Ispettore Callaghan: il caso Scorpio è tuo!

Il poliziesco è un genere che ha dato tanto al cinema americano (e non solo), presentando personaggi e saghe tra le più amate di sempre.

Negli anni ’80 lo stile narrativo di queste pellicole è cambiato, si è edulcorato, diventando noto come “buddy movie”: vengono messi in scena due agenti agli antipodi nei modi e nel carattere, le cui dinamiche si vanno a mescolare con l’indagine.

Film come Arma Letale, 48 ore, Bad Boys, Tango & Cash o Rush Hour hanno fatto la fortuna delle case di produzione. Spesso ambientati nell’assolata Los Angeles, sono ricchi di scambi di battute che hanno conquistato i fan di tutto il mondo.

Lo “sbirro” sullo schermo è diventato un personaggio assolutamente positivo, ricco di una carica umana e di una simpatia contagiosa, sempre con la battuta pronta, come nel caso del coriaceo John McLane, interpretato da Bruce Willis, o il simpaticissimo Axel Fowley di Eddie Murphy

Altri film, invece, hanno reso il protagonista più simile ad un supereroe, come il violento “Cobra” o John Spartan di “Demolition Man” entrambi interpretati da Sylvester Stallone, fino ad arrivare al poliziotto cibernetico Robocop.



Ma c’è stato un tempo in cui lo sbirro americano era tutt’altro che simpatico o eroico. Erano personaggi più cinici, induriti dalla vita. Molto spesso portavano avanti due battaglie, una contro il crimine e l’altra contro un sistema giudiziario che a loro dire era “troppo morbido” e rendeva le cose più facili ai delinquenti e più difficili per gli agenti. Anche le città in cui agivano erano più cupe e “sporche”.

Carichi di amarezza, spesso costretti a vedere i criminali farla franca per cavilli legali, circondati da corruzione, i poliziotti era decisamente più umani e conducevano una esistenza più dolorosa, cercando sempre di stare dalla parte della legge.

 

ISPETTORE CALLAGHAN: IL CASO SCORPIO È TUO! – “Dirty Harry”, 1971

Nella San Francisco degli anni ’70 un pazzo serial killer che si fa chiamare “Scorpio” uccide vittime a caso, ricattando la città alla quale chiede una grossa somma di denaro per non ammazzare più. A occuparsi del caso è il detective Harry Callaghan (Clint Eastwood), detto “la carogna” per il suo carattere duro e intransigente, che non piace a colleghi e superiori.

Callaghan è un poliziotto dai metodi brutali che non esista a sparare. Grazie al suo intuito e alla sua determinazione, riesce prima a ferire e poi a rintracciare Scorpio allo stadio Kezar, dove lo tortura per farsi rivelare il luogo dove si trova una ragazza da lui rapita, che però verrà ritrovata morta.

Callaghan viene deferito in quanto ha agito per conto proprio senza mandato e per aver torturato un sospettato. Scorpio così viene rilasciato e addirittura incastra l’ispettore accusandolo di un pestaggio subito, in realtà fatto da un complice, in modo da non avere più il polizotto sulle sue tracce. Poi Scorpio torna a colpire, rapendo stavolta un autobus pieno di bambini.

Sarà Callaghan a fermarlo agendo per conto proprio, chiudendo la pratica grazie alla sua 44 magnum, per poi gettare il distintivo nel fiume, stanco di un sistema che favorisce i criminali.

Un finale che non sarà definitivo, dato che l’ispettore Callaghan tornerà in ben altre 5 pellicole, sempre critico verso il sistema ma anche pronto a difenderlo.

Il personaggio ha consacrato Clint Eastwood persino più dei suoi film western.

Callaghan è un personaggio che ha fatto discutere per i metodi violenti e il grilletto facile, ispirando certe fazioni politiche, ma anche riflettere.

Il caso Scorpio è stato ispirato al serial killer “Zodiac”, che alla fine degli anni ’60 aveva terrorizzato la California. La sua trama inoltre presenta molti punti in comune con il Cavaliere Oscuro di Nolan.

