La Guerra del Vietnam è uno degli eventi che hanno maggiormente segnato il XX secolo. Un conflitto durato 10 anni che ha cambiato non soltanto la visione che aveva il mondo dell’America ma anche quella che il paese stesso aveva di sé. Anni di contestazioni, migliaia di vittime, la brutalità degli scontri ed episodi di violenza verso la popolazione hanno dato a questo conflitto il termine di “guerra sporca”, una pagina nera nella storia americana. La guerra in Vietnam ha ispirato numerosi film di grande successo, sia a livello d’incassi che di valore artistico: alcuni dei maggiori registi e attori di Hollywood hanno lavorato a pellicole incentrate su quel tema, dando vita a performance e a scene indimenticabili che hanno colpito l’immaginario collettivo mondiale. Qui di seguito riporteremo alcuni titoli che speriamo possano invitare qualcuno a scoprirli. Li riporteremo non in ordine di preferenza ma facendo una sorta di cronologia narrativa, partendo da pellicole che trattano il reclutamento fino ad arrivare al ritorno in patria. FULL METAL JACKET – 1987, Stanley Kubrik Nel 1967 nel campo di Parris Island assistiamo all’addestramento di un plotone di soldati affidati alle cure del severissimo sergente Hartman (Ronald Lee Ermery). Questi, con metodi al limite della crudeltà, cerca di temprare i giovani alla dura vita militare. I protagonisti sono il soldato soprannominato “Joker” per il suo umorismo (Matthew Modine) e soprattutto Leonard Lawrence, detto “Palla di Lardo” per il suo peso (Vincent D’Onofrio). Leonard non sembra portato per la vita da marine, e per questo motivo è spesso vittima di insulti, umiliazioni e mortificazioni di ogni genere. Il dolore da sopportare è troppo per la fragile psiche del ragazzo, che una notte, impugnando un’arma e caricandola con i proiettili blindati (i full metal jacket del titolo) prenderà l’insana decisione di uccidere il sergente e poi di suicidarsi. Il film prosegue con il passaggio di Joker in Vietnam come reporter di guerra, e attraverso il suo sguardo vediamo la vita di un plotone al fronte, i cui membri sono stati resi disillusi, cinici e a tratti disumanizzati dal conflitto. Il film è divenuto un cult soprattutto grazie alla prima parte, in cui l’energica interpretazione di Ronald Lee Ermey del sergente Hartman fa la parte del leone. Ermey, un vero istruttore dei marines in passato, ha caricato la propria performance di insulti coloriti scritti di suo pugno che sono divenuti il vero successo del film. La parte di Palla di Ladro ha consacrato il talento di Vincent d’Onofrio, che si è poi affermato come attore di successo benché sia rimasto per anni prigioniero di quell’interpretazione, di cui solo di recente, grazie alla sua interpretazione dello “zar del crimine” Kingpin nella serie TV Daredevil è riuscito a separarsi. La sua lenta caduta nella follia, il profondo disagio provato durante tutti i soprusi subiti sono da segnalare tra le performance più memorabili di sempre. Vincitore di diversi premi, è uno dei titoli più noti tra i film di Kubrick. Numerosi critici hanno affermato che “anche se il film si fermasse alla prima parte (quella nel campo di reclutamento) sarebbe comunque da ritenersi un film perfetto”. PLATOON – 1986, Oliver Stone Chris Taylor (Charlie Sheen) arriva in Vietnam dopo essersi arruolato come volontario. Giovane idealista, in breve tempo si accorgerà di come la dura, cinica e crudele realtà della guerra sia molto differente da quella descritta dalla campagna di reclutamento. Nel suo reparto ci sono due figure carismatiche che spiccano: il sergente Elias (Willem de Foe), compassionevole e a capo di un reparto molto unito, che fa del cameratismo la forza per sopravvivere a quegli orrori, e il sergente maggiore Barnes (Tom Berenger) un vero folle fissato con la guerra e noto per i suoi modi spietati. Durante un’escursione i metodi brutali applicati da Barnes verso un villaggio di civili, accusati di dare supporto al nemico e brutalmente massacrati per questo, saranno il motore che metterà i due uno contro, l’altro, con Elias intenzionato a far rapporto verso il collega per portarlo sotto corte marziale. Chris legherà con Elias, considerandolo la propria guida morale in quell’inferno, ma durante un’altra missione, che vedrà l’unità