Buck Danny di Jean-Michel Charlier e Victor Hubinon è una serie che nasce già grande nel 1947, ma che poi cresce ulteriormente e matura nel tempo raggiungendo il suo apice e la sua struttura classica quando il trio dei protagonisti si completa e l’ambientazione storica si sposta sui conflitti della Guerra Fredda.

All’inizio Buck Danny è solo, i personaggi di Jerry Tumbler e Sonny Tuckson compaiono per la prima volta nel numero 3 della serie regolare, intitolato La vendetta dei Figli del Cielo (La Revanche des Fils du Ciel), pubblicato originariamente a puntate sulla rivista Spirou a partire dal 1948. I primi 6 volumi sono ambientati durante la Seconda Guerra Mondiale e compongono il ciclo del Pacifico e della Birmania. A partire dal numero 7 (I trafficanti del Mar Rosso), la guerra è terminata: i protagonisti vengono temporaneamente congedati e si trasferiscono in Medio Oriente come piloti civili. I tre protagonisti tornano ufficialmente a indossare la divisa militare nel numero 10, intitolato Piloti collaudatori (Pilotes d’essai), pubblicato in volume nel 1953.

Buck Danny arriva in Italia nei primi anni ’60 sulle pagine del mensile Rin Tin Tin & Rusty dell’Editrice Cenisio. La Cenisio era specializzata nell’acquisizione di licenze estere (in particolare i fumetti americani della Western Publishing). L’apertura ai capolavori del mercato franco-belga, all’epoca molto florido, fu un’estensione naturale di questa politica. La Cenisio inserisce Buck Danny come serie secondaria all’interno della rivista Rin Tin Tin a partire dal Marzo 1961. Il pilota debutta ufficialmente in Italia sul numero 7 di Rin Tin Tin & Rusty. La primissima storia pubblicata a puntate fu Un prototipo è scomparso (Un prototype a disparu), che corrisponde al 21° albo della cronologia originale franco-belga, pubblicato in Belgio nel 1960. Questa avventura si sviluppò dal numero 7 al numero 11 della rivista. La Cenisio scelse di saltare interamente i primi storici cicli degli anni ’40 e ’50 (compresi quelli della Seconda Guerra Mondiale e della Corea), preferendo catapultare i lettori italiani direttamente nel cuore delle avventure tecnologiche e spionistiche più moderne della saga.

L’accoglienza entusiasta dei lettori di Rin Tin Tin convinse l’editore a concedere al personaggio una testata tutta sua. La serie autonoma lanciata nel 1967 dall’Editrice Cenisio si presenta fin dall’inizio davvero “particolare” e anomala, sia per le scelte editoriali sia per il suo confezionamento tecnico, diventando un unicum per i lettori italiani dell’epoca. A differenza dei classici cartonati alla francese da 48 pagine (lo standard dell’editore Dupuis), la Cenisio optò per un albo brossurato, più economico e adatto alle edicole italiane, ma con una foliazione espansa. Spesso i numeri contenevano più di 60 pagine, il che costringeva l’editore a riempire lo spazio rimanente. Per colmare le pagine extra, l’albo si trasformò in una vera e propria rivista per appassionati di aviazione e storia militare. Ogni numero presentava delle Schede tecniche dettagliate sui caccia dell’epoca e Rubriche storiche sui grandi assi dell’aviazione. C’erano poi Spazi interamente dedicati al modellismo statico, che in quegli anni stava vivendo un vero e proprio boom in Italia. Il dettaglio più singolare (e oggi criticato dai collezionisti) riguardò il formato delle tavole. Per adattare le storie belghe (pensate per una pagina più grande) al formato scelto per la collana italiana, i grafici della Cenisio spesso rimontarono, tagliarono o rimodellarono le vignette. Questo alterò in parte il layout originale concepito da Victor Hubinon, modificando il ritmo della lettura.

La collana ebbe una periodicità estremamente dilatata e irregolare, che variò quasi subito drasticamente. Nonostante fosse nata sull’onda del successo, non ebbe mai la classica cadenza mensile tipica dei fumetti da edicola italiani. Al momento del lancio, nel gennaio 1967, la serie si presentò nelle edicole con una cadenza indicativamente trimestrale. Già nel 1968 però la periodicità ufficiale divenne semestrale. Venivano quindi pubblicati solitamente solo due albi all’anno. Persino la cadenza semestrale non venne sempre rispettata rigorosamente. A causa dei tempi tecnici di adattamento delle tavole, delle traduzioni e della disponibilità del materiale franco-belga originale della Dupuis, l’uscita degli albi subì frequenti ritardi e slittamenti. Questa incredibile lentezza spiega perché la serie della Cenisio, per coprire un arco di soli 30 numeri, abbia impiegato ben 14 anni, protraendosi dal gennaio del 1967 fino al settembre del 1980.