 


IL BRACCIO VIOLENTO DELLA LEGGE – “French Connection”, 1971

Due detective della narcotici di New York Jimmy “Popeye” Doyle (Gene Hackman) e Buddy Russo (Roy Schneider) grazie ai loro informatori vengono a sapere di un grosso carico di eroina in arrivo da Marsiglia, su ordine del narcotrafficante Alain Charnier (Fernando Rey). Sebbene i due conducano una vita sregolata e non siano ben visti dal dipartimento, riescono a convincere i superiori a controllare i sospetti, tra cui Sal Boca (Tony Lo Bianco).

Inizia una lunga sequenza di pedinamenti e appostamenti, di telefonate intercettate, per scoprire le modalità di importazione, ma durante una di queste operazioni Popeye Doyle si fa sfuggire Charnier, più scaltro di quanto pensasse, e si fa identificare dal criminale. Questi mette sulle sue tracce un killer, che però non riesce ad ucciderlo. Inizia così un inseguimento tra i più spericolati della storia del cinema, con Popeye Dyole in auto che insegue il treno della metropolitana sopraelevata, prima di uccidere il criminale.

I nostri scoprono che la droga verrà importata sull’auto dell’attore francese Devereaux, ricattato da Charnier. Inseguendo l’attore arrivano al luogo dello scambio, scatenando una sparatoria sanguinosa, in cui il narcotrafficante Charnier riesce a sfuggire alla cattura.

Il film ha vinto cinque premi Oscar ed è ritenuto uno dei capolavori del cinema, non solo di quello di genere, il film è stato ispirato da un vero sequestro di droga da parte della polizia nella famosa operazione che dà il titolo originale al film (French Connection).

Il film valse a Gene Hackman il suo primo premio Oscar come miglior attore, e fu probabilmente il capostipite di un genere che ha ispirato molti registi, in cui la linea tra buoni e cattivi non è così netta, mescolando realismo e introspezione ad azione.

 


SERPICO – 1973

Una sera l’agente Frank Serpico (Al Pacino) viene ricoverato d’urgenza in ospedale per una ferita da arma da fuoco. Alla notizia i colleghi della centrale reagiscono in modo diverso, c’è chi pare rassegnato, come se la cosa fosse tristemente inevitabile, e chi invece pare contento. Ma chi ha sparato a Serpico, e perché?

Gran parte del film è un lungo flashback che ci presenta la vita del poliziotto italoamericano, fin dai primi giorni dopo l’uscita dall’accademia. Un giovane agente motivato, serio, determinato a “servire e proteggere” ma che ben presto deve scontrarsi con la triste realtà del suo dipartimento. Agenti svogliati che rifiutano la chiamata, spesso abusi di violenza, e che ricevono trattamenti di favore dai commercianti.

Serpico invece, con ambizioni da detective, si applica nel suo lavoro con metodi all’avanguardia, come intervenire vestito da civile mimetizzandosi con le persone comuni. Questa sua abilità nell’agire sotto copertura, oltre a parlare fluentemente italiano e spagnolo, gli permettono di effettuare molti arresti. Inizia anche a vedere la corruzione che dilaga tra i colleghi, intenti ad accumulare bustarelle anche da criminali che hanno precedenti di omicidio.

Questo accende nell’onesto Serpico una voglia di giustizia e di denuncia della corruzione tra gli agenti, ma all’interno del dipartimento vige disinteresse e una gran voglia di guardare dall’altra parte.

Sempre più frustrato e nervoso, Serpico cerca di rivolgersi ai piani alti della politica, ma anche nell’ufficio del sindaco sembrano molto motivati ad approfondire la cosa, tra omertà e burocrazia. Serpico decide allora di rivolgersi alla stampa, cosa che lo rende assai malvisto dai propri colleghi, che temono un’inchiesta.

Dopo essere stato più volte minacciato, durante un’azione con la squadra anti narcotici a Serpico viene negata la copertura durante una retata, e qui viene ferito da un criminale. Serpico sopravvive e testimonia davanti una commissione d’inchiesta, ma a seguito delle ferite riportate lascia la polizia e si trasferisce in Svizzera.

Interpretato magistralmente da Al Pacino, candidato all’Oscar nel 1974, Frank Serpico è un vero agente di polizia e la sua storia è reale; personaggio a oggi un po’ dimenticato, è stato assai popolare negli anni ’70 per questa sua vicenda, una sorta di “supereroe del mondo reale” che oltre a questo film ha ispirato un libro biografico scritto da Peter Maas e una serie TV omonima da 16 episodi, in cui Serpico è stato interpretato da David Birney.

