Il fumetto astratto, inteso come fumetto che fonde l’astrazione visiva con la continuità sequenziale, non ha una nascita formalmente codificata, ma vede le sue prime manifestazioni prendere forma nel contesto delle avanguardie artistiche del Novecento. Nel 1922 il suprematista El Lissitzky realizzò il libro illustrato About Two Squares, in cui due quadrati (uno nero e uno rosso) “arrivano in un mondo caotico e lo ristrutturano creando un nuovo ordine”. Pur corredata di didascalie, quest’opera era basata più su trasformazioni formali (dal disordine all’armonia) che su una narrazione convenzionale. (piratesandrevolutionaries.blogspot.com) El Lissitzky Nel corso del Novecento altri artisti esplorarono la sequenzialità astratta in ambito non strettamente fumettistico. Vassily Kandinsky nel 1937 realizzò Thirty, un dipinto suddiviso in 30 riquadri senza un ordine narrativo chiaro, dove la disposizione in quadrati permette a Kandinsky di analizzare gli effetti visivi della divisione dello spazio e le relazioni ritmiche tra le forme. Vassiliy Kandinsky Se dunque l’idea di raccontare per immagini astratte era presente nelle arti visive, nel mondo del fumetto propriamente detto hanno prevalso la figurazione e la narratività. Qualcuno ha provato a flirtare con l’astrazione, ci riferiamo in particolare a un’opera di Robert Crumb intitolata Abstract Expressionist Ultra Super Modernist Comics, pubblicata nel 1967 sul numero 1 di Zap Comix, dove l’autore mescola forme riferibili a oggetti esistenti ad altre completamente astratte. Robert Crumb Il fumetto astratto in quanto “genere” riconosciuto emerse compiutamente solo sul finire degli anni 2000. Un momento fondamentale fu la pubblicazione, nel 2009, di Abstract Comics: The Anthology (Fantagraphics Books), a cura dello storico dell’arte e fumettista Andrei Molotiu. Questa antologia raccoglieva in un volume organico decine di esempi di fumetto astratto prodotti tra il 1967 e il 2009, dando visibilità e dignità critica a quello che fino ad allora era stato un filone sommerso o sporadico. Andrei Molotiu Vi compaiono autori di diverse generazioni e provenienze. Si va da pionieri noti per altri lavori come Robert Crumb stesso o Patrick McDonnell (creatore della strip Mutts), ad artisti già impegnati da anni sul fronte astratto come lo stesso Molotiu, il danese Henrik Rehr, il francese Benoît Joly o lo svizzero Ibn al Rabin (pseudonimo di Mathieu Bailiff). Non mancano figure legate al fumetto alternativo americano come Gary Panter o Mark Badger, né artisti visivi prestati al fumetto come Mark Staff Brandl. Gary Panter L’antologia fu accolta nel 2009 come un evento: il Cambridge Companion to Comics afferma che essa di fatto “ha introdotto i fumetti astratti” al grande pubblico, sancendo ufficialmente l’esistenza di questo tipo di linguaggio. Da allora il fumetto astratto ha iniziato a ritagliarsi un suo spazio sui blog, nelle sedi accademiche e nei progetti editoriali, continuando a far evolvere il suo linguaggio in forme nuove e spesso ibride. Oggi è possibile trovare esempi di fumetto astratto non solo in pubblicazioni di nicchia, ma talvolta anche all’interno di opere di autori mainstream, segno di una forte contaminazione in atto. (dokumen.pub) Greg Shaw Un caso emblematico in Italia è una storia apparsa su Lupo Alberto n. 440 (agosto-settembre 2023), intitolata “Grassone, anzi, Lupastro!”: realizzata da Lorenzo La Neve e Daniele De Sando in stile astratto, è un botta-e-risposta concettuale tra Lupo Alberto e il cane Mosè, volto a indagare insicurezze e sentimenti dei personaggi in maniera non convenzionale. Si tratta di un esperimento curioso, all’interno di un fumetto popolarissimo, che testimonia come le idee del fumetto astratto abbiano permeato anche la scena italiana odierna. (fumettologica.it) Lorenzo La Neve e Daniele De Sando Negli ultimi decenni diversi artisti, provenienti sia dal mondo del fumetto sia dalle arti visive, si sono cimentati con il linguaggio del fumetto astratto, producendo opere eterogenee per stile e approccio. Tra i primi nomi che vengono in mente c’è quello di Andrei Molotiu, autore di opere che si compongono di tavole che ricordano vortici e strutture organiche in evoluzione e che esplorano la “spinta sequenziale” del fumetto tramite la trasformazione graduale di forme astratte da una vignetta all’altra, immergendo il lettore in un flusso visivo ipnotico. Andrei Molotiu Va citato anche il danese Henrik Rehr, che impiega pattern grafici e variazioni di texture in bianco e nero per costruire un viaggio visivo senza personaggi né trama ma con un forte impatto atmosferico. Henrik Rehr Tra i pionieri