sotto attacco e doversi dividersi per questo, Barnes spara ad Elias e riferisce della sua morte, ma mentre l’elicottero li porta in salvo, l’unità vede dall’alto Elias cercare di fuggire dai vietcong, per venire poi falciato dai loro colpi (memorabile la scena della sua morte, che diventerà la locandina del film). Chris capisce in questo modo che a tradire il compagno sia stato Barnes, e vorrebbe organizzare una rappresaglia contro di lui, ma Barnes, noto per la sua crudeltà, intimorisce i soldati. Sul finale, dopo un violento scontro contro l’esercito vietnamita interrotto dai bombardieri americani, Chris trova Barnes ferito ma ancora vivo, e decide di ucciderlo, vendicando così Elias e gli innocenti vietnamiti uccisi da lui. Quando l’elicottero lo porta all’ospedale militare, il ragazzo si lascia andare a un pianto disperato, ricordando come quell’orrore rimarrà sempre dentro di lui, e che di come “il vero nemico fosse dentro di noi”. Ispirato alla sua reale esperienza in Vietnam, Oliver Stone ha voluto scrivere e dirigere questo film, nonostante molti studios ritenessero che il filone sul Vietnam fosse ormai esaurito. La pellicola vincerà ben 4 premi Oscar, tra cui quelli di miglior film e miglior regia. Probabilmente il miglior film nel descrivere in modo realistico la crudeltà della guerra. VITTIME DI GUERRA – 1989, Brian DePalma Una squadra di soldati americani perde uno dei suoi membri durante un’imboscata. Agli ordini del sergente Meserve (Sean Peen) decidono di rapire una donna vietcong e di portarla con loro durante una missione di ricognizione. Qui la giovane verrà violentata a turno dai soldati, nonostante i disperati tentativi di opporsi di Max Eriksson (Michael J. Fox). Malgrado non sia riuscito ad evitarne lo stupro, Eriksson si guadagna la fiducia della ragazza, e pianifica di disertare per portarla in salvo, ma le cose precipitano e Meserve fa sparare alla ragazza, in modo che non possa rivelare quanto da loro compiuto. Tornati all’accampamento, Eriksson racconta tutto ai propri superiori, ma costoro decidono di insabbiare la cosa, ritenendola un pericolo per il riparto. Dopo essere sfuggito ad una rappresaglia di Meserve (una granata nella latrina) Eriksson lo affronta, dicendo a tutti che non devono temerlo, perché “a nessuno importa nulla”, vittima di una profonda omertà del mondo militare. Tuttavia, aver esposto il suo dramma ad un prete fa sì che si possa aprire un’inchiesta e una corte marziale, tanto che i quattro colpevoli verranno arrestati e Meserve congedato con disonore, non prima di aver detto a Eriksson di guardarsi alle spalle. Ispirato alla tragedia del massacro di My Lai, un cui dei soldati americani fecero una violenta rappresaglia su alcuni civili, tanto da dover venire interrotta dai loro commilitoni, sconvolti da tanta violenza, il film è stato l’unico in cui Michael J. Fox ha preso parte ad una pellicola di tipo drammatico, risultando convincente e lodato dalla critica. Film forse un po’ dimenticato ma che andrebbe riscoperto. APOCALYPS NOW – 1979, Francis Ford Coppola Al capitano Willard (Martin Sheen) viene ordinato dai superiori di risalire un fiume per raggiungere nel cuore della giungla il colonnello Kutz (Maron Brando), un disertore che ha creato una propria legione in Cambogia diventando una sorta di “signore della guerra” locale e che il comando vuole eliminare. Willard così s’imbarca in questo viaggio che si rivelerà una vera e propria discesa nella pazzia, facendo lungo il percorso incontri con personaggi resi sempre più folli dal conflitto, come il tenente colonnello Kilgore (Robert Duvall), che fa bombardare un’area con il napalm solo per poter fare del surf con i suoi uomini. Dopo varie peripezie, inclusa un’imboscata in cui muore l’equipaggio della barca che lo scortava, Wilalrd, raggiungerà il villaggio di Kutz, venendo catturato e interrogato dall’ex colonello. Questi, ormai in preda a una lucida follia, lascia in vita il capitano, raccontandogli degli orrori a cui ha assistito e dell’ipocrisia dell’esercito americano, per poi lasciarlo affinché porti a termine la sua missione, liberandolo dalla sua dolorosa esistenza. Ispirato al romanzo “Cuore di tenebra” di Jospeh Conrad, Apocalips Now è probabilmente la pellicola più famosa e più premiata