 

IL GIUSTIZIERE DELLA NOTTE – “Death Wish”, 1974

Paul Kersey (Charles Bronson) è un tranquillo architetto newyorkese la cui vita viene sconvolta quando tre malviventi violentano la figlia e gli uccidono la moglie. Traumatizzato per l’accaduto e sconvolto dall’impotenza della polizia, inizia a meditare di farsi giustizia da solo.

Grazie a una pistola ricevuta come omaggio da un suo cliente dell’Arizona, Paul, ex obiettore di coscienza durante la guerra di Corea, inizia ad uscire di notte e a frequentare zone malfamate, come Central Park o la metropolitana, esponendosi come potenziale vittime di un’aggressione ma reagendo ai tentativi di violenza, uccidendo parecchi criminali durante queste sue ronde.

I cittadini iniziano a parlare di lui come di un eroe, mentre la polizia vuole fermarlo. Il detective Ochoa riesce infine ad avere prove che lo conducono a Paul, ma riceve l’ordine di farlo desistere senza arrestarlo, in quanto la polizia non vuole farne un martire ispirando atti di emulazione.

Durante una delle sue escursioni notturne, Paul ha uno scontro a fuoco con tre criminali; ne uccide due ma rimane ferito nello scontro con il terzo. Ricoverato in ospedale, Ochoa gli propone un patto, quello di insabbiare la cosa, e di far sparire la sua pistola a patto che lasci New York.

Paul accetta ma già alla stazione, davanti all’aggressione di una ragazza, fa capire che non intende smettere con la sua crociata.

Death Wish fu ispirato dal romanzo omonimo di Brian Garfiled, ma mentre questi nella sua opera condannava il vigilantismo, il film lo esalta facendo di Paul una sorta di giustiziere, come dice il titolo in italiano. Nonostante le critiche ricevute per questo controverso tema, il film fu un successo al botteghino, tanto da diventare capostipite di una serie di sequel sempre più di infima qualità.



 


I FALCHI DELLA NOTTE – “Nighthawks”, 1981

Deke DaSilva (Sylvester Stallone) e Matthew Fox (Billy Dee Williams) sono due agenti della polizia di New York, specializzati nell’arrestare scippatori e delinquenti in quartieri malfamati, grazie alle loro tecniche di travestimento. Un giorno vengono chiamati dall’antiterrorismo in quanto il folle terrorista internazionale noto come Wulgar (Rutger Hauer) è arrivato da Londra a New York. I due si uniscono a una task force a cui tocca il compito di stanarlo.

DaSilva, poliziotto di quartiere dal grande intuito e dai metodi spicci, si trova inizialmente in disaccordo con i metodi psicologici del suo superiore, l’agente Hartman, preferendo agire sul campo piuttosto che tracciare profili da una scrivania, ma in seguito a un chiarimento accetta di occuparsi del caso.

Seguendo una pista tra discoteche e night club, dato il gusto per la bella vita del terrorista, DaSilva vede ballare un uomo con una bella ragazza in pista e intuisce che possa trattarsi di Wulfgar. Inizia una tremenda sparatoria e un inseguimento che però porterà al ferimento di Fox.

In seguito anche Hartman, con cui DaSilva aveva a instaurare un rapporto di fiducia dopo le iniziali incomprensioni, viene ucciso dalla complice di Wulfgar, Shakka, cosa che rende la questione ancora più personale per il poliziotto newryokese.

La faccenda diventa una sfida psicologica tra il detective e il terrorista, soprattutto quando questi dirotta la funivia di Roosverlt Island e chiede che a guidare la camionetta che porterà lui, la sua complice e gli ostaggi in aeroporto sia proprio DaSlvia.

Durante la corsa DaSilva, grazie ad un registratore, fa sentire il profilo psicologico che Hatman aveva tracciato della donna, cosa che scatena l’ira della donna, che si libera dagli ostaggi giusto in tempo per permettere a Fox, con un fucile da cecchino, di eliminarla. Ne segue una colluttazione che porterà Wulfgar a fuggire con il furgone per poi precipitare nell’East River, ma il suo cadavere non viene trovato.

