vi domandate perché vi viene quella brutta infezione intestinale.

Non ho mai ben capito tutto questo cosiddetto amore per gli animali, che mi sembra solo un modo economico e facile di avere qualcuno che a modo suo ti vuol bene a prescindere, visto che i cani sono privi di ambivalenza affettiva, che soddisfa un bisogno di affetto umano incapace di rivolgersi verso oggetti del proprio mondo, uomini o donne che siano. Camminando per la sua casa ricoperta da cumuli di escrementi di oche, Konrad Lorenz commentava che sì, a volte la situazione era un po’ fastidiosa, ma che quel fastidio era compensato dall’affetto che quegli animali gli davano. L’affetto di un’oca non è quello di una donna innamorata, e comunque come vi sentireste con una donna che all’improvviso cagasse sul sofà mentre guardate la televisione?

Perché accettarlo da parte degli animali, che con gli uomini non hanno niente a che spartire?

E soprattutto perché obbligare i propri simili, quelli abituati a lavarsi le mani, abituati a un’igiene impeccabile a subire la propria scelta di vita? La gente che raccoglie gli escrementi con le mani ormai sembra essere la maggior parte, spesso con un sacchetto di plastica rivoltato, ma altrettanto spesso con un fazzoletto di carta, ma anche a mani nude (e comunque il fazzoletto non blocca il propagarsi di microorganismi sulle mani). Poi quella gente andrà al supermercato, tocchera i prodotti che poi compreremo noi, toccherà i soldi che ci finirano in tasca pieni di coliformi fecali. Saluterà un amico stringendogli la mano.

Qualche mese fa chiamo l’ascensore per salire in casa e aprendosi le porte ne esce una mia vicina, una ragazza perfettina sempre in ordine, con i suoi due cani, e mi dice: “Guarda, prendi le scale perché l’hanno fatta nella cabina”. E se ne va a pascolare i due animali. Non si è scusata, non ha detto guarda mi spiace, passo subito lo straccio, ha solo segnalato l’inopportunità di prendere l’ascensore. Non ho domandato che cosa di preciso avessero fatto. Vicino a casa c’è un negozio di cibo e ammennicoli per cani. Su un palo davanti al negozio, qualcuno in primavera ha appeso un cartello del tipo “cari cani, vi amiamo tutti, ma se la fate tutti i giorni davanti al nostro portone finiremo per odiarvi“. Il cartello è poi scomparso, e il marciapiede ha cambiato colore da quanta merda si è depositata negli anni. Dal negozio esce un odore orrendo. Sembra che chi è abituato a maneggiare escementi animali tutti i giorni più volte al giorno perda via via la consapevolezza che esiste anche un mondo che non ha piacere a essere coinvolto.

Capita a volte che qualcuno si sieda su un basso muretto che ho sotto casa, ad aspettare un amico, o solo a riposarsi. Il fatto è che si siede sugli escrementi che cani di piccola taglia lasciano volentieri e che poi, bontà dei padroni, sono tolti. Ma il lordume resta, e quella persona che ha usato il muretto come panchina provvisoria diffonderà sui sedili dell’auto, sulle poltrone e il divano di casa batteri e virus, provocando malanni a sé e ai propri cari.

Nella città in cui vivo è sempre esistita l’usanza di creare piccoli giardini fioriti nella terra alla base degli alberi dei viali. I minigiardini sono ormai scomparsi, dopo neanche mezza giornata i fiori sono ricoperti di cacca e ovviamente le persone che volentieri abbellivano il quartiere hanno lasciato perdere. Anni fa, prima della megaesplosione canina, quelle persone di animo gentile avevano tentato di richiamare alla civiltà i padroni degli animali mettendo dei cartelli che segnalavano le aiuole da evitare, nello stesso periodo l’amministrazione della città aveva persino promesso la creazione di squadre antilordume dotate di analisi del Dna, così da risalire ai cittadini cafoni, Poi non se ne è fatto niente. Per un paio di anni sono circolate squadre di mezzi anticacca, piccoli veicoli con uno speciale mega-aspirapolvere con cui un povero Cristo percorreva i marciapiedi raccogliendo una per una le feci canine. Uno spettacolo avvilente, era persino doloroso vedere a che lavoro era costretto un essere umano. I fattorini dei corrieri scaricano pacchi e pacchetti sul marciapiede per poi raccoglierli sul carrello: mi è capitato un giorno di vedere le buste di Amazon gettate su escrementi freschi, non per volontà, ma per caso. Il fattorino se ne è accorto e ha pulito strisciando le buste contro il bordo del marciapiede, come fanno con le scarpe quelli che inciampano nelle cacche. Da allora non ordino più niente online o se ordino, faccio arrivare le cose in luoghi come i grandi supermercati, dove il furgone scarica le merci in un cortile interno teoricamente non frequentato dal migliore amico dell’uomo.

