Numero 3632 del 2 luglio

–   Copertina di Andrea Freccero, ispirata alla storia più importante di questo numero, che vede tornare sulla scena Fantomius, precursore di Paperinik ideato da Guido Martina ma sviluppato da Marco Gervasio. La scena mostra Fantomius intento ad eseguire un numero da prestigiatore (rifacendosi così all’illusionista Silvus, fra i protagonisti della storia) mentre la sua compagna e complice Dolly lo guarda con aria divertita. La copertina, pur non essendo disegnata da Gervasio, è di gran lunga la migliore dell’anno, per espressività dei personaggi, per la naturalezza delle pose e dei movimenti e per la perfezione dell’inquadratura. Forse solo il giallo usato per lo sfondo è un po’ fuori posto, laddove ci sarebbero volute tonalità più scure, come si addice al personaggio, ma ciò non toglie che stavolta Freccero si sia superato: forse neanche Gervasio avrebbe saputo fare di meglio.

–   Il club del crimine, di Marco Gervasio: ritorna Fantomius, pochi mesi dopo la sua ultima comparsa sulle pagine della rivista. La storia riprende il nuovo corso del personaggio, il cui destino torna a intrecciarsi con i suoi vecchi compagni del college, protagonisti dello spinoff Paperbridge: stavolta altri quattro allievi del famigerato professor Krimen vengono smascherati dal ladro gentiluomo, inizialmente vittima di un loro ricatto (grazie alla complicità di Silvus, illusionista alla ricerca di soldi per riaprire il suo teatro). Tutto è bene quel che finisce bene, con Fantomius che sfugge al commissario Pinko per l’ennesima volta, con Silvus che, finanziato da Fantomius, riapre il teatro, e con i veri “villain” che vengono messi in condizione di non nuocere. Nonostante una trama complessa e ricca di colpi di scena, la storia appare molto deficitaria e nulla aggiunge alle vicende del ladro gentiluomo: se nelle sue ultime avventure la ricomparsa dei protagonisti di Paperbridge aveva dato nuova linfa ad una serie la cui conclusione è stata annunciata troppo presto dal suo autore, questo “club del crimine” segna il passo, senza alcuna evoluzione dei personaggi, che finiscono per replicare stancamente e quasi meccanicamente le loro precedenti imprese (Pinko, soprattutto, appare monodimensionale, ma gli stessi Dolly e Copernico si limitano a poche, scontate battute), e senza “villain” memorabili, vecchi o nuovi che siano, con cui confrontarsi. L’impressione che Gervasio, giunto al momento di terminare le avventure di Fantomius, non riesca a decidersi e continui a girare in tondo, è un po’ troppo forte, e persino il suo tratto sembra risentirne, con personaggi più squadrati del solito e lo stesso Fantomius che a volte appare sgraziato. È come se l’autore romano fosse stanco, o stia attraversando un momento di crisi personale: certo è che i tempi della quadrilogia, del “Sole Nero”, e di storie come “La torre d’oro” sembrano lontanissimi, nonostante siano passati solo tre anni.

Le incertezze di Gervasio: Lord Quackett disegnato con qualche sbavatura, mentre Pinko è sempre impeccabile

 

–   Comunicazione istantanea, di Francesco Pelosi e Mattia Surroz: nuova storia della serie “Vita da Pluto”, vede il cane di Topolino lamentarsi del fatto che i “non-cani”, come lui chiama gli esseri umani, hanno difficoltà a comprendere il linguaggio canino: li portano fuori quando non vogliono e viceversa, non gli danno da mangiare quando hanno fame, si lamentano se rompono qualcosa, e così via. La comunicazione fra Topolino e Pluto migliorerà grazie ai consigli di Pippo, ispirato da quelli di un suo avo linguista: non dire mai nulla, così ci si capisce meglio!

–   La spiaggia a rischio, di Carlo Panaro e Ottavio Panaro: Paperino, in compagnia di Paperina e dei nipotini, è al mare e vorrebbe riposarsi. Come sottrarsi, allora, alla gara di surf alla quale vogliono iscriverlo? Accettando un incarico da parte di zio Paperone. Come prevedibile, il rimedio si rivelerà peggiore del male: Paperino dovrà esibirsi nel “sandboarding” (surf sulle dune di sabbia), riscuotendo anche un successo fortunoso ed insperato. Tornato da Paperina e dai nipotini dopo la fine della gara di surf, si vanterà del suo successo nel sandboarding, e finirà iscritto ad una gara in questa disciplina.