DaSilva scopre nel covo di Wulfgar un fascicolo con informazioni personali sul proprio conto, e capisce come il terrorista lo abbia studiato proprio come aveva fatto lui con il suo profilo, e che era a conoscenza della sua ex moglie Irene.

Wulfgar infatti si trova al domicilio della donna, con l’intenzione di assassinarla, ma mentre sta per aggredirla, scopriamo che sotto le vesti della donna si cela DaSilva, maestro del travestimento, che spara due volte al terrorista, uccidendolo.

A tratti ispirato a Il caso Scorpio è tuo! e con molti elementi di Serpico (a cui DaSilva deve moltissimo, a cominciare dall’estetica) I Falchi della Notte è forse uno degli ultimi esempi del poliziesco stile anni ’70, visto che da lì in avanti, come detto nella prefazione, il genere cambierà pelle diventando molto più leggero e adatto alle famiglie. Sylvester Stallone è protagonista di un’interpretazione molto intensa, profonda, lontano dalle performance muscolari con cui si consacrerà nel corso degli anni ’80.

Un film tra i meno noti della star italoamericana da riscoprire.

 

L’ANNO DEL DRAGONE – 1985

Il capitano Stanley White (Mickey Rourke) viene assegnato al quartiere di Chinatown, dove con fermezza e pugno di ferro dichiara guerra alle triadi cinesi che comandano in gran segreto in quartiere, importando grosse quantità di droga dall’Oriente. Nella sua crociata contro il crimine è duro con colleghi e superiori e trascura la moglie Connie, relazione già in crisi e che crolla definitivamente quando White inizia una relazione con la spregiudicata giornalista Tracy Tzu, la quale lo aiuta nelle indagini fornendogli informazioni.

Contrapposto a lui c’è Joey Tai, un giovane esponente delle Triadi che ha scalato le gerarchie dell’organizzazione, e che con grande ambizione e spregiudicatezza inizia una guerra non solo con la polizia ma anche con le altre organizzazioni criminali, scatenando la violenza per il quartiere. Inizia così un braccio di ferro tra i due, che porterà alla morte del riluttante ma determinato agente Herbert, infiltrato nell’organizzazione di Tai viste le sue origini cinesi, e di Connie, come rappresaglia contro il poliziotto, fino allo stupro della reporter Tracy.

Questa escalation di violenza però rende White più determinato che mai a fermare il criminale; grazie alle informazioni avuto da Herbert sa della consegna di droga che deve arrivare a bordo di una nave. Ne nasce uno scontro a fuoco con vittime da ambo le parti, il quale si conclude con White e Tai, entrambi feriti, che si fronteggiano. Disperato per aver visto i suoi piani crollare, Tai si suicida con la pistola del poliziotto. La sua morte riporterà la calma a Chinatown, una sorta di tregua in una guerra che non ha avuto né vincitori né vinti e che non è ancora finita.

Diretto da Micheal Cimino, regista del pluripremiato Il Cacciatore (ma anche del fallimentare I Cancelli del Cielo) il film è un poliziesco dal ritmo serrato. Tuttavia è stato al centro di alcune critiche al momento della sua uscita, venendo accusato dalla comunità asiatica americana di razzismo e stereotipi negativi, dando di Chinatown un’immagine negativa di un quartiere violento. Cimino ha sempre ribattuto che il film tratta sì il razzismo ma lo condanna.

In ogni caso di tratta di un’opera cruda, con un protagonista tutt’altro che perfetto, duro e sofferente, una delle migliori interpretazioni di Mickey Rourke, e ormai divenuto un cult del genere.



 

BLACK RAIN – 1989

Nick Conklin (Michael Douglas) è un agente di polizia di New York, indebitato a causa del divorzio dalla moglie. Si trova sotto indagine da parte della disciplinare, sospettato di appropriazione indebita. Tuttavia lui e il suo partner Charlie Vincent (Andy Garcia) riescono ad arrestare un pericoloso criminale giapponese, Koji Sato, in trasferta a New York.

Incaricati di rimpatriarlo, all’aeroporto di Osaka vengono raggirati da alcuni yakuza vestiti da poliziotti e inconsapevolmente lasciano scappare il criminale. Nonostante i cattivi rapporti con la polizia locale, inaspriti dal razzismo di Nick, i due riescono a ottenere il permesso di collaborare alle indagini per la cattura di Sato. Gli viene affiancato il mite ispettore Matsumoto, agli antipodi di Nick in quanto molto ligio a seguire alla lettera il protocollo.