tra quelle dedicata al conflitto in Vietnam. Una serie di sequenze passate alla storia del cinema, come il bombardamento al napalm sulle note di “The End” dei Doors, la discesa degli elicotteri Apache sulle note della “cavalcata delle valchirie” di Richard Wagner, le battute di Robert Duvall su come l’odore di napalm al mattino, che sa di “vittoria”, o i lunghi monologhi di Marlon Brando su l’orrore della guerra. Il film ha vinto “solo” due premi Oscar, ma è probabilmente quello che ha maggiormente segnato l’immaginario collettivo. IL CACCIATORE – 1978, Michael Cimino Mike, Nick e Steven (Robert De Niro, Christopher Walken e John Savage) sono tre grandi amici di Clairton, in Pennsylvania. Fanno parte di una piccola combriccola di operai che nel tempo libero amano andare a caccia di cervi nei boschi in montagna (da qui il titolo del film). Mike, in particolare, ha l’usanza di utilizzare “un colpo solo”, in quanto il cervo non ha un fucile e “altrimenti non sarebbe leale”. Poco prima della loro partenza per il Vietnam, partecipano al matrimonio di Steve, in cui le personalità e i sentimenti dei tre vengono approfondite. La prima parte del film ci mostra una vita spensierata, fatta di balli, canti e bevute, in totale contrasto con quanto arriverà dopo. In Vietnam i tre amici si ritroveranno prigionieri dei Vietcong e costretti a giocarsi la vita alla roulette russa, in un crudele gioco d’azzardo da parte dei loro aguzzini, che scommettono su chi sopravvivrà. In un disperato tentativo di fuga Mike mette tre pallottole nel tamburo della pistola, con le quali spara ai propri carcerieri. Il piano riesce e i tre scappano lungo il fiume per poi venire salvati da un elicottero americano. Ma mentre si trovano all’ospedale militare, Nick fugge per perdersi a Saigon, disertando, mentre a Steve vengono amputate le gambe. Mike rientra in patria sconvolto dall’esperienza in Vietnam, non riesce a reinserirsi nella società portando segni evidenti di un trauma emotivo, tanto da non riuscire più nemmeno a sparare a un cervo durante una battuta di caccia. I suoi vecchi amici sembrano non capirlo più e lui è più solo che mai, ma quando scopre che Steve riceve frequentemente delle grosse somme di denaro, capisce che a mandargliele è il loro vecchio amico Nick. Torna a Saigon e ed entra nel circuito delle bische clandestino, dove scopre con orrore che Nick, schiavo dell’eroina e in uno stato pietoso, si gioca costantemente la vita al macabro gioco della roulette russa, ormai alienato dalla realtà. Mike si offre come sfidante al mortale gioco, nel disperato tentativo di farlo rinsavire e di convincerlo a tornare a casa. All’ultimo giro di pistola Nick mostra un momento di lucidità, riconoscendo il vecchio amico gli dice “un solo colpo” della caccia al cervo, prima di spararsi il colpo letale. Il Cacciatore è il film sul Vietnam che ha ricevuto maggiori riconoscimenti, ben 5 premi Oscar, tra cui miglior film miglior regia e il miglior attore non protagonista a Christopher Walken, autore di un’interpretazione magistrale. NATO IL 4 LUGLIO – 1989, Oliver Stone Ron Kovic (Tom Cruise) è un giovane patriottico e idealista nato il 4 di luglio, il Giorno dell’Indipendenza americana. Allo scoppio della guerra in Vietnam, decide volontariamente di arruolarsi nei marines, per seguire l’esempio dei familiari che hanno servito nella Prima e nella Seconda guerra mondiale. Nel 1967 parte per il fronte e lì si trova davanti a una realtà ben diversa da quella che aveva immaginato, un conflitto per nulla “nobile” ma tanto sanguinario da non risparmiare villaggi di donne e bambini. Durante uno scontro a fuoco viene ferito e conseguentemente rimane paralizzato dal petto in giù. L’esperienza presso l’ospedale militare è difficile, i pazienti vengono curati in strutture fatiscenti a causa degli scarsi fondi, con il personale che spesso trascura i pazienti o li maltratta. Viene rimpatriato ma quando torna a casa trova il paese profondamente cambiato, diviso dalle rivolte pacifiste e aspre critiche verso il governo. Ron pensa di essere un eroe, ma non viene trattato in questo modo. Si sente escluso per il suo handicap e per come l’America tratta con noncuranza i reduci. Capisce di aver preso parte ad un conflitto inutile che gli americani