–   Il pozzo del destino – Il pianeta delle visioni, di Sergio Cabella e Roberto Vian: seconda puntata di questa nuova saga “cosmica”, che vede gli alter ego di Minni, che ha perso la memoria, e di Topolino, “meccanico” spaziale con molti segreti, recarsi, in compagnia di Phip, sul pianeta Holog, dal quale il loro amico proviene. Il motivo di questo viaggio sta nel fatto che Phip, come tutti gli abitanti del suo pianeta (tutti “pippidi”) è in grado di visualizzare i ricordi legati a qualsiasi oggetto possa toccare e, dopo aver tenuto in mano la spilla di Minni, ha rivelato solo delle immagini confuse: ma fra i suoi simili c’è chi ha poteri ancora maggiori, ed a lui (“il “reggente”) che si rivolgono i viaggiatori. Si scopre dunque che Minni è una specie di nobile, ma la spilla pare danneggiata e non rivela più di tanto. I tre protagonisti, in compagnia del cane Plut (in realtà non ha ancora un nome) entrano in una grotta che dovrebbe trasportarli più o meno magicamente nel mondo dal quale proviene la spilla e dove tutti i misteri troveranno una soluzione… o almeno così spera il lettore, che non vorrebbe ritrovarsi di fronte a un’altra TerraVento e che sinora ha capito poco o nulla di una vicenda che continua a girare sempre intorno allo stesso punto: Minni è smemorata e Topolino sa cosa le è successo, ma non vuole (o non può) rivelarlo. Non resta che sospendere il giudizio finale sino alla prossima, ed ultima puntata, e cercare di apprezzare i disegni di Vian, il cui pregio principale è quello di apparire molto tradizionali a dispetto di una trama che si ben presterebbe a “effetti speciali” di ogni tipo e ad uno stile grafico più moderno.

Vian disegna i quattro protagonisti della storia giocando efficacemente con la prospettiva

 

Numero 3633 del 9 luglio

–   Copertina di Davide Cesarello, che si ispira, un po’ alla lontana, alla storia di Testi, la più importante di questo numero, in cui Topolino fa sfoggio delle sue (note e già molto sfruttate) doti investigative. Dove si trovi il Topo e cosa stia facendo esattamente non è chiaro, ma forse è una scelta voluta per accentuare l’aria misteriosa che lo avvolge e l’espressione da “duro” tipica dei romanzi “hard-boiled” (con tanto di impermeabile chiaro). La bravura di Cesarello è indiscutibile, ma forse la copertina è troppo caricata, troppo centrata su quella caratteristica di Topolino che col tempo gli ha fatto perdere i favori dei lettori, almeno nel nostro paese. Ma finché funziona, finché attira l’attenzione del lettore (come in questo caso), è meglio accontentarsi.

–   Tutti colpevoli, di Niccolò Testi e Marco Mazzarello: ricompare Leo Baskerville, l’investigatore privato dal passato ambiguo che era stato introdotto lo scorso ottobre ed era diventato una sorta di spalla di Topolino nelle indagini condotte da quest’ultimo. Con un bizzarro rovesciamento di fronte, l’ambiguità di questo personaggio, che sembrava destinato ad aggiungersi alla lunga schiera di poliziotti “buoni”, aumentati negli ultimi anni con gli arrivi di Rock Sassi e di Irk, si accentua sino a farlo diventare quasi un villain, simile al leggendario Hank Quinlan di Orson Welles, il poliziotto che risolveva sempre i suoi casi ma incastrava i colpevoli fabbricando le prove. Si scopre che Baskerville fa la stessa cosa, e che i suoi successi, innumerevoli fin dal giorno della sua comparsa, sono dovuti solo alla sua capacità di piazzare prove schiaccianti nel luogo e al momento giusto. Quando è troppo è troppo: per smascherare Baskerville Topolino si alleerà addirittura con Gambadilegno, e riuscirà a far cadere il disonesto investigatore in una complessa trappola, che vedrà Basettoni coglierlo con le mani nel sacco… proprio a casa sua. La storia, specialmente per la citazione del capolavoro di Orson Welles, colpisce molto il lettore: ma, si chiedono in molti, c’era bisogno di eliminare così rapidamente quello che poteva rivelarsi un personaggio interessante? Tuttavia non si può negare che Testi, fra gli ultimi arrivati sulla rivista, si stia decisamente mettendo in luce con una serie di storie abbastanza originali, e che spesso esplorano gli aspetti meno conosciuti dei personaggi: questa storia non è un capolavoro, ma è certamente valida, come lo sono i disegni di Mazzarello, che nei momenti cruciali della storia sa ricreare l’atmosfera dei film noir. Rivedremo ancora Baskerville, in futuro?