Grazie a una maitresse americana, Joyce, Nick viene a sapere che Sato è in guerra con il boss più anziano Sugai, e che si è recato in America per sabotarne un’operazione di contraffazione di banconote americane attraverso il furto di una falsa matrice.

Dopo un’operazione di polizia andata bene, Nick e Charlie vanno a festeggiare con Matsumoto, ubriacandosi, ma tornando a casa Charlie viene ucciso da alcuni motociclisti per ordine di Sato.

Sempre su soffiata di Joyce, Nick insegue Sato e scopre un colloquio tra lui e Sugai, in cui il giovane è pronto a rendere la matrice al boss in cambio di una promozione di alto grado, che però il boss rifiuta.

Nick riesce ad avere un colloquio con Sugai, il quale gli rivela che il suo odio per gli Stati Uniti deriva dalla sua infanzia tra le macerie di Hiroshima e per quella dannata “pioggia sporca” che è piovuta in seguito ai bombardamenti facendo ammalare tanti suoi cari. Inoltre ritiene che la cultura americana stia deviando i giovani come lo stesso Giappone, rendendoli ambiziosi e spregiudicati, irrispettosi verso le gerarchie e le tradizioni nipponiche.

Nick dice a Sugai di essere in grado di catturare Sato e di poter recuperare la matrice, e salvargli così la reputazione. Lui e Matsumoto assistono all’incontro tra i due boss, in cui Sato medita di eliminare il concorrente.

Ne segue una terribile guerra tra le due bande rivali, e Nick si lancia all’inseguimento in moto di Sato; riesce a sopraffarlo ed è tentato di eliminarlo per vendicare Charlie, ma l’arrivo di Matsumoto lo convince a desistere.

I due poliziotti portano Sato al commissariato e lo arrestano, tra la sorpresa dei colleghi poliziotti. Nick e Matsumoto si lasciano da amici, con il primo che ha superato i sui pregiudizi sul popolo giapponese: per onorare il nuovo compagno gli consegna la matrice delle banconote, in segno di rispetto e di una ritrovata onestà.

Film che ha alcune analogie con il sopracitato Anno del Dragone, si distingue da esso per l’ambientazione giapponese, location dall’ambientazione futuristica che aveva già ispirato il regista Ridley Scott per Blade Runner.

Michael Douglas dà vita ad un poliziotto complicato e tormentato, e sembra fare le prove generale per un altro sbirro, anch’esso chiamato Nick, che qualche anno dopo gli darà gran notorietà: il Nick Curran di Basic Instinct.

 

I SOLITI SOSPETTI – “The usual suspect”, 1995

Nel porto di Los Angeles è esplosa una nave che trasportava droga. Ci sono parecchie vittime e pochi superstiti, tra questi il piccolo truffatore Verbal Kint (Kevin Spacey) che viene interrogato dal detective Kujan (Chazz Palminteri).

Inizia così una lunga ricostruzione di quanto ha portato alla strage avvenuta al porto. A New York, Verbal Kint subisce un confronto all’americana per il furto di un camion pieno d’armi insieme a quattro criminali: l’ex poliziotto corrotto Dean Keaton (Gabriel Byrne), lo scassinatore Bob Hockney (Kevin Pollack) e i ricettatori McManus (Stephen Baldwin) e Fenster (Benicio del Toro).

Vengono rilasciati per mancanza di prove, ma l’incontro dei cinque ha fatto sì che si siano organizzati per un colpo a danno di alcuni poliziotti corrotti, che trasportano illegalmente pietre preziose. Il piano riesce e i nostri devono andare in California per consegnare le pietre a un ricettatore, Redfoot (Peter Greene). Una volta lì questi propone un altro colpo, ai danni di un commerciante di gioielli che non porta preziosi ma cocaina.

Ne nasce un litigio che si conclude con l’incontro con l’avvocato Kobayashi (Peter Postlethwhaite) colui che aveva organizzato il colpo pensato da Redfoot. L’avvocato dice loro di lavorare per Kaizer Soze, una sorta di spauracchio nel mondo della malavita, un boss sconosciuto ai più ma talmente potente – e spietato – da avere le mani in ogni affare losco.