Ci sono voluti secoli e secoli per arrivare a capire il valore fondamentale dell’igiene per la salute e la dignità e poi si vive in un mondo in cui gli escrementi, la principale fonte di malattie da sempre, sono parte obbligata della vita quotidiana. Si entra in casa con le scarpe sporche, in Nord Europa si tolgono appena entrati, in Italia non usa, ma comunque restano in anticamera con il loro carico di sporcizia. In Italia i Nas si danno un gran da fare per garantire l’igiene negli esercizi pubblici, poi basta un cane incontinente per mandare a ramengo il loro meritorio lavoro. Ricordo una pizzeria di Milano, i mulini consegnavano la farina al mattino all’alba lasciandola sull’ingresso dell’esercizio, e alle nove i sacchi di carta erano già intrisi di piscio. Come si dice, meno male che poi il forno disinfetta, ma che schifo.

Quando in un ristorante mi capita di trovarmi accanto a un tavolo con cane chiedo un altro posto scusandomi: è che purtroppo sono allergico al pelo dei cani, e per velocizzare lo spostamento a volte invento che avevo un bellissimo labrador cui penso sempre con nostalgia e che purtroppo per l’allergia ho dovuto dare a un amico. È il metodo più pratico, e mi evito le aggressioni verbali più o meno esplicite di chi non vuole capire che se vado fuori a cena non ho piacere di mangiare la pizza condita di odore di cane bagnato con il cagnone che mi annusa la mano appena lavata per mangiare da persona civile. E se un esercizio informa che è vietato l’accesso ai cani, apriti cielo, via di shit storm: mai definizione fu più azzeccata. Ricordo un ristorante che avevo sotto casa, una sera avevo finito il sale per la pasta ed ero sceso per chiederne un po’ alla padrona del ristorante stellato, la quale me lo diede più che volentieri: stava ravanando la pancia del suo cagnone, e con la stessa mano prese una manciata di sale grosso dal sacco e me lo versò in un bicchiere di carta. Ovviamente rinunciai alla pasta, se non altro i clienti del ristorante non vedevano la cucina, ma io non potei togliermi dagli occhi la scena.

I cani si annusano il culo a vicenda, poi ti slinguano in faccia con i padroni tutti contenti. Senza tirare in ballo gli amori idealizzati dei trovatori, ma che razza di società è quella che apprezza le manifestazioni di affetto delle bestie, che maneggia contenta lo sterco degli animali, che assiste raggiante agli accoppiamenti dei propri pupilli ben dotati?

Basta una rapida ricerca in internet per scoprire cose che dovrebbero essere evidenti: le deiezioni canine sono un grave problema per i non vedenti, che non solo rischiano di scivolare sulla merda molle, ma spesso si ritrovano con il bastone bianco lordo, e portano poi quello sporco  inconsapevolmente in casa. Ah già, ma i portatori di handicap sono da rispettare solo fin quando non arriva il bel cagnone, poi si arrangino.

Volete quache dato sparso su danni che interessano tutti? La rivista “Scientific American” riferisce che che “le feci rappresentano un potenziale pericolo zoonotico, in quanto possono trasmettere malattie dagli animali agli uomini. […]. [Le feci canine] dilavate dalle acque piovane e disperse nel suolo, che siano le strade di un isolato o di un giardino per cani, rischiano di diffondere parassiti che possono risultare fatali non solo per cani e gatti domestici, ma anche per gli animali selvatici e per esseri umani di ogni età. Uno studio del 2020 ha rilevato parassiti intestinali nell’85% delle feci rilasciate nei parchi canini americani. […] Secondo una stima, circa un miliardo di persone nel mondo sono infettate dai parassiti rilasciati sul terreno con le feci”.

Massì, ma chissenefrega, vuoi mettere con l’amore per gli animali?! Ah be’, certo, poi però con il cagnolone ben composto ai piedi del tavolo si mangiano bistecche, pesce, aragoste, persino pesce crudo come gli uomini primitivi, molluschi, cacciagione, polli. Si fanno le leggi contro la crudeltà sui cani ma si ritiene normale uccidere miliardi di mucche con un colpo alla testa. Si ritiene normale vedere soffocare i pesci nelle reti. Normale ingozzare un’oca con le zampe inchiodate finché non le scoppia il fegato. Ah, l’amore per gli animali!

Non mi sembra amore per gli animali, o si amano tutti o sarebbe meglio tacere. Gli animali sono da rispettare, non da amare, o perlomeno non da amare come propri simili, ma così come si amano gli alberi o l’universo – astrattamente. I cani sono il prodotto di una evoluzione millenaria, sono intelligenti e simpatici, ma non appartengono al mondo attuale, non viviamo con greggi di pecore da tenere a bada, e riempire la solitudine con un cane o, peggio, compensare l’impossibilità per un qualsiasi motivo di avere figli sono soluzioni poco dignitose, esistono rimedi umani ben migliori. Certo, per le pubbliche amministrazioni è pu semplice rifilare un cane a un anziano solo, piuttosto che organizzare situazioni di socialità.

Ogni volta che vedo una merda per strada mi sento insultato, sento una mancanza di rispetto per me e la mia specie e provo rabbia. “Io uso la paletta”, dirà qualcuno, ma non importa, perché il selciato resta comunque lordo e in ogni caso obbligare qualcuno che passa di lì a notare l’attacco di diarrea di un cane da 30 chili è sgradevole, non è giusto: che cosa pensereste, tornando all’esempio iniziale, se qualcuno del palazzo di fronte all’improvviso defecasse sul pavimento del terrazzo e mostrasse la sua diarrea a voi che state stendendo il bucato?