Mazzarello ricrea le atmosfere da film noir con un classico confronto sotto la pioggia fra Topolino e la sua nemesi

 

L’inguaribile curiosone, di Enrico Faccini: Paperina manda Paperino ad un corso di scrittura, sperando di “elevarlo” culturalmente. Gli viene chiesto di scrivere qualcosa su “amici e parenti”, cosa che Paperino riesce a fare abbastanza bene, sia pure denigrando tutti. I guai nascono con la ricomparsa di Timoteo Piccione, bizzarro personaggio creato da Faccini 20 anni fa, e che va in giro facendo domande a non finire: per liberarsene Paperino lo chiude in un ripostiglio dove si trova anche il PC su cui ha scritto il suo saggio. Timoteo lo legge, chiama tutte le persone citate e legge loro i brani che li riguardano…

 Esortatore feriale, di Giorgio Fontana e Paolo Di Lorenzi: Battista si vede rifiutare da Paperone un giorno di ferie e Paperoga, pretendendo di essere un “esortatore” perché ha una nuova app che gli trova i corsi necessari, decide di aiutarlo. Inizia così un frenetico botta e risposta fra Paperone e il nipote, che le prova tutte per convincere lo zio, ovviamente invano. Alla fine il magnate, fingendosi impietosito dagli sforzi di Paperoga, concede a Battista di accompagnarlo al parco nella quotidiana ricerca di giornali usati: uscire dal deposito è quasi come avere le ferie. Paperoga esulta, Battista un po’ meno.

–   I nidi del cuculo, di Giovanni De Feo e Giulia Lomurno: i Bassotti decidono di passare qualche giorno di relax in una villa lussuosa, e riescono ad entrare in quella del ricco Duck Bales approfittando della sua assenza e neutralizzando gli infiniti allarmi automatici che vi sono installati. Al momento di farsi portare una pizza scopriranno di non sapere più uscire, in quanto non dispongono dei codici di uscita e ogni tentativo di forzare gli ingressi scatena altri allarmi. Alla fine questi allarmi saranno tali e tanti che arriverà la polizia (alla quale l’ingresso è consentito) ad arrestarli.

–   Il pozzo del destino – Verità e giustizia, di Sergio Cabella e Roberto Vian: si chiude la saga “cosmica” che vede coinvolti gli alter ego di Topolino, Minni, Pippo e Pluto: come era stato preannunciato alla fine della seconda puntata la grotta in cui i nostri eroi sono finiti li trasporta infine sul mondo di Minni, e si viene a scoprire che lei ne è la regina, e che il cattivissimo “capo tecnocrate” l’aveva spinta in una sorta di wormhole che l’ha mandata su Rottam priva di memoria. Topolino sapeva tutto: era lui il meccanico che ha lavorato al wormhole e che il capo tecnocrate aveva pure esiliato su Rottam per impedirgli di interferire. Minni, tornata nel suo mondo, ritrova subito la memoria e sventa facilmente il colpo di stato del capo tecnocrate, che a sua volta finisce nel wormhole e arriva su Rottam privo di memoria. Dopo avergli tenuto il muso per un po’, Minni si rende conto dell’innocenza di Topolino e lo promuove a capo tecnocrate. Alla fine tutto è bene quel che finisce bene: la “stagione”, ammesso che in futuro ne arrivi un’altra, si conclude in modo soddisfacente, con soluzioni semplici a tutti i misteri e un lieto fine coi fiocchi. La storia, che pure non eccelle né per la sceneggiatura né per i disegni, né presenta idee particolarmente originali, può comunque dirsi riuscita. L’unica vera pecca sta nel fatto che molti lettori vorrebbero più storie “classiche” e meno personaggi “in costume”, ma forse gli spunti si vanno esaurendo e per tirare avanti ancora qualche anno – quando tutti i personaggi saranno infine liberi da ogni copyright – non c’è molto altro che gli autori possano fare.