l debutto della serie autonoma del 1967 con l’albo Allarme in Malesia, il diciottesimo numero della serie francese, pubblicato nel 1958, mise subito in chiaro che l’accuratezza cronologica non era tra le principali preoccupazioni degli editori. Nonostante questa bizzarria l’accoglienza dei lettori fu entusiasta anche se inizialmente i più attenti vennero spiazzati. Intendiamoci, i numeri di Buck Danny rimasero sempre da “fumetto di nicchia” (anche per via del prezzo elevato) tanto che arrivò a vendere nei momenti migliori tra le 15.000 e le 30.000 copie per albo. Coloro che non avevano seguito le appendici su Rin Tin Tin si trovarono catapultati nel mezzo della vita dei protagonisti, senza sapere come si fossero conosciuti o perché fossero così uniti. La Cenisio aveva preferito partire sin dal numero uno coi modernissimi aerei a reazione supersonici sapendo che avrebbero fatto colpo sui giovani. Alla fine degli anni ’60, l’Italia stava scoprendo la grandezza della “scuola di Marcinelle”. I lettori italiani rimasero folgorati dal realismo documentaristico dei testi di Jean-Michel Charlier e dalla precisione quasi maniacale dei disegni di Victor Hubinon. La Malesia, con i suoi intrighi geopolitici, la giungla, il contrabbando e le portaerei nel Pacifico, offriva un tipo di avventura moderno e sofisticato.

Le uscite successive confermarono in modo eclatante l’approssimazione cronologica presente già dal primo numero rendendo la serie una vera e propria anomalia del fumetto moderno. Il numero 1 italiano corrisponde al numero 18 originale, il numero 2 al 19, ma già il numero 3 torna indietro al numero 16 originale e il numero 4 al 17. I numeri 5 e 6 italiani corrispondono ai numeri 20 e 21 originali ma poi il numero 7 italiano retrocede fino al numero 15 originale del 1957. La situazione continua su questa falsariga, con continui salti avanti e indietro fino al numero 18 italiano. I numeri italiani che vanno dal 19 al 28 ( 1975-79) invece, corrispondono fedelmente ai numeri originali dal 31 al 40. A fine anni ’70 però la Cenisio esaurì temporaneamente le storie più recenti fornite dai belgi. Per mantenere in vita la testata, l’editore andò a recuperare a ritroso gli albi degli anni ’50 che aveva inizialmente scartato. Così i numeri italiani 29 e 30 (1980) corrispondono ai numeri originali 11 (Cielo di Corea ) e 12 ( Aerei senza piloti) entrambi del 1954. Dopo aver letto per dieci anni le avventure di un Buck Danny moderno al comando di jet supersonici di ultima generazione, i lettori italiani si ritrovarono di colpo catapultati indietro nel tempo di venticinque anni, vedendo i protagonisti volare sui primi vecchi caccia a reazione della guerra di Corea.

Questa insensatezza cronologica che caratterizzò la serie non fu frutto del caso, ma di scelte commerciali ed editoriali. La Cenisio scelse di non rischiare con i primi albi degli anni ’40, considerati graficamente troppo datati (con aerei a elica e un tratto ancora acerbo). Preferì pubblicare subito le storie degli anni ’50 e ’60, dove i jet supersonici e la Guerra Fredda garantivano un appeal commerciale immediato per i lettori del 1967. L’editore scelse l’ordine delle uscite in base ai materiali di traduzione e alle pellicole di stampa già disponibili in redazione. Avendo già adattato diverse storie per le appendici di Rin Tin Tin & Rusty, la Cenisio ritenne più economico e veloce mandare in stampa quegli specifici episodi, senza curarsi di ricostruire la continuità temporale franco-belga. Negli anni ’60 e ’70, il fumetto d’avventura in Italia era considerato un prodotto di puro intrattenimento episodico. L’editore non immaginava che i lettori avrebbero desiderato una “collezione filologica” o una lettura sequenziale. L’importante era che ogni albo contenesse una storia autonoma, avvincente e autoconclusiva.

I lunghi tempi di attesa dovuti alla periodicità semestrale vennero vissuti dai lettori italiani degli anni ’60 e ’70 in un modo che oggi apparirebbe sorprendente. La gestione dell’Editrice Cenisio, per quanto riguarda le anticipazioni nelle ultime pagine rifletteva perfettamente lo stile artigianale, pionieristico e un po’ caotico dell’editoria italiana degli anni ’60 e ’70.

