anomalia


C’è un aereo, una tempesta e due atterraggi per lo stesso volo. Da questo dispositivo semplice e ingegnosissimo Hervé Le Tellier costruisce un romanzo che intreccia generi, voci e registri per interrogare ciò che chiamiamo realtà senza rinunciare al piacere del racconto.
L’innesco è il volo Air France 006 Parigi–New York, riemerso dai radar giovedì 24 giugno 2021 a tre mesi dall’atterraggio del suo gemello con gli stessi passeggeri e lo stesso equipaggio. Duecentoquarantatré persone raddoppiate, e un mondo che deve fare i conti con l’impensabile.

 

Un pretesto narrativo perfetto

Le Tellier non si limita a un high concept da blockbuster: organizza una galleria corale — un killer professionista, una pop star nigeriana, una formidabile avvocata newyorchese, un architetto alle prese con una relazione dissestata, un pilota alla fine della carriera, una bambina con la sua famiglia e, soprattutto, Victor Miesel, scrittore quasi invisibile che diventa cult e che, meta narrativamente, ha scritto un romanzo dal titolo L’anomalia.
Questa coralità è la sua forza: ogni personaggio porta con sé un genere — thriller, dramma psicologico, romance, spy story — cosicché il libro diventa un campionario di forme raccontate con ritmo e precisione, un modooulipiano di piegare la struttura alle idee. Non stupisce, dato che Le Tellier è membro (e presidente dal 2019) dell’OuLiPo1, e qui sfrutta la costrizione come libertà creativa.

 

Oltre (e accanto) alla fantascienza

Molti si sono chiesti se l’anomalia sia fantascienza. La risposta onesta è che, più che altro, ci flirta, le rende omaggio e la usa come leva, ma non persegue l’approfondimento tematico tecnologico o sociologico tipico del genere: il doppio volo è un espediente epistemologico per spogliare la nostra specie delle sue stampelle (scienza, religione, filosofia) e vedere che cosa resta. È insieme un gioco d’ingegno e una lente morale. Non a caso il libro ha vinto il Goncourt2 pur attingendo a un immaginario di genere: un riconoscimento che, nel segno dell’Oulipo, premia la varietà formale più che l’ortodossia di etichetta.

 

La simulazione, eco del nostro tempo

Ambientato nelle scosse lunghe del 2020-2021, il romanzo intercetta l’umore di un’epoca che ha normalizzato l’assurdo. In scena passano figure pubbliche riconoscibili (dal presentatore satirico all’ex presidente USA, fino a un leader cinese), mentre personaggi e istituzioni approdano — con (un po’ troppa) sorprendente facilità — all’ipotesi che viviamo in una simulazione: se i simulatori ci testano, quanto siamo pronti a superare l’esame? Qui il libro diventa specchio, non tanto un trattato quanto una sinfonia di reazioni individuali e collettive alla possibilità che il reale sia scritto altrove.

 

Il divertimento della lettura

Una delle qualità meno discusse e più decisive del romanzo è quanto si legga con voracità. L’ingresso è facilissimo, la costellazione di ritratti incuriosisce, l’idea del confronto fra originali e doppi ha un fascino teatrale e filosofico insieme, e la metatrovata del libro-nel-libro aggiunge un sorriso complice al lettore. Al tempo stesso, la scrittura di Le Tellier è di una nitidezza ammirevole: cambia passo e registro con disinvoltura, orchestra gli incastri con mano ferma, dissemina riferimenti culturali e politici senza mai appesantire. È uno scritto meticolosamente costruito, che chiede attenzione ma ripaga con intelligenza e ritmo.

 

Dove scricchiola (e perché può piacere comunque)

Non tutti i lettori escono appagati dal tratto finale: qualcuno avverte una non-risoluzione, quasi una passe-passe3, un gioco di destrezza da giocolieri volutamente elusivo; altri avrebbero voluto esplorare più a fondo le conseguenze filosofiche e teologiche dell’evento, che rimangono abbozzate sullo sfondo del grande gioco formale. La stessa ampiezza del cast, per alcuni, diluisce l’approfondimento psicologico. Sono perplessità legittime, parte della ricezione spaccata del libro. Eppure, proprio lì si nasconde una bellezza laterale: invece di spiegare il cosmo, il romanzo insiste sul microscopio etico delle reazioni intime: come stai davanti a te stesso, quando ti siedi a tavola con un te stesso che sa tutto di te? In quelle scene l’ipotesi cinica del test universale si apre a un cauto affetto, in cui molti personaggi imparano a fare spazio al proprio doppio, trovandovi una possibilità di tregua.