Vian sa rendere veramente inquietante il capo tecnocrate, il particolare villain di questa storia

 

Numero 3634 del 16 luglio

–   Copertina di Andrea Freccero, probabilmente la prima “vacanziera” di quest’anno, e che mostra una scena abbastanza classica: Paperino, che sembra trovarsi a casa sua e non già al mare, finge di esserci sfoggiando la consueta attrezzatura del “vacanziero” standard: gelato in mano, maschera e pinne, popcorn, secchiello e paletta… e anche un telecomando. In effetti i popcorn e il telecomando rimandano alla terza “stagione” della saga “Siamo serie”, che torna in questo numero e, con un po’ di immaginazione, si può pensare che Paperino stia cercando di conciliare l’idea della vacanza al mare con la visione della serie televisiva in questione. Freccero svolge il compito con la consueta diligenza e la copertina, pur piena di dettagli sovrabbondanti che la rendono caotica e tutt’altro che memorabile, risulta piacevole e “luminosa”, molto adatta al periodo estivo.

 

–   Siamo serie stagione 3 – ai confini di Paperopoli, di Sergio Badino e Silvia Ziche: per la terza volta torna la coppia Paperina-Brigitta col suo progetto di una serie televisiva (di genere horror) che dovrebbe far guadagnare soldi a Paperone e farlo prevalere, nella guerra dell’audience, sull’eterno rivale Rockerduck. Il grosso problema sta nel fatto che la sceneggiatrice, Sally, è in crisi creativa e per sbloccarla tocca coinvolgere la famosa scrittrice Shirley Queen, che racconta a tutti la storia di Byron e dei suoi amici che si riunirono a villa Diodati (che qui diventa Datati) e crearono una serie di capolavori (fra cui Frankenstein). Sally, ispirata da questo racconto, scrive una sceneggiatura che ripropone la stessa situazione: tre scrittori si riuniscono e si confessano le loro paure, di solito risalenti a qualche evento traumatico della loro infanzia. Gli episodi che ne vengono fuori non dispiacciono a Paperone, che prima di mandarli in onda vorrebbe vedere realizzata l’intera serie. Rockerduck, infatti, ha annunciato una sua serie, che farà venire la pelle d’oca a tutti, anche “se siete paperi o galline”. Di battute analoghe è piena l’intera storia, che offre un saggio di comicità demenziale come forse non si era mai visto prima sulla rivista, e che raggiunge vette di un surrealismo tale da aver lasciato sconcertato più di un lettore. Ma come sempre in questi casi, quando una storia si allontana troppo dai “canoni” disneyani, o nella sceneggiatura o nel disegno, a storcere il naso sono sempre in molti. Ma questo non impedisce a chi non storce il naso, e specialmente a chi conosce il mondo delle serie televisive, di ridere dalla prima all’ultima vignetta. E la Ziche non potrebbe disegnare meglio una storia come questa, forse tra le pochissime a cui quattro puntate stanno strette.

Paperina e Paperoga in un delirante scambio di battute

 

–   Il salvadanaio di Creso, di Vito Stabile e Graziano Barbaro: Cuordipietra Famedoro incontra il terribile dottor Piuma, che gli offre un salvadanaio in grado di “trasformarlo” nel “papero più ricco del mondo”… letteralmente: il magnate sudafricano si ritrova nel corpo di Paperone (che è lontano, a caccia di tesori). Anche se non è quello che voleva, Cuordipietra sfrutta l’occasione cercando di rendere Paperone più povero: ma ogni tentativo di liberarsi dei suoi soldi fallisce, mentre in Sudafrica i suoi affari languono. Il ritorno del vero Paperone, con un altro amuleto magico, farà tornare tutto come prima.

–   A casa da solo, di Francesco Pelosi e Mattia Surroz: nuova storia della serie “Vita da Pluto”, che tratta di un problema tipico del rapporto fra cane e padrone: la paura del primo di restare senza il secondo. Vediamo così Pluto (che ha comunque paura di molte altre cose) dapprima deprimersi e poi ululare disperato una sera che Topolino è andato a teatro. Nelle sue fantasie il cane si immagina vagare da solo per la città, per vendicarsi del presunto abbandono, e poi temere per il suo padrone, dati i pericoli a cui può andare incontro, anche a teatro. Tutto si aggiusta quando Topolino torna a casa.