Ai nostri viene offerto un affare: assaltare una nave che trasporta droga destinata ad arricchire l’organizzazione rivale a quella di Soze. Fenster rifiuta e viene ritrovato morto. Per paura di ripercussioni verso le loro famiglie, alla fine il gruppo si vede costretto ad accettare. A un certo punto dell’operazione, però, Keaton invita Verbal a rinunciare e di salvarsi, data la pericolosità dell’operazione.

La nave non trasporta droga ma un uomo, l’unico in grado di identificare Soze. L’operazione si conclude con la mattanza vista a inizio film. Contemporaneamente però l’agente Baer dell’FBI sta interrogando l’altro sopravvissuto alla strage, che pare sapere chi sia realmente Kaizer Soze…

Un film pieno di colpi di scena, con un finale passato alla storia grazie all’imprevedibilità, che evitiamo di rivelarvi nonostante sia un film vecchio di 31 anni.

Un cast stellare per un film leggendario.

 

SEVEN – 1995

Il cinico detective William Somerset (Morgan Freeman) è a una settimana dalla pensione. Gli viene affiancato il giovane rampante David Mills (Brad Pitt) destinato a prenderne il posto. I due sono agli antipodi caratterialmente; il primo è deluso e amareggiato per il degrado urbano e l’alto tasso di criminalità che sta ormai dilagando in città, il secondo è ambizioso e desideroso di far carriera.

Vengono chiamati sul luogo di un omicidio, un uomo fortemente in sovrappeso è stato obbligato a mangiare fino a morire. Somerset intuisce che dietro possa esserci uno psicopatico, e vorrebbe rinunciare al caso. Mills invece desidera indagare.

Successivamente, un noto avvocato di criminali viene assassinato e durante le indagini Mills scopre la scritta “avarizia”. Nulla fa pensare che i due delitti siano collegati, ma Somerset intuisce che l’assassino sia lo stesso uomo. Tornati sul luogo del primo delitto, trovano la scritta “gola” dietro il frigorifero, sfuggita a una prima analisi, il che fa pensare che l’assassino si riferisca ai sette peccati capitali.

La moglie di Miss, Tracy (Gwyneth Paltrow) invita Somerset a cena, in modo che i due detective possano superare le loro divergenze. Si instaura tra i tre una bella amicizia che spinge i due detective a collaborare con maggior intensità.

Proseguendo con le indagini i due trovano delle impronte sul luogo del secondo omicidio, e si recano da colui che ritengono essere l’assassino, tale Victor, pluricondannato spacciatore, ma questi viene trovato in fin di vita, in gravi condizioni di malnutrizione, con la scritta “Accidia” sulla parete della sua camera da letto.

Grazie a un contatto nell’FBI, i due rintracciano alcune persone che di recente hanno preso dalle biblioteche libri che trattano i sette peccati capitali: uno di questi ha utilizzato lo pseudonimo di “John Doe”. Rintracciano il suo appartamento ma l’uomo sfugge alla cattura, ferendo Mills.

In seguito alla mancata cattura, il killer fa altre due vittime, legate alla lussuria (una prostituta di un club sadomaso) e alla superbia (una modella con il volto deturpato che ha preferito lasciarsi morire che chiedere soccorso tanto da rimanere sfigurata). I due detective sanno che hanno le ore contate per risolvere il caso, in quanto mancano soltanto due peccati, invidia e ira, alla lista… ma inaspettatamente il loro serial killer John Doe (Kevin Spacey) si consegna volontariamente al commissariato.

Film che ti lascia con il fiato sospeso fino all’ultimo minuto, con un finale imprevedibile che ha scioccato gli spettatori. Il film ha consacrato David Fincher come regista e Kevin Spacey tra i migliori attori della sua generazione.



 

COPLAND – 1997

La cittadina di Garrison, nel New Jersey, è nota come “Copland” in quanto è abitata perlopiù da agenti di polizia (“cop” in inglese). Lo sceriffo è Freddie Helfin (Sylvester Stallone) un eroe locale che salvò in gioventù una ragazza precipitata nel fiume con l’auto, subendo danni a un orecchio che gli hanno impedito di entrare in polizia.

