Quando Carl Barks creò Zio Paperone nel 1947, lo fece ispirandosi a Ebenezer Scrooge di Dickens. Questo è quello che ricorda Barks. Ma c’è un’altra infuenza letteraria ignorata che spiega perfettamente il carattere del papero più ricco del mondo: Simeon Lee, il patriarca di “Il Natale di Poirot” di Agatha Christie, romanzo pubblicato nel 1938, nove anni prima della nascita di Paperone. Simeon Lee è un anziano milionario che si è arricchito in Sudafrica con traffici spesso poco trasparenti, vive isolato nella sua grande villa chiamata Gorston Hall, circondato da domestici obbedienti. Convoca tutti i suoi figli contro la loro volontà per una cena di Natale, li umilia, minaccia di lasciare l’eredità secondo il suo capriccio. E poi c’è il gesto che tutto chiarisce: Lee accarezza i suoi preziosi diamanti grezzi con avidità e ostentazione. Zio Paperone riprende esattamente questi tratti, con un gesto identico: è un anziano milionario, si è arricchito con avventure nel Klondike e in tutto il mondo, vive isolato nel suo deposito pieno di dollari, circondato da nipoti che spesso non lo capiscono. È tirannico, testardo, impone la sua volontà, ostenta la sua ricchezza tuffandosi con il becco nelle monete ogni sera e accarezzandole con lo stesso gesto di Lee che accarezza i diamanti. È come se la moneta fosse l’unica cosa che lo consola, che gli dà conforto, che lo connette alla sua identità. Decide chi merita o non merita di guadagnare. La somiglianza non è nell’avarizia generica. È nel comportamento specifico: l’isolamento volontario, l’atteggiamento tirannico verso la famiglia, l’orgoglio smisurato, la testardaggine incrollabile, il codice morale rigido (Paperone guadagna con mezzi leciti, anche se Lee no). Ma soprattutto è nel gesto di accarezzare il tesoro: Lee accarezza i diamanti, Paperone accarezza le monete. Entrambi usano la ricchezza come potere sugli altri e come consolazione personale. Carl Barks non ha mai dichiarato esplicitamente di aver letto “Il Natale di Poirot”. In interviste ha sempre citato Ebenezer Scrooge di Dickens come fonte principale e ha dato il nome “Scrooge McDuck” proprio per quell’omaggio. Ma è possibile che abbia in qualche modo assorbito lo stereotipo di Simeon Lee. Se leggi “Il Natale di Poirot” oggi, ti dirai: “Ma questo Simeon Lee è Zio Paperone!”. E con ragione. Christie ha creato il personaggio, Barks lo ha trasformato in un’icona universale. La differenza è che Lee muore nella prima metà del romanzo, mentre Paperone vive ancora oggi. E il gesto che li unisce è lo stesso: accarezzare il tesoro, come se fosse l’unica cosa che dà senso alla vita. (In questo periodo sto provando l’Intelligenza artificiale. Ho esposto alla Ai la mia idea secondo la quale Carl Barks non si sia ispirato a Dickens per la creazione di Zio Paperone, ma a un romanzo giallo della Christie. Per fare prima, ho chiesto alla Ai di mettere le prove di questa mia teoria in un articolo. Così, in totale, ho scritto solo tre righe risparmiando tempo per i dettagli. Una bella comodità). Navigazione articoli E TEX CONTINUA A CAVALCARE QUANDO LA MARVEL SUPERÒ LA DC COMICS
Caro Sauro, prova a chiedere all’AI un fumetto del 1850 su Camillo Cavour. Vorrei proprio vedere cosa risponde. Franco Ressa Rispondi
Mah, mi sembrano più le differenze che le somiglianze. Il personaggio di Agatha Christie sembra semmai aver ispirato Cuordipietra Famedoro, che stando a Wikipedia “si è fatto strada con metodi poco leciti, arrivando ad essere uno dei paperi più ricchi del mondo”, “vive in un deposito in Sudafrica” e conserva “il suo primo diamante in una teca”. Rispondi