–   Il rifugio sicuro, di Rudy Salvagnini e Federico Franzò: i Bassotti, inseguiti dalla polizia, costringono Archimede a nasconderli nel suo rifugio sicuro, una bolla “extradimensionale” nella quale nessuno può entrare e disturbare. Mentre sono lì sperimentano anche un visore che li fa assistere al film “ideale”, e possono così vedersi mentre derubano e umiliano Paperone. Quando infine escono, molte ore dopo, la polizia li sta aspettando: il tempo, nel rifugio sicuro di Archimede, passa molto più lentamente e per la polizia, all’esterno, sono passati soltanto pochi secondi dalla loro sparizione.

–   Maggiordomo imperfetto, di Giuseppe Zironi: Gambadilegno si sostituisce al maggiordomo di un certo Orsone Belli e ne approfitta per rubare a costui il collier “solepioggia”, il gioiello più pregiato della sua collezione. Il vero maggiordomo, dopo essersi liberato, dà l’allarme: la polizia interviene subito, ma nel corso dell’inseguimento Gambadilegno dà una tremenda capocciata contro una sbarra, perde la memoria e crede di essere davvero il maggiordomo di Belli. Il guaio è che ha già nascosto il collier da qualche parte: come fare a ritrovarlo? Basettoni, Manetta ed altri agenti decidono di assecondarlo e tutti insieme si fingono dipendenti di Belli, in attesa che Gambadilegno ritrovi la memoria, cosa che avviene quando uno di loro simula il furto dello stesso collier. Recuperata la memoria Gamba recupera il gioiello, che aveva nascosto in un tombino, e viene arrestato: nel corso dell’operazione, però, Manetta dà a sua volta una capocciata contro la famosa sbarra e crede di essere davvero il cuoco di Belli… trama ingegnosa e molto complicata, che gioca, come spesso avviene negli ultimi tempi, sullo stravolgimento dei ruoli, con Gambadilegno che diventa “buono” (arrivando a fare arrestare un suo vecchio complice) e i poliziotti che assumono un ruolo ambiguo. Anche se l’idea non è più molto originale, è divertente vedere Gambadilegno che si impegna in un lavoro (il maggiordomo) agli antipodi di quelle che sono le sue vere attitudini, e pure divertente è vederlo dare ordini a Basettoni, a Manetta e agli altri poliziotti che devono assecondarlo in quanto formalmente alle sue “dipendenze”. Solo discreti, purtroppo, i disegni di Zironi, appesantiti da un’inchiostratura che li rende sin troppo squadrati.

Gambadilegno dà ordini a Basettoni, diventato “autista” alle sue dipendenze

 

Numero 3635 del 23 luglio

–   Copertina di Francesco d’Ippolito, nuovamente vacanziera, nuovamente di argomento “marino”: Topolino e Pippo, discretamente attrezzati, si lanciano in acqua pronti per esplorare qualche fondale (come si vede dagli occhialini di Topolino e dalla reticella di Pippo). Stavolta non c’è alcun riferimento alle storie di questo numero e la copertina si limita a celebrare lo spirito vacanziero, peraltro distorcendo non poco i due amici di lunga data, con un Topolino praticamente irriconoscibile e un Pippo che sembra del tutto indifferente a quello che sta facendo. D’Ippolito ha però l’idea di raffigurare la scena seguendo il movimento dei protagonisti, che si stanno tuffando alla loro destra, così che la spiaggia alle loro spalle sembra inclinata dal lato opposto: questo accentua non poco il già notevole dinamismo della scena e rende la copertina, forse non memorabile, ma almeno gradevole quanto basta per acquistare il numero e leggerlo sotto l’ombrellone (l’estate è il periodo in cui si acquisiscono nuovi lettori).

–   Weekend a Sunset Cliff, di Marco Bosco e Alessandro Perina: Topolino e Minni passano il weekend a Sunset Cliff, un paese del Calisota detto “paese degli artisti” perché vi risiedono pittori, scultori eccetera. I due vengono rapidamente coinvolti in un giallo molto intricato, basato su una sostituzione di persona e su una falsificazione di opere d’arte, che si tramuta in sequestro quando le cose si mettono male per i falsari. Topolino, collaborando con la polizia locale e facendo abilmente uso della tecnologia moderna (telecamere di sorveglianza) risolve, non senza difficoltà, il caso.