Freddie, ritenuto da molti in città un bonaccione ingenuo e poco sveglio, è convinto di vivere in una comunità serena e pacifica, ma l’agente della disciplinare Moe Tilden (Robert De Niro) lo spinge ad aprire gli occhi; Garrison è in realtà una cittadina corrotta, da cui l’agente Ray Donlan (Harvey Keitel) esercita traffici illeciti per conto della malavita.

Freddie si trova nella scomoda posizione di dover fare la cosa giusta e tradire gli amici della sua comunità, che conosce da anni.

Contemporaneamente, il nipote di Ray, Murray “Superboy” Babitch rimane invischiato in un incidente. Mentre tornava ubriaco da un party ha scambiato il gesto provocatorio di due ragazzi afroamericani in un’aggressione, complice anche lo scoppio di una gomma che lui crede dovuto a uno sparo e non, come si rivelerà, a un pezzo di vetro. Murray spara e uccide i due, capendo solo in seguito di aver commesso un tragico errore.

I poliziotti accorrono sul posto e gli amici di Ray cercano di mettere un’arma sull’auto incriminata, a conferma della loro corruzione, scatenando un litigio con il resto dei poliziotti ligi al dovere. Nella confusione, Murray si suicida gettandosi dal ponte.

O almeno così sembra: lo zio lo convince a simulare il suo suicidio, per poi nascondersi a Garrison e da lì cominciare una nuova vita con una nuova identità. Nel frattempo l’agente Figgis (Ray Liotta), amico di Freddie e complice di Ray, viene espulso dalla loro cerchia a causa della sua tossicodipendenza. Dopo un litigio pubblico la casa di Ray viene data alle fiamme. Freddie scopre che a dare fuoco alla casa non è stato Ray ma lo stesso Figgis per intascare l’assicurazione e rifarsi una vita altrove. Capendo di essere al centro di diversi losche trame, Freddie torna da Tilden, ma questi è stato obbligato a chiudere il caso per le pressioni politiche.

Prendendo un fascicolo dalla scrivania di Tilden, Freddie capisce come Garrison è stata costruita dalla mala proprio grazie ai traffici permessi da Ray, e decide di ribellarsi alla corruzione che circola in città, nonostante le minacce dei suoi ormai ex amici.

Intanto, Ray capisce che non può aiutare il nipote e decide di farlo eliminare affinchè non possa testimoniare sulle indagini che stanno aprendo su di lui. Murray riesce però a scappare al tentativo di omicidio.

Grazie ad un’intuizione, il sottovalutato Freddie capisce che “Superboy” si è nascosto in città e che viene aiutato dalla zia Rose, moglie di Ray. La convince a farsi rivelare il nascondiglio e induce il ragazzo a testimoniare per salvarsi la vita.

Il mattino dopo Freddie, da solo, cerca di scortare Murray a New York per testimoniare contro lo zio. Ma gli agenti agli ordini di Ray riescono a ferire Freddie sparando un colpo vicino all’orecchio sano, rendendolo momentaneamente sordo.

Pur al limite delle forze lo sceriffo si reca verso la casa di Ray. Ne ne nasce una sparatoria tra lui e gli uomini di Ray, da cui riesce a sopravvivere anche grazie all’arrivo del pentito Figgis che, colpito dal coraggio e dal senso del dovere di Freddie, a metà strada ci ha ripensato ed è tornato indietro in tempo per salvare la vita all’amico.

Ferito e stravolto, Freddie riesce a portare Murray da Tilden riuscendo ad aprire un caso contro la corruzione della cittadina di Garrison.

Un film dal cast straordinario, diretto benissimo da James Mangold, è passato un po’ sottotraccia, forse per una sbagliata campagna pubblicitaria. La critica ha lodato l’interpretazione di Sylvester Stallone, per l’occasione ingrassato di 18 kg e lontano dall’eroe forte e muscolare a cui ci ha abituati ma ancora una volta, allontanandosi da certi clichè anche la sua ottima performance è stata sottovalutata.

Copland è un film da recuperare assolutamente.



 

 

 

Un pensiero su “10 FILM POLIZIESCHI DA NON DIMENTICARE”
  1. Solo per amor di discussione, ma “Il giustiziere della notte” rientra nel genere “poliziesco”? Alla fin fine, mi parrebbe più inquadrabile nel “cittadino che si fa giustizia da sé” e non nel “poliziotto duro che agisce come meglio gli aggrada”, comportamento che accomuna i titoli del filone

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