del genere c’è anche Benoît Joly, autore poco conosciuto al grande pubblico, che realizza già a partire dagli anni Novanta opere che mostrano sequenze di forme geometriche che interagiscono tra di loro. Benoît Joly Non dimentichiamo poi Ibn al Rabin (Mathieu Bailiff), autore svizzero legato al circuito della microeditoria, che ha pubblicato piccoli albi di fumetti minimali. Il suo stile utilizza linee essenziali e figure ridotte all’astratto (punti, forme basilari) per creare quasi-storie dal significato aperto. Ibn al Rabin Infine citiamo Pierre Trondheim, autore francese che nel 2003 pubblicò Bleu, un albo di 30 pagine interamente composto da macchie e forme colorate su uno sfondo blu, senza personaggi né testi. Le bolle verdi, stelle gialle e azzurre, puntini colorati che all’inizio sembrano una serie di masse informi, attraverso la lettura rivelano una sorta di micro-narrazione metaforica. (madinkbeard.com) Pierre Trondheim Il fumetto astratto ha la capacità di generare “senso” senza personaggi né vicende e questo è uno dei suoi aspetti più affascinanti che lo avvicina alla musica e alla poesia. E a chi dichiara che “se le immagini non raccontano una storia allora non è fumetto” i sostenitori del fumetto astratto potrebbero rispondere che se ci sono immagini disposte in sequenza allora ci troviamo di fronte a un fumetto, indipendentemente dal fatto che quelle immagini rappresentino supereroi, persone reali, oppure forme astratte. (popmatters.com) Andy Black Dal punto di vista degli aspetti artistici, il fumetto astratto è un fertile terreno per la sperimentazione grafica. Liberato dall’obbligo di “disegnare qualcosa riconoscibile” o di seguire una trama, l’autore può concentrarsi su come disporre linee e colori in sequenza per ottenere effetti sul lettore. Questo ha portato a soluzioni estetiche molto varie: c’è chi privilegia la componente gestuale e materica (tratti dinamici, dripping, texture), come in alcuni lavori di Gary Panter che richiamano l’Action Painting, chi adotta una precisione geometrica quasi algida (retini, figure euclidee, simmetrie modulari) come nelle composizioni di Benoît Joly. Alcuni fumetti astratti sfruttano il colore sequenziale come le opere di Grant Thomas, altri esplorano il ritmo delle vignette variando dimensioni e spaziature come quelli di Warren Craghead o Henrik Rehr, che spesso hanno giocato con layout inconsueti e cadenze visive irregolari. Warren Craghead Quali scenari si prospettano per il fumetto astratto nei prossimi anni? Pur trattandosi di un linguaggio di nicchia, ci sono diversi elementi che inducono a pensare che la sua influenza andrà crescendo e che potrebbero nascere nuove forme ibride. Una direzione probabile è l’incontro tra fumetto astratto e media digitali. Già oggi esistono webcomic che sperimentano con l’animazione e le sequenze interattive, ulteriori sviluppi potrebbero scaturire dalla realtà virtuale e dalla realtà aumentata. Allo stesso modo, l’avvento dell’Intelligenza Artificiale generativa potrebbe aprire strade curiose: si potrebbero “addestrare” le AI ad animare sequenze di immagini astratte generando piccoli cortometraggi personalizzati. Vincent Fortemps Sul fronte della critica il fumetto astratto sta guadagnando sempre maggior attenzione come fenomeno artistico, molte gallerie d’arte hanno aperto le loro sale alle esposizioni di originali e sta aumentando il numero degli studi accademici sull’argomento. In Italia, studiosi di letteratura come Enza Biagini hanno iniziato a includere il fumetto astratto nelle loro analisi e probabilmente nei prossimi anni vedremo convegni o panel dedicati a questo argomento nelle conferenze sul fumetto. Richard Hahn Un punto interrogativo rimane la diffusione verso il pubblico. Oggi come oggi, il fumetto astratto resta un prodotto di nicchia, apprezzato principalmente da un pubblico di appassionati di fumetto d’avanguardia, artisti, o lettori curiosi in cerca di esperienze insolite. È possibile che con il tempo una parte di pubblico si abitui a questa forma espressiva, soprattutto le nuove generazioni esposte a linguaggi visuali sempre più astratti. Ancor di più se fumetti famosi iniziano a inserire al loro interno elementi astratti (come nel caso di Lupo Alberto) pian piano l’idea perde la sua estraneità e viene normalizzata. Forse i fumetti astratti non diventeranno mai bestseller, ma potrebbero ritagliarsi un seguito paragonabile a quello della poesia: un pubblico ristretto ma devoto. Navigazione articoli COSMOS DI RYUHEI TAMURA MANDRAFINA SOTT’ACQUA
Mi sembra che “Bleu” sia di Lewis Trondheim. Pierre Trondheim non lo conosco, ma potrei sbagliarmi. Rispondi