–   L’arguta soluzione, di Marco Bosco e Ottavio Panaro: la vecchissima limousine di Paperone costa troppo di manutenzione. Per rientrare delle spese il magnate decide di noleggiarla per un matrimonio, lo stesso giorno in cui arriverà un tale con cui deve fare degli affari, e che al mattino Battista dovrà scarrozzare in giro proprio servendosi della limousine. Il tale, colpito dalla professionalità di Battista, lo chiede in “prestito” per organizzare un ricevimento, e Paperone dovrà guidare personalmente la limousine nel pomeriggio, suscitando peraltro l’ammirazione dei numerosi passanti.

–   La vacanza rilastressante, di Peter Snejbjerg e Francisco Rodriguez Peinado: storia di produzione danese che sembra continuare la “vacanziera” del numero scorso, con Paperino intento a riposarsi su una spiaggia. Stavolta non ci sono Paperina e i nipotini a costringerlo a svolgere qualche attività, ma arriva Paperoga, che vorrebbe unire “operosità e relax” seguendo i consigli di un libro che ha appena letto. Dopo una lunga avventura che porterà i cugini a scoprire una scultura smarrita di un artista locale, Paperoga si convincerà della bontà dell’approccio paperinesco alle vacanze: relax e niente operosità.

–   Siamo serie stagione 3 – ai confini di Paperopoli, di Sergio Badino e Silvia Ziche: per affrontare degnamente la concorrenza di Rockerduck Paperone cerca “volti nuovi” e, dopo qualche ricerca, assume un tale che sta spopolando sul web, tale “Cicc l’Oc”. Costui altri non è che Ciccio, la cui fissazione per ogni tipo di cibo lo ha invogliato a girare da sé alcuni corti demenziali a tema gastronomico, e che tuttavia riscuotono successo. Detto fatto: Ciccio diventa il regista dei nuovi episodi della serie di Paperina e Brigitta, mentre Lord Hatequack in persona, amico della scrittrice Shirley Queen, dà loro lo spunto per un episodio che ricalca la trama de “La maschera della morte rossa” di Poe (ma in realtà ne è una parodia). Non senza fatica, per l’utilizzo dei “soliti noti” (Battista, Paperino, Paperoga) come comparse, l’episodio viene completato, ma intanto Rockerduck si accinge a presentare il trailer della sua serie concorrente… il seguito alla prossima puntata. Le battute di Badino diventano sempre più demenziali e surreali, e il continuo inserimento di personaggi noti in ruoli improbabili (memorabile Battista che interpreta un vampiro) accentua la comicità di questa storia che non tutti i lettori riescono ad apprezzare, e che pure, esaltata dai disegni di Silvia Ziche, è tra le migliori viste in questi anni sulla rivista.

Lord Hatequack presenta ai suoi ospiti i racconti di Edgar Al Lampone, parodia di Edgar Allan Poe

 

Numero 3636 del 30 luglio

–   Copertina di Andrea Freccero, vacanziera come quelle degli ultimi numeri, e che viene offerta con una “variant” (da accostare alla copertina principale) che presenta Topolino, e non Paperino, nella stessa situazione: cullati dalle onde sopra un piccolo salvagente, con una bibita a portata di mano e intenti a risolvere un gioco di parole crociate. Probabilmente i due si stanno dando dei suggerimenti l’un l’altro, dal momento che sembrano intenti a parlarsi con un telefono “meccanico” (due bicchieri di carta uniti da un filo). La copertina poco ha a che fare con le storie del numero, come tutte le vacanziere, ma è simpatica l’idea della variant che accostata alla copertina principale va a formare una scena un po’ insolita.

–   Un giorno di festa, di Tito Faraci e Giorgio Cavazzano: Topolino e Pippo si sono spinti a Boreriver, un paese poco fuori Topolinia, alla ricerca di… non si capisce bene cosa. Vorrebbero andare in vacanza, ma non possono. Vorrebbero divertirsi, ma non ci riescono. Alla fine sono “puntati” da Bud, il meccanico del paese, che riconosce Topolino e decide di approfittarne per movimentare un po’ la festa in corso quel giorno. Mentre Pippo riesce infine a divertirsi, Topolino, eternamente preoccupato e capace di vedere pericoli dappertutto, se la prende con Bud dopo avere scoperto la sua collezione di armi giocattolo. Bud lo asseconda, la festa viene movimentata, e alla fine Topolino ritrova il buonumore e decide di fermarsi ancora un po’ a Boreriver. Ma la stessa cosa faranno Gambadilegno e Sgrinfia, e nuove avventure si annunciano all’orizzonte… questa avventura, purtroppo, è fiacca, non brilla né per tensione né per colpi di scena, con tutti i misteri che si risolvono in una classica bolla di sapone. Faraci sembra svogliato, come del resto lo è Cavazzano, il cui Topolino diventa sempre meno adulto e più stilizzato col passare degli anni. Si direbbe che i due grandi autori disneyani, tra i maggiori ancora in attività, abbiano svolto soltanto un compito sperando di prendere la sufficienza, ma niente di più. E purtroppo entrambi ci stanno abituando a storie appena sufficienti.