 

Un’anomalia nel senso giusto

Forse il modo più corretto di leggerlo è accettarne la natura di romanzo anomalo: non meglio della fantascienza, ma più largo delle sue etichette; non una teoria del mondo, ma un congegno narrativo che ci mette in stato di curiosità permanente e ci restituisce, fra un sorriso e un brivido, l’immagine di una contemporaneità che, in un certo senso, è abituata all’incredibile.
È un libro che si gode per il gioco e si discute per le scelte; che accende domande più che fornire risposte; che può lasciare qualcuno con la fame del finale, e un altro con l’impressione di aver assistito a un tour de force stilistico, fino all’ultima trovata grafica della chiusura.

L’anomalia è un romanzo di idee in forma di intrattenimento. Se state cercando un trattato travestito da fiction, potreste restare freddi; se amate i giochi strutturali, la coralità elastica e le storie che interrogano il nostro modo di percepire il reale senza ingabbiarlo, qui troverete un’anomala e, per molti, irresistibile macchina di lettura (magari anche per voi che state leggendo ora).

 

… STRANIANTE!


Hervé Le Tellier

Nato a Parigi il 21 aprile 1957, Hervé Le Tellier è uno scrittore francese dalla curiosità onnivora: romanziere, autore di racconti, poeta, drammaturgo. Matematico di formazione e poi giornalista — diplomato al Centre de formation des journalistes di Parigi nel 1983 — ha intrecciato presto linguistica, logica e invenzione letteraria, diventando uno dei maggiori specialisti delle scritture a vincolo.
Dal 1992 fa parte dell’OuLiPo (Ouvroir de Littérature Potentielle), dove è entrato insieme al poeta tedesco Oskar Pastior. All’interno del gruppo ha contribuito a definire una vera e propria poetica della costrizione, che ha anche teorizzato nel volume di riferimento Esthétique de l’OuLiPo (Le Castor Astral, 2006): per Le Tellier, la regola non irrigidisce, ma libera possibilità narrative e combinatorie.
La sua attività si muove su più piani. Come narratore ha partecipato alla serie Le Poulpe con il romanzo La Disparition de Perek (Folio, 2022), poi adattato anche a fumetti, segno di una scrittura capace di migrare tra media diversi. Come editor ha curato per Le Castor Astral la pubblicazione di testi di Georges Perec e di Roland Brasseur, consolidando un dialogo costante con la tradizione oulipiana e con la memoria delle forme.
Dal 2002 firma ogni giorno per Le Monde un breve editoriale nella newsletter mattutina, la rubrica Papier de verre, esercizio di lucidità e finezza che riflette il suo gusto per il gioco serio delle idee. Autore che usa i vincoli come trampolino, e la letteratura come laboratorio di possibilità, tra i titoli recenti, Toutes les familles heureuses (JC Lattès, 2017) è entrato nella prima selezione del Prix Renaudot, premio vinto nel 2021 con L’anomalie (Editions Gallimard, 2020) — edito in Italia nel 2021 da La nave di Teseo — confermando una prosa che sa essere allo stesso tempo sperimentale e accessibile, affilata e profondamente umana.


L anomalia (cover)

L’anomalia
(L’anomalie, 2020)

Hervé Le Tellier

traduzione: Anna D’Elia

La nave di Teseo
collana Oceani N.116

brossurato
pag. 368

2021


 

Note
  1. L’OuLiPo è un laboratorio permanente di letteratura potenziale in cui scrittori e matematici francofoni testano che cosa la forma può far nascere. Nato nel 1960 per iniziativa di Raymond Queneau e François Le Lionnais, il gruppo esplora regole e procedure — lipogrammi, permutazioni, strutture combinatorie — come motori narrativi. Tra i membri più noti spiccano Georges Perec, Italo Calvino e Jacques Roubaud. Non un’avanguardia chiusa, ma un’officina: il vincolo non è gabbia, è scintilla.[]
  2. Il Premio Goncourt è uno storico riconoscimento letterario francese. Nacque a Parigi nel 1896 per volontà di Edmond de Goncourt, che ne sancì l’istituzione nel proprio testamento, con l’intento di sostenere la narrativa in prosa.[]
  3. Il termine francese passe-passe indica un “gioco di prestigio” o “trucco”. In senso figurato designa un’azione astuta o poco trasparente, impiegata per ottenere un risultato attraverso abili manovre o espedienti, richiamando l’originaria idea di movimenti rapidi tipici dei prestigiatori.[]

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