non vogliono, e questo lo fa sprofondare in uno stato di depressione. Va a vivere in Messico, insieme ad altri veterani trascurati dal paese, ma una volta lì capisce di non volersi piangere addosso e ridursi come Charlie (Willem de Foe), anch’egli paraplegico e amareggiato dalla vita, e decide di tornare a casa e prendere parte al movimento pacifista, in modo da impedire ad altri ragazzi di ridursi come lui. Qui Ron diventa un forte sostenitore del “veterani del Vietnam contro la guerra”, tenendo numerosi discorsi alle folle attaccando pubblicamente il presidente Richard Nixon, accusandolo di aver tradito il paese, guadagnandosi l’astio dei suoi sostenitori ma diventando una figura di riferimento per i pacifisti democratici. Tratto dalla vera storia del veterano Ron Kovic, è il secondo film di Oliver Stone sulla guerra, anch’esso premiato con due premi Oscar, miglior film e miglior montaggio. Notevole l’interpretazione di Tom Cruise, candidato all’Oscar come migliore attore ma non vincitore (battuto da Daniel Day Lewis per “il mio piede sinistro”); benchè noto per i film da “belloccio”, Cruise diede vita a una performance drammatica molto toccante e convincente, tanto da far ricredere molti scettici sulla sua scelta nel ruolo. RAMBO – 1982, Ted Kotcheff John Rambo (Sylvester Stallone) è un reduce del Vietnam che si reca nella cittadina di Hope per trovare un suo vecchio commilitone, ma viene a sapere che è morto di cancro a causa della lunga esposizione all’agente arancio durante la guerra. Quando va in cerca di un posto dove mangiare un boccone, viene avvicinato dallo sceriffo Will Teasle (Brian Dennehy) che lo scorta alle porte della città, facendogli intendere di non volere i reduci come lui per le strade. Ritenendosi vittima di un’ingiustizia, Rambo torna sui suoi passi e per questo motivo viene arrestato per vagabondaggio. Una volta alla stazione di polizia, Rambo subisce prepotenze dagli agenti che fanno riaffiorare in lui il ricordo delle torture subite durante la prigionia in Vietnam. Questo scatena una rabbia tale che lo spinge a ribellarsi e a fuggire, rifugiandosi nelle montagne. Si aprirà una lunga caccia all’uomo che vedrà l’ex berretto verde avere la meglio sui poliziotti di periferia. La cosa diventa di interesse della Guardia Nazionale e dei media, e la notizia della fuga di Rambo arriva al colonello Trautman, suo istruttore ed ex comandante sul campo, che va sul posto per evitare che Rambo possa compiere una strage e salvare così i poliziotti. Ma tra il cocciuto Teasle e Rambo inizia un lungo braccio di ferro che finirà con l’ex militare costretto a impugnare le armi e a scatenare nella cittadina una guerriglia, pur di evitare un ingiusto arresto. Tratto dal libro First Blood di David Morrell, abbiamo già analizzato le differenze tra l’opera originale e la sua trasposizione cinematografica qui. Il Vietnam rimane sullo sfondo per quasi tutta la durata del film, incentrato sulle brutalità della polizia prima e sulle tattiche di sopravvivenza dopo, ma torna con prepotenza nel finale, voluto fortemente da Sylvester Stallone, in cui questo coriaceo soldato, fin a quel momento granitico e inarrestabile, si lascia andare a uno sfogo commovente, incentrato sulla durezza ricevuta al momento del rientro in patria, in cui viene accolto a sputi e insulti all’aeroporto, in cui la vita da civile per lui non esiste, dove non riesce a trovare lavoro nemmeno come parcheggiatore, dopo che in guerra rispondeva di attrezzature per milioni, dove non parla con nessuno, a volte per giorni interi. Rambo è probabilmente il reduce più famoso della storia del cinema, protagonista di una serie di sequel che però lentamente ha preso una piega più “action”, diversa rispetto a quella molto drammatica del primo film. Navigazione articoli CREEPSHOW 2, UN HORROR ISPIRATO AI FUMETTI IL PUNISHER MCU NON È IL VERO PUNITORE
Azzeccatissima l’ultima scena di Full Metal Jacket. finita la battaglia i Marines americani cantano la sigla musicale del club di Topolino. I guerrieri duri ed invincibili alla fine dei conti sono dei bambini cresciuti che giocano alla guerra. Sembra incredibile che dopo l’esperienza del Vietnam, gli USA continuano le guerre come niente fosse, loro stessi oppure le provocano e foraggiano. Rispondi