L’attuale Topolino di Cavazzano: troppo stilizzato, poco dettagliato, troppo giovanile

 

–   Siamo serie stagione 3 – il pianeta forbito, di Sergio Badino e Silvia Ziche: per contrastare la nuova serie prodotta da Rockerduck, che dal trailer sembra anch’essa di genere horror, Paperina e Brigitta decidono di girare un episodio dedicato a quello che chiamano “horror simbolico”: “Il pianeta forbito”. Per l’intera terza puntata di questa lunga storia la presa in giro di certa fantascienza diventa straripante (vengono citati “La guerra dei mondi”, “L’invasione degli ultracorpi”, “Tre millimetri al giorno” e molti altri film), con effetti comici a volte eccezionali. L’intervento di Archimede garantisce alla serie effetti speciali di prim’ordine, anche se Paperoga, al solito, combina uno dei suoi guai, e ad un certo punto si assiste ad una parodia di “King Kong”, con un gigantesco ragno gigante che si arrampica sul deposito, con tanto di elicotteri che gli svolazzano intorno. Questa scena provocherà anche la reazione stizzita del regista Pestifer Nolent, che si era visto nella storia precedente, e che farà causa a Paperone per avergli rubato questa idea… si ride a non finire, soprattutto per chi riesce ad apprezzare le citazioni, comunque notissime e facili da cogliere: purtroppo c’è chi non le coglie e ride sino a un certo punto, e forse questo è il solo limite di una storia raffinata, ben diversa da quelle che di solito vengono pubblicate sulla rivista (sono davvero pochi gli sceneggiatori capaci di arrivare a questi livelli in storie dalla trama più canonica), ed esaltata dai surreali disegni della sempre ottima Silvia Ziche. La conclusione al prossimo numero: e non manca una certa curiosità per vedere cosa alla fine uscirà fuori da questa sgangheratissima produzione televisiva.

Parodia de “La guerra dei mondi”, con gli alieni invasori che prendono il raffreddore

 

–   L’altalena dimensionale, di Giovanni Barbieri e Cristian Canfailla: Zapotec e Marlin combinano un guaio mentre stanno armeggiando con la macchina del tempo, e creano un’altalena “dimensionale” che li fa finire (con molta altra gente) nella dimensione Delta. Lì vi incontrano Enigm, che rimetterà le cose a posto servendosi di un “eccitatore mesonico portatile” che Atomino recupererà appena in tempo dal laboratorio dello scienziato. Tutti gli intrusi torneranno nella loro dimensione, anche se Marlin, a cui l’esperienza è molto piaciuta, si augurerà di poter fare ancora “squadra” in futuro con Enigm.

–   La vacanza da miliardario, di Alberto Savini ed Emilio Urbano: storia di produzione americana che vede Paperino in vacanza al “Platinum Island Resort”, un albergo di lusso in cui vanno solo i miliardari (ha risparmiato tutto l’inverno per potervi passare due giorni). Vi trova i Bassotti, che travestiti da camerieri cercano di derubare i ricchissimi ospiti presenti (che peraltro hanno soldi da buttare e insistono per dargliene ancora di più). Non potendo chiamare la polizia Paperino dovrà impegnarsi di persona per sconfiggere i Bassotti, riscuotendo l’ammirazione dei ricchi, ma pavidi miliardari.

–   Il diamantone premia-zione, di Fabio Michelini e Francesco Guerrini: Paperone vorrebbe conquistare il titolo di “Primo Miliardario”, che il suo club assegna a chi possiede la pietra più preziosa del mondo: ma pur essendo ricchissimo non ha molti diamanti, e decide allora di farsene creare uno gigantesco da Archimede, che si serve di un principio fisico “preso in prestito” dagli anelli di Saturno. L’intervento dei Bassotti causa la distruzione del diamante, e poi un crollo del valore delle pietre preziose, ma Paperone saprà approfittarne e uscirne vincitore, per di più con l’ambito titolo in suo possesso.

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