È una sottile forma di prevaricazione, obbligare gli altri a subire un sopruso nel nome di un alto principio: un principio vale l’altro. Nella fattispecie il cane è presentato come un bene superiore, la cosa migliore che possa accadere in una famiglia, addolcisce i bambini, rappacifica col mondo, sparge amore a profusione in un mondo malvagio. “Ah! I cani sono migliori degli uomini!”, si sente ripetere all’infinito! E anche i più scafati no-logo sembrano non accorgersi che i cani sono un business enorme per le multinazionali: il potere economico ha tutto l’interesse a promuovere il possesso di cani, anche di gatti, ma i cani rendono di più, e più sono grossi più mangiano. Per non parlare del business farmaceutico veterinario.

Adesso non poche persone, percependo forse che la soddisfazione data da un cane ha qualcosa di monco, puntano sulla quantità e ne prendono due, e poi magari fanno comunella con gente che condivide la stessa passione e vedi le comitive di quattro, cinque cani. Chissà, probabilmente quelle persone di loro non avrebbero niente da dirsi, e per tener viva la conversazione magari commentano gli eventi: guarda quanta ne ha fatta!, ah, il mio ha mangiato pesante…, e il tuo non la fa? – eh, è un po’ stitico… E purtroppo non me lo sto inventando, ho sentito anni fa questa conversazione con i cani iperattivi in un prato destinato ai bambini.

Mi sembra che quello dei cani sia un segnale di degrado sociale che andrebbe considerato con maggiore attenzione. Le città sono degli uomini e per gli uomini, richiedono manutenzione, rispetto, pulizia assoluta tenendo conto che milioni di persone vivono ammassate una vicina all’altra e che con la globalizzazione circolano nuove malattie di ogni genere, con continui rischi di salti di specie di virus contro cui non siamo attrezzati. L’igiene dovrebbe essere la priorità assoluta. Le aree urbane non sono adatte agli animali.

Certo esistono gli sporcaccioni di principio, come quegli “ecologisti” che predicano il non tirare l’acqua dello sciacquone perché tanto è tutta roba naturale, ma per fortuna sono una piccolissima minoranza e la loro sporcizia non si dffonde granché. E ci sono quelli che non si lavano per inciviltà o non si lavano le mani dopo essere stati in bagno, ma basta evitare il contatto fisico con il prossimo sconosciuto. I cani invece sono inevitabili e sono una popolazione a se stante, un milione e mezzo quelli registrati nella sola Lombardia.

E tutti quelli che rompono l’anima con il “rispetto per le minoranze”, comincino a considerare che quella minoranza che poi è maggioranza di persone abituate alla pulizia, all’igiene, al rispetto delle cose pubbliche e perciò private, alla decenza, viene ogni giorno insultata e persino derisa da ogni singola merda che ricopre le strade.

 

7 pensiero su “LE CACCHE DEI CANI SONO UN PROBLEMA DI SALUTE PUBBLICA”
  1. hai fatto bene a pubblicare questo articolo qua dentro, se lo avessi fatto su qualsiasi social ti avrebbero mangiato vivo…

  2. Ci sono troppi cani in giro. Questa non è sensibilità verso gli animali, ma una moda. Passata la moda, molte bestiole verrano abbandonate dai loro padroni stupidi, indifferenti e menefreghisti.

  3. Intanto sarebbe da mettere una tassa sul possesso degli animali domestici, partendo proprio dai cani.
    Dato che questa è una età in cui il mantra è “si deve contribuire in base a quando si consuma\inquina etc.” i cani, come del resto tutti gli animali da compagnia, producono rifiuti e non mi riferisco solo a quanto esposto nell’articolo, quindi sarebbe corretto una bella tassa un po come la tari.
    Interessante notare che quando si è provato a proporre la cosa subito sono insorte le anime belle guarda caso.

  4. mi inserisco per segnalare che le “anime belle” sono le aziende che in Europa, dove vivono almeno 110 milioni di cani registrati, il giro economico per cani e gatti è di circa 30 miliardi di euro per l’alimentazione e altrettanti per il non-food, compresi i servizi veterinari; quindi in Europa, gli animali domestici – tipicamente cani + gatti – fatturano circa 60 miliardi di euro all’anno;
    per fare un confronto, il mercato dell’olio di oliva si ferma a 15 miliardi di euro all’anno e quello delle biciclette, comprese quelle elettriche, arriva a 20 miilrdi di euro;
    ed ecco il mercato di produzione di anime belle;

    1. Che non sposta di un mm il problema segnalato, possono fatturare anche mille milioni di miliardi, ma se poi ci troviamo le città ridotte a latrine capirai…

      1. non volevo segnalare un pregio, semmai il contrario, sottolineare perché nessuno muova un dito per almeno mitigare un oggettivo problema di inciviltà, troppi soldi in ballo;

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