Nelle ultime pagine dell’albo, la Cenisio pubblicava la classica anteprima del numero successivo. Tuttavia, a causa dell’approssimazione cronologica di cui abbiamo parlato, la redazione spesso non sapeva con certezza quale materiale sarebbe stato pronto per la stampa sei mesi dopo. Di conseguenza le anticipazioni usavano formule molto generiche: “Nel prossimo numero vedrete Buck Danny alle prese con una nuova, drammatica missione nei cieli del Pacifico!”. Spesso l’immagine di anteprima era semplicemente una vignetta ingrandita o una copertina provvisoria franco-belga, che a volte non corrispondeva affatto alla storia che sarebbe poi realmente uscita nel numero successivo: la Cenisio si manteneva sempre sul vago. Scrivevano “In edicola a primavera” o “Arrivederci in autunno”. Questo trasformava l’ultima pagina non in un appuntamento preciso, ma in una promessa. I lettori sapevano di dover iniziare a monitorare l’edicola a partire da un determinato mese, accettando il fatto che l’albo potesse slittare anche di molte settimane.

In quei tempi l’attesa in edicola era un rito regolato da dinamiche sociali ed editoriali ben precise. Le edicole erano veri e propri centri di aggregazione culturale. I lettori non aspettavano passivamente a casa, ma sviluppavano un rapporto di fiducia con l’edicolante. Era normale passare ogni settimana a chiedere: “È uscito il nuovo Buck Danny?”. Spesso l’edicolante segnava il nome del cliente su un quaderno per tenere da parte la copia non appena fosse arrivata. Poiché i fumetti non erano considerati prodotti “usa e getta” gli albi acquistati venivano conservati gelosamente. I mesi di vuoto venivano colmati rileggendo più volte le vecchie storie. La straordinaria densità dei disegni tecnici di Hubinon e la complessità delle trame di Charlier permettevano di scoprire nuovi dettagli a ogni lettura, conferendo  all’albo “una notevole longevità “. Come abbiamo visto, la Cenisio riempiva gli albi di rubriche speciali. I lettori ingannavano l’attesa dedicandosi alle attività suggerite dal fumetto stesso.

Nei mesi di vuoto, gli appassionati compravano e montavano i kit in plastica (Revell, Airfix, Italeri) dei caccia visti nelle storie (come l’F-104 o l’F-4 Phantom). Molti lettori di Buck Danny iniziarono ad acquistare riviste specializzate reali (come Aero Fan o Rivista Aeronautica) per continuare a nutrire la propria passione in attesa del fumetto. Nelle scuole, nei cortili o nei mercatini rionali della domenica, si attivava un fitto sistema di scambio e prestito. Chi aveva perso i numeri precedenti o voleva rileggere le appendici di Rin Tin Tin & Rusty sfruttava questi mesi di sosta per completare la propria conoscenza della serie, creando una vera e propria comunità di appassionati. Poiché le date di uscita erano altamente imprevedibili e i canali pubblicitari scarsi, vedere finalmente la copertina di Buck Danny appesa con la molletta nella bacheca dell’edicolante generava un entusiasmo e una gratificazione che oggi sono andati in gran parte perduti.


(In questo articolo è stata utilizzata l’AI per ricostruire la complicata divergenza tra uscite italiane e numerazione originale).

Un pensiero su “IL PROBLEMATICO BUCK DANNY DELLA CENISIO”
  1. Essendo nato nel 1968, sono “cresciuto” (praticamente da quando ho imparato a leggere) a pane e Buck Danny, l’amore per gli aerei e per lo spazio (che poi sono sfociati in una carriera professionale nel settore) erano alimentati dalle stori del duo Charlier e Hubinon.
    l’articolo ricostruisce alla perfezione il clima della seconda metà degli anni 70: attese spasmodiche di mesi e tampinamenti dal giornalaio sotto casa.
    Talvolta, per colmare i vuoti, si ricorreva alle rivendite di fumetti usati o alle bancarelle.
    La brusca interruzione del 1980 rappresentò un vero e proprio “trauma fumettistico”.
    Per ricomporre tutta la cronologia della fantastica opera franco-belga ho dovuto attendere la ristampa (diciamo filologica) operata dalla Gazzetta dello Sport nel 2021, la quale ha avuto il merito di proporre anche le prime avventure del Pacifico.
    Naturalmente ancora oggi ho gelosamente conservato tutti in numeri originali della Cenisio acquistati all’epoca.

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